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Inflazione al 3,8%, borse ai massimi: cosa sta succedendo sui mercati

Mag 14, 2026 | MacroEconomia

MARKET INTELLIGENCE BRIEFING  |  Giovedì 14 Maggio 2026


MACRO · GEOPOLITICA · TECH · EQUITY

Inflazione da guerra, mercati in territorio record: il punto della settimana

CPI al 3,8%, PPI al 6,0%, salari reali negativi — eppure S&P 500 e Nasdaq aggiornano i massimi storici. La settimana del 12–14 maggio ha consegnato agli investitori un quadro complesso: dati macro da manuale ribassista, summit Trump–Xi a Pechino e utili record di Cisco. Una rassegna dei principali fattori in gioco.

S&P 500 — settimana +1,50% ▲ Nuovo massimo storico Nasdaq — settimana +1,88% ▲ Nuovo massimo storico Dow Jones — settimana +1,00% ▲ Sopra quota 50.000 FTSE MIB — settimana +1,46% ▲ Record storico · 50.050 pts DAX — settimana +0,40% ▲ 24.136 CPI USA — aprile +3,8% ▲ Max da maggio 2023 PPI USA — aprile +6,0% ▲ +1,4% mensile Brent crude ~$100 Stretto di Hormuz

01 — Il quadro macro: un’inflazione che non è solo energia

I dati di aprile pubblicati dal Bureau of Labor Statistics indicano un’accelerazione dell’inflazione su più fronti. Il CPI è salito al 3,8% annuo, il livello più alto da maggio 2023, rispetto al 3,3% di marzo. Su base mensile la crescita è stata dello 0,6%. Il PPI ha segnato +6,0% annuo e +1,4% mensile, il balzo mensile più ampio da marzo 2022, significativamente superiore alla stima di consenso Dow Jones ferma a +0,5%.

Indicatore Valore Note
CPI Headline +3,8% a/a Energia +17,9% annuo; benzina +28,4%
Core CPI (ex food & energy) +2,8% a/a Massimo da settembre. +0,4% mensile, il più alto da gennaio 2025
PPI Headline +6,0% a/a · +1,4% m/m Balzo mensile più alto da marzo 2022. Servizi: +1,2%
Salari reali −0,3% a/a Primo calo annuo da aprile 2023. Salari +3,6%, prezzi +3,8%

Un elemento da tenere in considerazione è che la pressione inflattiva si sta estendendo oltre il solo comparto energetico. Il PPI dei servizi è salito dell’1,2% mensile, gli affitti hanno ripreso ad accelerare con +0,6% mensile, e le tariffe aeree segnano +20,7% su base annua. David Russell di TradeStation osserva che l’inflazione «aggrava il problema, ma va ben oltre il petrolio». È questo il profilo che la Federal Reserve dovrà monitorare con maggiore attenzione nei prossimi mesi.

«While the pickup in headline inflation was expected, the upside surprise in core is more consequential. It tentatively hints at broadening price pressures, something the Fed will be reluctant to dismiss.» — Seema Shah, Chief Global Strategist, Principal Asset Management

02 — La Fed e i tassi: nessun taglio all’orizzonte

La Federal Reserve, nella riunione di maggio, ha mantenuto il tasso di riferimento nel range 3,50%–3,75%. Dopo i dati PPI, i mercati dei futures hanno alzato la probabilità implicita di un rialzo dei tassi entro fine anno al 39%. Principal Asset Management e Northlight Asset Management indicano che tagli nel 2026 sono essenzialmente esclusi, con alcuni analisti che iniziano a considerare possibili rialzi nel 2027.

Secondo International Capital Group, i mercati swap prezzano i tassi Fed piatti per tutto il 2026. La visione di consensus è che la banca centrale resterà in una postura di attesa: non può tagliare perché l’inflazione è sopra target, non ha urgenza di alzare perché lo shock primario è da offerta e non da domanda in surriscaldamento.

«The trajectory of inflation will not immediately reverse, even if geopolitical tensions ease, making it highly unlikely that we will see any interest rate cuts this year.» — Principal Asset Management

03 — I mercati azionari: la settimana in cifre

Nel corso della settimana del 12–14 maggio, i principali indici azionari hanno registrato guadagni su tutta la linea: S&P 500 +1,50%, Nasdaq +1,88%, Dow Jones +1,00%, FTSE MIB +1,46%, DAX +0,40%. S&P 500 e Nasdaq hanno aggiornato i propri massimi storici di chiusura. Il FTSE MIB ha toccato per la prima volta quota 50.050 punti.

