Il nuovo presidente della Federal Reserve ha giurato ieri alla Casa Bianca. Tra le pressioni politiche del tycoon, un’inflazione che non scende e lo shock petrolifero della guerra in Iran, Warsh eredita la banca centrale più potente del mondo in uno dei momenti più difficili degli ultimi anni.
Kevin Warsh ha prestato giuramento come presidente della Federal Reserve venerdì 22 maggio, nella splendida East Room della Casa Bianca, ricevendo l’oath of office direttamente dal giudice della Corte Suprema Clarence Thomas. Al suo fianco, la moglie Jane Lauder. In prima fila, un Donald Trump raggiante che, non senza ironia, ha dichiarato di volere un presidente della Fed «totalmente indipendente».
«Non guardarmi, non guardare nessuno. Fai la tua cosa e fai un ottimo lavoro», ha detto Trump durante la cerimonia. Salvo poi, poche ore dopo, in un comizio a Suffern, New York, aggiungere: «I tassi scenderanno molto presto. Avevo un pessimo presidente della Fed, ora ne ho uno grande».
Benvenuti nell’era Warsh.

Chi è il nuovo numero uno della Fed
Kevin Warsh è stato giurato come 17° presidente della Federal Reserve il 22 maggio 2026, ereditando un panorama economico pieno di sfide che il suo predecessore non aveva mai del tutto risolto. A 56 anni, diventa l’11° presidente nella moderna era della banca centrale, nonché la persona più ricca ad aver mai ricoperto questa carica, stando alle dichiarazioni finanziarie depositate prima della conferma.
Warsh non è un nome nuovo alla Fed: ha già servito come governatore della Federal Reserve dal 2006 al 2011, trovandosi al centro delle decisioni durante la crisi finanziaria globale. In quel periodo si distinse come voce critica rispetto alla politica monetaria ultra-espansiva: si oppose pubblicamente al secondo ciclo di quantitative easing nel 2011, citando i rischi inflazionistici legati all’espansione del bilancio, e si dimise poco dopo.
Il suo insediamento formale giunge dopo che il Senato lo ha confermato con 54 voti contro 45 in un voto del 13 maggio quasi interamente lungo linee di partito. L’unico democratico ad attraversare l’aisle è stato il senatore della Pennsylvania John Fetterman. Una conferma che passerà alla storia come la più divisiva di sempre per la guida della Fed.
La tempesta che lo aspetta
Warsh non eredita soltanto uno scranno di potere. Eredita un problema.
Il nuovo leader della Fed si trova ad affrontare un’inflazione in crescita, tassi sui mutui in aumento e i minimi storici nel sentiment dei consumatori. Il rapporto CPI di aprile 2026 ha mostrato un’inflazione al 3,8% su base annua, mentre il dato PCE di marzo si attesta al 3,5%, ben al di sopra dell’obiettivo del 2% che la Fed insegue da oltre cinque anni.
Le condizioni economiche sono cambiate bruscamente da quando Trump aveva nominato Warsh a gennaio: la guerra in Iran ha creato uno shock petrolifero che si ripercuote sull’economia globale, riportando l’inflazione verso l’alto. Nel frattempo, il mercato del lavoro mostra segnali di stabilizzazione, una combinazione che rende le attese pressioni per il taglio dei tassi ancora più difficili da giustificare.

I mercati si aspettano che la Fed mantenga i tassi fermi per il resto del 2026, con l’attuale forchetta tra il 3,50% e il 3,75%, e il FOMC che non ha toccato i tassi nelle ultime tre riunioni.
Il paradosso dell’indipendenza
Il vero nodo gordiano del mandato Warsh è politico prima ancora che economico. Trump lo ha scelto con la chiara aspettativa di tagli ai tassi rapidi e significativi. Warsh, però, ha detto l’opposto.
Il nuovo presidente ha promesso di preservare l’indipendenza della Fed sulla politica monetaria, dichiarando ai legislatori che non «predeterminerà» mai i tassi su richiesta del presidente. Nel suo discorso dopo il giuramento ha delineato la sua visione: «Guiderò una Federal Reserve orientata alla riforma, imparando dai successi e dagli errori del passato, sfuggendo a modelli statici e rispettando chiari standard di integrità e performance».
La cerimonia alla Casa Bianca porta un significato simbolico preciso: Warsh è il primo presidente della Fed ad aver giurato alla Casa Bianca dai tempi di Alan Greenspan, nel 1987. Un dettaglio che non è sfuggito agli analisti come segnale dell’inedito coinvolgimento presidenziale nelle vicende della banca centrale.
Il primo banco di prova: giugno
La prossima riunione del FOMC è prevista per il 16-17 giugno, quando i policymaker voteranno sui tassi, publicheranno una nuova dichiarazione di politica monetaria e presenteranno nuove proiezioni economiche.
Una delle prime decisioni sostanziali di Warsh sarà se pubblicare un proprio «dot», la previsione personale sull’andamento dei tassi, rivelando così se le sue posizioni siano o meno allineate ai colleghi che ha apertamente criticato per il loro «pensiero di gruppo».
I mercati osservano. Trump preme. L’inflazione non scende. Kevin Warsh ha quattro anni per dimostrare che si può servire contemporaneamente la stabilità dei prezzi, la crescita economica e anche la propria coscienza.






