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Wall Street: indagine da 7 miliardi di dollari su operazioni anomale legate alla guerra in Iran

Mag 8, 2026 | Finanza

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) hanno avviato un’indagine su quella che potrebbe rivelarsi una delle operazioni di insider trading più scandalose di sempre. Al centro dell’inchiesta vi è una massiccia serie di scommesse ribassiste sul mercato petrolifero, caratterizzate da un tempismo a dir poco perfetto, piazzate poco prima di annunci cruciali e decisioni militari riguardanti il conflitto tra Stati Uniti e Iran.

Inizialmente, i riflettori delle autorità erano puntati su quattro operazioni per un valore di 2,6 miliardi di dollari. Tuttavia, recenti analisi condotte sui dati di diverse borse valori (tra cui l’Intercontinental Exchange e il Chicago Mercantile Exchange) indicano che il volume totale delle transazioni sospette, spalmate nei mesi di marzo e aprile, ha raggiunto l’incredibile cifra di 7 miliardi di dollari. L’indagine si è allargata perché queste operazioni non si sono limitate unicamente ai classici derivati sul petrolio greggio (Brent e WTI), ma hanno coinvolto astutamente anche i contratti su diesel e benzina per massimizzare i rendimenti.

La cronologia dei trade sospetti

I dati di mercato delineano un quadro inquietante in cui i trader indagati sembravano anticipare in modo infallibile le mosse diplomatiche e militari. Le indagini si concentrano su eventi specifici:

  • 23 marzo: Una scommessa da 500 milioni di dollari sul calo del petrolio è stata piazzata appena 15 minuti prima che il Presidente Donald Trump annunciasse il rinvio degli attacchi minacciati alla rete elettrica iraniana.
  • 7 aprile: Scommesse per 960 milioni di dollari hanno preceduto di poche ore l’annuncio ufficiale di un cessate il fuoco temporaneo.
  • 17 aprile: Circa 760 milioni di dollari sono stati puntati al ribasso soli 20 minuti prima che il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, confermasse sui social media che lo Stretto di Hormuz sarebbe rimasto aperto alla navigazione.
  • 21 aprile: Ordini per 430 milioni di dollari sono stati eseguiti esattamente 15 minuti prima che venisse annunciata l’estensione del cessate il fuoco.

A questa lista si aggiunge un clamoroso episodio avvenuto il 6 maggio. Alle 3:40 del mattino (orario di New York), un momento in cui i volumi di scambio in Nord America sono storicamente quasi nulli, sono stati venduti allo scoperto quasi 10.000 contratti sul greggio, per un valore di circa 920 milioni di dollari. Appena 70 minuti dopo l’esecuzione, la testata giornalistica Axios ha pubblicato uno scoop esclusivo su un imminente memorandum d’intesa in 14 punti tra USA e Iran. La notizia ha fatto crollare il prezzo del petrolio del 12%, permettendo a chi ha piazzato l’operazione di intascare un profitto netto stimato in 125 milioni di dollari nel giro di un paio d’ore.

Le reazioni

La gravità delle speculazioni ha unito il panorama politico in un’ondata di indignazione. Il deputato democratico Ritchie Torres ha inviato una dura lettera ai presidenti della SEC e della CFTC pretendendo un’indagine immediata su quella che ha definito “potenzialmente la più grande istanza di insider trading nella storia”. Sulla stessa linea è intervenuta la senatrice Elizabeth Warren, la quale, riferendosi alla precisione chirurgica dei trader, ha commentato: “È stata solo fortuna? A me sembra proprio insider trading”. Anche l’ex deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene ha attaccato la dinamica, denunciando pubblicamente come “solo una cerchia ristretta” stia traendo profitto dalla guerra.

Di fronte a tali accuse, la Casa Bianca è corsa ai ripari. Davis Ingle, un portavoce dell’amministrazione, ha rilasciato una dichiarazione difendendo le linee guida etiche a cui sono soggetti i dipendenti federali e ha bollato le illazioni su un possibile coinvolgimento di funzionari governativi come “infondate e irresponsabili”.

Nonostante le smentite politiche, gli addetti ai lavori non hanno dubbi. Analisti di spicco ed ex trader di Wall Street, come Ilia Bouchouev e Gregory Brew, hanno confermato che i volumi anomali registrati all’alba prima degli annunci presentano tutti gli inequivocabili segnali del “foul play” (gioco scorretto). Anche l’avvocato Robert Frenchman, specializzato in reati finanziari, ha sottolineato che un volume di 7 miliardi di dollari “non potrà sfuggire ai controlli” delle autorità federali.

Attualmente, l’identità materiale di coloro che hanno premuto il tasto “vendi” resta ignota, e i dati bruti non costituiscono di per sé prova legale di reato. Tuttavia, il DOJ si trova ora ad affrontare una sfida monumentale: dimostrare chi, tra i palazzi del potere o nelle agenzie di intelligence, abbia fatto trapelare le informazioni classificate che hanno permesso a una misteriosa élite finanziaria di guadagnare miliardi scommettendo sulla pelle di un conflitto internazionale.

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