flexile-white-logo
M
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Ricevi le News della settimana
Direttamente nella tua email ogni sabato i titoli di tutti i nuovi articoli della settimana Eleva!

BYD, crollo dei margini: utili giù del 55% nel Q1 2026 a causa della guerra dei prezzi cinese

Apr 29, 2026 | Aziende

L’indiscusso colosso cinese dei veicoli elettrici, BYD, ha appena chiuso uno dei trimestri più turbolenti della sua storia recente. I risultati finanziari relativi ai primi tre mesi del 2026 rivelano un crollo verticale dell’utile netto del 55,4% su base annua, precipitato a 4,08 miliardi di yuan (circa 561 milioni di dollari). I ricavi operativi, pur battendo di poco le stime più pessimistiche degli analisti, hanno registrato una contrazione dell’11,8%, fermandosi a 150,23 miliardi di yuan. Dietro a questi numeri si cela la trasformazione del panorama automobilistico asiatico e globale.

Il mercato interno cinese

La causa primaria di questa brusca frenata è la combinazione tra una spietata guerra dei prezzi sul mercato interno e il ridimensionamento dei sussidi statali. Con il dimezzamento dell’esenzione fiscale governativa sulle vendite di veicoli a nuova energia – passata da 30.000 a un massimo di 15.000 yuan per il biennio 2026-2027 – gran parte della domanda era stata anticipata artificialmente alla fine dell’anno precedente, lasciando un vuoto nel primo trimestre.

Per mantenere a galla la propria fetta di mercato e svuotare i magazzini stracolmi (il cui valore è salito a 160,4 miliardi di yuan), BYD ha applicato sconti fino al 34% su oltre venti modelli. Questa strategia, definita dallo stesso presidente dell’azienda Wang Chuanfu come una “brutale fase a eliminazione diretta”, ha letteralmente polverizzato i margini operativi. Oggi, l’utile netto medio ricavato da BYD per ogni veicolo venduto in Cina è sceso a circa 5.000 yuan (poco più di 620 euro).

Questa campagna di sconti ha prosciugato la liquidità corrente. Il flusso di cassa generato dalle attività operative è collassato del 67,48% a 2,79 miliardi di yuan. In aggiunta, la nuova stretta di Pechino contro i ritardi cronici nei pagamenti ai fornitori ha azzerato il vecchio sistema informale di prestiti a tasso zero su cui BYD contava, costringendola a rivolgersi in massa alle banche: i prestiti a breve termine sono balzati del 72% in soli tre mesi, sfondando la quota record di 66,3 miliardi di yuan (circa 9,7 miliardi di dollari).

L’avanzata dei rivali storici e delle Big Tech

La vulnerabilità della casa di Shenzhen ha galvanizzato i concorrenti. Sul mercato interno, il rivale storico Geely Auto ha clamorosamente superato BYD nelle vendite totali del primo trimestre , registrando parallelamente un formidabile aumento dell’utile core del 31%. Non meno allarmante per BYD è l’ascesa delle grandi aziende tecnologiche prestate all’automotive: Xiaomi ha confermato il suo potenziale esplosivo raccogliendo l’incredibile cifra di 200.000 preordini in appena tre minuti per il suo nuovo SUV premium YU7.

L’export come ancora di salvezza

A rincarare la dose ci ha pensato Tesla. Nel solo segmento delle auto puramente elettriche (BEV), l’azienda di Elon Musk si è ripresa lo scettro globale consegnando 358.023 veicoli nel trimestre, staccando nettamente BYD che si è fermata a 147.601 consegne puramente a batteria (compensate dalle vendite di ibride plug-in).

Con l’arena domestica trasformata in un campo minato a bassissima redditività, BYD sta riversando tutte le proprie risorse sui mercati esteri, dove può ancora vantare un profitto netto stimato di circa 20.000 yuan a vettura (circa 2.500 euro). Le vendite oltreoceano sono aumentate del 55,8% nel primo trimestre (raggiungendo le 321.165 unità), arrivando a pesare per quasi il 46% sulle consegne totali, il doppio rispetto al 23% dell’anno precedente. In Europa i risultati sono sensazionali: le immatricolazioni in Germania hanno segnato un +644% e quelle nel Regno Unito sono cresciute del 130%. Forte di questi numeri, il management ha innalzato il target annuale puntando a vendere ben 1,5 milioni di vetture fuori dalla Cina.

Tuttavia, l’internazionalizzazione deve fare i conti con un quadro geopolitico in deterioramento. La guerra in Iran e la persistente instabilità nello Stretto di Hormuz stanno limitando drasticamente i passaggi sicuri via mare, creando ingorghi per l’industria automobilistica e gonfiando i costi logistici. Ciononostante, gli analisti notano un effetto paradossale: lo shock energetico e i conseguenti rincari sui carburanti innescati dal conflitto stanno accelerando il distacco dei consumatori occidentali dal petrolio, spingendo inavvertitamente e con più forza le auto elettriche di BYD sui mercati di esportazione.

Il 2026 si profila dunque come l’anno della verità per BYD: riuscirà l’offensiva globale a coprire i costi di una guerra all’ultimo sangue nel mercato di casa?

Condividi questo articolo sui tuoi social

Di più da Eleva

La prima intervista di Warren Buffett.

Giugno 1962. In un raro filmato d'archivio della KMTV, un trentunenne Warren Buffett affronta il crollo del mercato azionario con una freddezza che diventerà leggendaria. Mentre Wall Street è nel panico per il "Kennedy...