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Il risveglio del Sol Levante: SoftBank vola oltre il 16% e il Nikkei 225 tocca i massimi storici sopra quota 62.000

Mag 7, 2026 | Finanza

Al rientro dalla Golden Week, la Borsa di Tokyo esplode in un’unica seduta: il conglomerato di Masayoshi Son guida una corsa al rialzo alimentata dall’onda dell’intelligenza artificiale. E per la prima volta nella storia, il Nikkei supera la soglia dei 62.000 punti.

C’è voluta una settimana di pausa forzata per far capire al resto del mondo quanto l’Asia stia riprendendosi il centro della scena tecnologica globale. Al rientro dalla Golden Week, la festività nazionale giapponese che per quasi una settimana tiene chiuse le Borse del paese, gli investitori hanno trovato un mercato che nel frattempo aveva perso un treno intero. E lo hanno preso di corsa.

In una singola giornata di contrattazioni, il Nikkei 225 ha guadagnato oltre il cinque percento, superando per la prima volta nella storia la soglia dei 62.000 punti. A guidare la carica è stato SoftBank Group, il colosso nipponico guidato da Masayoshi Son, il cui titolo ha bruciato le tappe registrando un rialzo del 18%: la migliore performance giornaliera dal lontano 2020.

Tre sessioni in una: l’effetto “catch-up”

La spiegazione tecnica è semplice, ma l’intensità del movimento è stata comunque sorprendente. Billy Leung, investment strategist di Global X ETFs, ha sintetizzato la situazione con efficacia: il Giappone era rimasto chiuso mentre i mercati globali correvano, e la seduta odierna ha scontato tre sessioni in una sola. In altri termini, Tokyo stava pagando in un colpo solo diversi giorni di rialzi americani.

E quei rialzi sono stati tutt’altro che banali. Wall Street aveva vissuto giorni euforici, con il Nasdaq Composite che aveva toccato nuovi record assoluti. A trainare il comparto tecnologico americano erano stati soprattutto i risultati trimestrali: tra tutti Advanced Micro Devices: la società di chip aveva riportato numeri ben superiori alle attese, con l’intelligenza artificiale che per la prima volta rappresentava il flusso di ricavi principale dell’azienda. Il titolo AMD aveva guadagnato il 18,6% in una sola seduta. Arm Holdings avanzato del 13%. L’S&P 500 aveva chiuso a 7.365 punti, un nuovo massimo storico.

SoftBank: non un rimbalzo, ma un riposizionamento strategico

Il balzo di SoftBank, però, non è stato solo una questione di correlazione con i mercati americani. Dietro i numeri c’è una storia più profonda: quella di un conglomerato che negli ultimi anni ha completato una radicale trasformazione della propria identità.

Dopo le brucianti perdite legate al collasso di WeWork e ai writedown del Vision Fund 1, Masayoshi Son ha preso una decisione tanto coraggiosa quanto controversa: uscire dall’intera posizione in Nvidia, valorizzata 5,8 miliardi di dollari, per dirottare quelle risorse su OpenAI. Una scommessa totale, quasi ossessiva, sull’intelligenza artificiale. A febbraio 2026, SoftBank ha formalizzato un ulteriore investimento da 30 miliardi di dollari in OpenAI tramite il Vision Fund 2, portando la quota della società nel creatore di ChatGPT a oltre il 13% e il valore cumulativo dell’investimento a 64,6 miliardi di dollari.

I risultati hanno cominciato ad arrivare: nei nove mesi fino a dicembre 2025, il gruppo ha registrato un utile di 3.170 miliardi di yen, quasi cinque volte il dato dell’anno precedente, con un guadagno di 4,2 miliardi di dollari solo dalla rivalutazione della quota OpenAI nell’ultimo trimestre. Analisti e investitori hanno iniziato a vedere SoftBank in una luce completamente diversa: non più il fondo venture capital, ma un veicolo di investimento concentrato sull’AI infrastrutturale, con una posizione strategica invidiabile.

Se OpenAI è la scommessa sul futuro, Arm Holdings è il presente. SoftBank detiene circa il 90% del capitale del progettista di chip britannico, il cui valore di mercato è diventato l’ancora fondamentale del Net Asset Value dell’intero gruppo. La lettura dei dati di AMD ha avuto un effetto diretto anche su Arm: i processori CPU sono oggi componenti critici nei data center dedicati all’AI, gestiscono l’orchestrazione degli agenti, i layer API, le operazioni di inferenza. Con la domanda di sistemi agentici in accelerazione, l’intero ecosistema dei fornitori di infrastrutture è in fermento.

Anche il resto della catena del valore dei semiconduttori giapponesi ha risentito positivamente di questa dinamica: Advantest, produttrice di sistemi di test per chip, ha guadagnato il 7,8%; il fornitore di equipment per semiconduttori Tokyo Electron è salito del 9,2%; Renesas Electronics ha concluso la seduta in rialzo del 13,4%. Ibiden, produttrice di substrati per chip, ha guidato i guadagni dell’intero indice con un impressionante +22,4%.

Il contesto macro: petrolio e geopolitica

A sostenere il clima di propensione al rischio ha contribuito anche un miglioramento del quadro geopolitico. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran, che nelle settimane precedenti avevano fatto impennare le quotazioni del petrolio con conseguenti pressioni su tutto il comparto manifatturiero e tecnologico giapponese, si sono allentate dopo che Washington ha confermato la sospensione delle operazioni offensive nello Stretto di Hormuz, aprendo la porta a trattative di pace. Il Brent ha ceduto terreno, liberando spazio all’espansione dei multipli nel tech a lunga duration.

Per il Giappone, paese quasi totalmente privo di risorse energetiche proprie, il calo dei prezzi dell’energia è una variabile che impatta direttamente sui margini aziendali e sulla fiducia degli investitori. Il doppio catalizzatore, AI e de-escalation geopolitica, ha amplificato in modo esponenziale il movimento di rientro dei capitali.

Oltre i confini di Tokyo

La seduta del 7 maggio non ha però lasciato indietro solo Tokyo. Gli altri mercati asiatici hanno registrato movimenti più contenuti: Hong Kong ha guadagnato il 1,48%, la Cina ha chiuso quasi invariata (+0,13%), l’Australia ha registrato un rialzo dello 0,83%. La Corea del Sud, che aveva già toccato i massimi storici nella seduta precedente con il KOSPI sopra 7.000, ha ceduto lo 0,17% in una seduta di consolidamento.

La domanda che si pongono ora gli analisti è se questa euforia abbia le basi per durare. Le variabili in gioco restano molte: l’esito definitivo dei negoziati USA-Iran, l’evoluzione dei tassi d’interesse in Giappone, dove la Bank of Japan continua il suo delicato percorso di normalizzazione della politica monetaria, e, soprattutto, la capacità di SoftBank di tradurre le scommesse sull’AI in flussi di cassa concreti. Per ora, però, il mercato ha risposto con un verdetto inequivocabile: il Sol Levante è tornato al centro del ciclo tecnologico globale, e questa volta la guida non è l’hardware industriale degli anni Ottanta, ma l’intelligenza artificiale del ventunesimo secolo.

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