Indice Variazione settimanale Livello / Note
S&P 500 +1,50% 7.444 — Nuovo massimo storico di chiusura
Nasdaq +1,88% 26.402 — Nuovo massimo storico di chiusura
Dow Jones +1,00% 50.054 — Recupero sopra quota 50.000
FTSE MIB +1,46% 50.050 — Massimo storico assoluto
DAX +0,40% 24.136 — Performance più contenuta rispetto ai listini USA

Il rally settimanale si è distribuito in maniera disomogenea tra i settori. Sul fronte USA, la tecnologia e i semiconduttori hanno trainato la performance, mentre settori più esposti al ciclo economico — retail e bancario tradizionale — hanno mostrato maggiore cautela. In Europa, la differenza di rendimento tra FTSE MIB (+1,46%) e DAX (+0,40%) riflette la diversa composizione settoriale dei due listini.


04 — Trimestrale Cisco: l’AI come fattore strutturale

I risultati di Cisco del Q3 FY2026, pubblicati il 13 maggio dopo la chiusura di mercato, hanno superato le previsioni di consensus su ricavi, EPS e guidance. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, i numeri sono stati particolarmente rilevanti.

Voce Dato Note
Ricavi Q3 FY26 $15,84 mld +12% YoY, record assoluto. Stima consensus: $15,56 mld
EPS Non-GAAP $1,06 Sopra le attese. GAAP EPS $0,85 (+37% YoY)
Ordini AI infrastrutture (Q3) $2,1 mld Da hyperscaler. 5 dei top hyperscaler mondiali: ordini in crescita a tre cifre
Guidance AI FY26 (rivista al rialzo) $9 mld Da precedente $5 mld. Più di 4x rispetto a FY25

Cisco ha contestualmente annunciato il taglio di circa 4.000 dipendenti per accelerare il riorientamento strategico verso AI e sicurezza. Il titolo ha guadagnato oltre il 15% nel pre-market del 14 maggio. La guidance Q4 revenue di $16,7–16,9 mld si colloca circa $1 mld sopra il consensus di Street, segnalando visibilità elevata sulla domanda futura di infrastrutture AI.

«Cisco è posizionata come l’infrastruttura critica per l’era dell’AI, costruendo sulla leadership tecnologica e la fiducia dei clienti.» — Chuck Robbins, CEO Cisco

05 — Summit Trump–Xi a Pechino: tech e commercio al centro

Il vertice a Pechino (13–14 maggio) rappresenta uno degli eventi di maggior rilievo per i mercati nella settimana. Trump è arrivato accompagnato da oltre 17 CEO americani, tra cui Tim Cook (Apple), Elon Musk (Tesla/SpaceX) e — aggiunto all’ultimo momento dopo una telefonata diretta di Trump — Jensen Huang di Nvidia, che ha fatto scalo in Alaska per salire sull’Air Force One.

Sul fronte dei semiconduttori, Reuters ha riportato — citando tre fonti informate — che Washington ha autorizzato la vendita dei chip H200 di Nvidia ad alcune grandi aziende tecnologiche cinesi, subito dopo il primo incontro Trump–Xi. Xi Jinping ha dichiarato che la Cina si «aprirà ulteriormente» alle aziende americane. Goldman Sachs stima che Pechino si impegni ad acquistare più prodotti agricoli, energia e aeromobili USA in cambio di un allentamento tariffario, senza prevedere però un accordo complessivo di ampia portata.

Sul tema Hormuz, le dichiarazioni pubbliche del vertice si sono concentrate su commercio, controlli export e rare earth. Eventuali sviluppi sul fronte energetico-diplomatico restano da verificare nelle prossime comunicazioni ufficiali.

«What is at stake is not just one trip or one headline but the direction of AI supply chains, the shape of future export controls, and the degree to which US chip leadership remains monetizable in China.» — Dan Ives, Wedbush Securities

06 — FTSE MIB: massimo storico a 50.050 punti

Il FTSE MIB ha chiuso il 14 maggio a 50.050 punti, segnando un nuovo massimo storico. I titoli con la migliore performance nella seduta: STMicroelectronics +6,0%, Stellantis +3,63%, Banca Mediolanum +2,84%, UniCredit +1,7%, Intesa Sanpaolo +2%. Lo spread BTP–Bund si è ristretto in parallelo.

La sovraperformance europea del MIB è supportata da dati concreti: negli ultimi 12 mesi l’indice ha guadagnato oltre il 23%, distaccando nettamente DAX, CAC 40 e Stoxx 600. Tre fattori strutturali reggono questa performance: il peso rilevante delle banche (beneficiarie dell’ambiente di tassi elevati), la presenza di aziende con forte pricing power nel lusso e nell’automotive premium, e la relativa stabilità politica che ha contribuito a ridurre il premio di rischio sul debito italiano.

