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Stellantis in profondo rosso: perdita storica da 22,3 miliardi di euro nel 2025. È il costo della ritirata sull’auto elettrica

Feb 26, 2026 | Aziende

Il 2025 si chiude con un verdetto amaro per Stellantis: la prima perdita annuale dalla nascita del gruppo nel 2021. Il colosso automobilistico ha registrato un disavanzo netto di 22,3 miliardi di euro, un drammatico ribaltamento di fronte rispetto all’utile di 5,5 miliardi contabilizzato l’anno precedente. I ricavi complessivi si sono attestati a 153,5 miliardi di euro, segnando un calo del 2%.

Alla radice di questa voragine contabile ci sono oneri straordinari per ben 25,4 miliardi di euro, generati da quello che il nuovo amministratore delegato Antonio Filosa ha definito un “reset decisivo”. Il gruppo è stato costretto a svalutare pesantemente investimenti, piattaforme e modelli legati ai veicoli elettrici. Filosa ha ammesso senza mezzi termini che i risultati riflettono “il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica”, un errore di calcolo che ha allontanato l’offerta dell’azienda dalle reali possibilità e preferenze dei consumatori. A gravare sui conti si sono aggiunti costi miliardari per far fronte al deterioramento della qualità e alle garanzie sui veicoli, un’eredità delle rigorose politiche di taglio dei costi attuate dall’ex CEO Carlos Tavares.

Le contromisure finanziarie sono state drastiche. Per blindare la liquidità industriale (pari a 46 miliardi di euro alla fine dell’anno), il Consiglio di Amministrazione ha cancellato la distribuzione del dividendo prevista per il 2026 e ha autorizzato l’emissione di nuove obbligazioni ibride fino a 5 miliardi di euro. In Borsa l’impatto è stato severo: a Piazza Affari le azioni hanno toccato i minimi storici, orbitando in area 6,40 – 6,50 euro e perdendo oltre il 30% del proprio valore da inizio anno.

In Italia, i contraccolpi del bilancio si sono subito trasformati in tensione sociale e politica. Stellantis ha comunicato ai sindacati (Fiom, Fim, Uilm) che le condizioni di reddito in Europa sono state prossime allo zero, comportando di fatto l’azzeramento del “Premio di Risultato” annuale per gli operai italiani. La decisione è stata accolta con rabbia dai rappresentanti dei lavoratori, che l’hanno definita inaccettabile dopo un anno segnato dal crollo produttivo e da una massiccia cassa integrazione. Sulla vicenda è intervenuto anche il Ministro delle Imprese Adolfo Urso, il quale ha imputato il crollo finanziario direttamente al “Green Deal e a Tavares”, rivendicando l’insistenza dell’Italia nel chiedere un freno all’ideologia del “tutto elettrico”.

Nonostante le enormi difficoltà, la chiusura d’anno offre dei parziali spiragli. Nel secondo semestre del 2025, corrispondente ai primi sei mesi effettivi del nuovo corso manageriale, l’azienda è tornata a crescere: i ricavi netti sono saliti del 10% e le consegne globali dell’11%, trainate da un robusto rimbalzo del 39% in Nord America. La ricetta per il futuro abbandona il must delle emissioni zero in favore della “libertà di scelta” multi-energia, reintroducendo persino storici motori a combustione come il V8 Hemi sui pick-up Ram americani e accelerando sull’ibrido in Europa. Per il 2026, l’azienda prevede un moderato aumento dei ricavi e il ritorno a un margine operativo positivo.

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