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Italia, l’inflazione torna a mordere: Istat conferma il +3,2% a maggio. L’energia pesa su affitti e mutui, ma il “carrello” rallenta

Giu 16, 2026 | MacroEconomia

Niente atterraggio morbido per l’economia italiana. I dati definitivi pubblicati oggi, 16 giugno 2026, dall’Istat non lasciano spazio a dubbi: a maggio l’inflazione è tornata ad accelerare, attestandosi al +3,2% su base annua e registrando un +0,4% su base mensile. Si tratta di una brusca ripresa rispetto al +2,7% di aprile, che allontana le speranze di una rapida e indolore normalizzazione dei prezzi.

Il peso dell’energia e l’ombra di Hormuz

A trainare questa fiammata è, quasi esclusivamente, il comparto energetico. I prezzi dei beni energetici non regolamentati (come i carburanti al distributore) sono schizzati al +12,5%, mentre quelli regolamentati segnano un +5,6%. Dietro questi numeri si nasconde la crisi geopolitica dello Stretto di Hormuz, che nei mesi scorsi ha sottratto al mercato circa due miliardi di barili di petrolio, mandando in tilt la logistica marittima mondiale. Il recente e storico protocollo d’intesa tra Usa e Iran ha fatto scendere il prezzo del greggio di circa il 5% riaprendo lo Stretto, ma gli analisti avvertono che il rientro alla normalità e l’effettivo abbattimento delle bollette (stimato fino a 212 euro di risparmio annuo in caso di pacificazione totale) richiederanno settimane o addirittura mesi per materializzarsi pienamente.

Il paradosso del carrello della spesa

A fronte del rincaro energetico, emerge un dato in apparente controtendenza: il “carrello della spesa” (beni alimentari, per la cura della casa e della persona) rallenta la sua corsa, arretrando dal +2,3% di aprile al +1,9% di maggio. Un sospiro di sollievo teorico che si scontra però con la percezione quotidiana. I prodotti “ad alta frequenza d’acquisto”, che includono la sosta dal benzinaio, viaggiano infatti a ritmi ben più sostenuti toccando il +4,4%. A spaventare gli economisti e i mercati è però la cosiddetta “inflazione di fondo”, quella depurata dalle componenti più volatili (energia e alimentari freschi): questo indice è salito all’1,7%, dimostrando che l’onda d’urto si sta radicando nel settore dei servizi e nei listini della manifattura.

La stangata silenziosa: affitti, mutui e vacanze

L’aumento dell’inflazione non si esaurisce negli acquisti giornalieri, ma si abbatte come una tassa occulta sui contratti a lungo termine. L’indice FOI, che guida l’adeguamento Istat dei contratti di locazione, si è attestato al +3,0%. Secondo le elaborazioni del settore immobiliare, questo comporterà per gli inquilini italiani un rincaro medio degli affitti di 29 euro al mese (348 euro l’anno), con picchi che rendono ancora più precaria l’emergenza abitativa: +57 euro mensili a Milano e +44 euro a Roma.

A questo quadro si somma la stretta della Banca Centrale Europea. Per spegnere i rincari, l’11 giugno Francoforte ha innalzato i tassi di interesse di 25 punti base (al 2,25% sui depositi) con effetto da domani 17 giugno. Per le famiglie con mutui a tasso variabile, questa mossa si tradurrà in rate mensili più alte, con incrementi stimati dai 29 euro per i mutui più leggeri fino a 176 euro per le somme più consistenti.

Mentre l’inflazione già acquisita per la chiusura del 2026 tocca quota 2,6%, le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme per l’estate imminente: con i traghetti a +10,9% e gli hotel italiani a +12,6%, si profila una stangata turistica senza precedenti. Unica via di fuga i voli internazionali, le cui tariffe sono incredibilmente scese del 23% a causa della drastica riduzione della domanda verso l’estero, figlia proprio di quelle paure geopolitiche che hanno innescato la fiammata originaria.

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