La produzione industriale italiana ha registrato una crescita dell’1,5% su base annua, dato che contrasta con le difficoltà di altri paesi europei: il rischio di contrazione è elevato per Germania e Eurozona nel suo complesso, secondo le stime del modello Oxford Economics.


07 — Petrolio e guerra in Iran: lo shock energetico strutturale

Il Brent crude si aggira intorno ai $100 al barile. La restrizione del traffico nello Stretto di Hormuz — attraverso cui transita circa il 20% del greggio mondiale — è stata definita dall’Agenzia Internazionale dell’Energia come la più significativa perturbazione dell’offerta nella storia del mercato petrolifero globale. Anche dopo il cessate il fuoco dell’8 aprile, i flussi di navigazione restano al di sotto dei livelli pre-guerra.

La Dallas Fed ha modellizzato l’impatto: se lo Stretto rimane chiuso per tre trimestri, l’effetto sull’inflazione headline di fine 2026 sale a +1,1 punti percentuali. Per Morgan Stanley, lo shock energetico introduce un elemento di complessità per la Fed, aumentando le probabilità di una pausa prolungata mentre i funzionari soppesano le preoccupazioni inflattive contro quelle di crescita.

«La durata del conflitto e l’implicazione di prezzi del petrolio più alti per più a lungo è determinante per le aspettative di crescita di ampie parti del mercato, nonché per le dinamiche sui tassi di interesse.» — Scott Chronert, U.S. Equity Strategist, Citi

08 — Le posizioni degli analisti

Fonte Posizione chiave
Goldman Sachs Summit Trump–Xi «catalizzatore tattico» per yuan e azioni cinesi, ma nessun accordo complessivo atteso. Acquisti cinesi di prodotti USA come contropartita sulle tariffe.
Wedbush (D. Ives) La presenza di Huang, Musk, Cook a Pechino segnala che la catena di fornitura AI è la posta in gioco principale. L’autorizzazione H200 è un segnale rilevante per il settore semiconduttori.
Principal A.M. Nessun taglio Fed nel 2026. La sorpresa al rialzo del core CPI indica pressioni più strutturali. Rischio di rialzo dei tassi nel 2027.
Intl. Capital Group Resilienza di mercato sorretta da aspettative di risoluzione del conflitto, dati macro Q1 solidi e ottima stagione utili. Rendimenti obbligazionari destinati a restare elevati per deficit fiscali e premio al rischio inflazione.
Morgan Stanley Shock energetico prolungato può pesare sugli utili del secondo semestre. Consigliata esposizione a difesa, sicurezza e aerospace.
Pantheon Macro L’inflazione non è fuori controllo come nel 2021–22. Fattori una tantum (affitti, tariffe aeree, servizi streaming) spiegano parte della sorpresa. Scenario di disagio per 2–3 trimestri, poi normalizzazione progressiva.

09 — Tre scenari per le prossime settimane

Scenario base: l’inflazione rimane elevata ma non accelera ulteriormente, la Fed mantiene i tassi fermi, il momentum sull’AI sostiene i mercati azionari. Il summit Trump–Xi produce accordi commerciali parziali che alimentano la propensione al rischio. I listini restano in prossimità dei massimi storici.

Scenario positivo: un accordo diplomatico sull’accesso allo Stretto di Hormuz riporta il petrolio sotto $80 al barile. Le aspettative di inflazione scendono e si apre una possibile finestra per un allentamento della politica monetaria Fed nel quarto trimestre 2026. In questo contesto, il rally azionario potrebbe allargarsi oltre il comparto tecnologico.

Scenario di rischio: l’inflazione core si consolida sopra il 3%, le aspettative di rialzo dei tassi prendono corpo concretamente e i rendimenti del decennale USA salgono verso il 5%. Le valutazioni del comparto tech — costruite su proiezioni di crescita di lungo periodo — sarebbero soggette a revisione, con potenziali ripercussioni sugli spread del debito europeo, incluso il BTP italiano.

In sintesi, il quadro delineato è quello di mercati che scontano una normalizzazione progressiva dello shock da offerta energetico, in presenza di fondamentali aziendali solidi e di un megatrend tecnologico — l’AI — che mantiene la sua capacità di attrazione dei capitali. Le principali variabili di incertezza restano la durata del conflitto iraniano, la traiettoria dell’inflazione core e l’evoluzione delle relazioni commerciali sino-americane.

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