CARACAS – Alle 02:00 del 3 gennaio 2026, la geopolitica del Sud America è cambiata per sempre. In un’operazione lampo battezzata “Absolute Resolve”, le forze speciali statunitensi (Delta Force) hanno penetrato il cuore fortificato di Fuerte Tiuna, prelevando il Presidente Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores direttamente dalla loro residenza. Poche ore dopo, un Donald Trump trionfante annunciava da Mar-a-Lago: “Abbiamo catturato il dittatore. Ora gestiremo noi il Paese finché non sarà sicuro”.
Ma se l’estrazione è stata chirurgica, quello che resta a terra è il caos totale.
Cosa succede ora
L’America ha rimosso la testa, ma il corpo del regime è ancora armato e reattivo. Mentre Maduro è in volo verso New York per affrontare le accuse di narco-terrorismo, a Caracas si sta consumando uno scontro istituzionale senza precedenti:
- L’Occupazione “Virtuale” USA: Washington ha dichiarato l’intenzione di amministrare direttamente il Venezuela, scavalcando l’opposizione locale. L’obiettivo è usare i proventi del petrolio per “rimborsare” gli USA dei costi dell’operazione.
- La Resistenza Chavista: Il vuoto è stato riempito immediatamente dalla Vicepresidente Delcy Rodríguez, che ha assunto i poteri presidenziali con l’appoggio della Corte Suprema. Il Ministro della Difesa Padrino López ha schierato l’esercito (FANB), dichiarando l’atto un “rapimento illegale”. Le strade sono presidiate dai colectivos armati, pronti alla guerriglia urbana.
- Il Rischio: Senza un’invasione di terra su larga scala, la pretesa USA di “gestire” il paese resta sulla carta. Il rischio concreto è una guerra civile ibrida che paralizzi totalmente l’export.
Perché il Venezuela è insostituibile
Al di là della retorica sulla democrazia e la droga, il motore di questa operazione è chimico ed economico. Il Venezuela possiede le maggiori riserve di petrolio al mondo (303 miliardi di barili), ma la chiave è la tipologia di questo greggio.
- Il Paradosso delle Raffinerie USA: Gli Stati Uniti producono moltissimo petrolio, ma è troppo “leggero”. Le immense raffinerie del Texas e della Louisiana, però, sono state costruite decenni fa per lavorare greggio “pesante” e denso. Senza di esso, funzionano in perdita o a regime ridotto.
- La Sostituzione Strategica: Finora, gli USA compravano questo petrolio pesante dal Canada (costoso da trasportare) o dal Messico (in esaurimento). Il greggio venezuelano è la “benzina” perfetta per le raffinerie americane: è chimicamente ideale e dista solo 4 giorni di nave dal Texas.
- Scacco a Cina e Russia: Prendendo il controllo di PDVSA (l’ente petrolifero statale), Washington intende tagliare le forniture alla Cina, che negli ultimi anni ha tenuto in vita il regime comprando petrolio sottobanco, e annullare l’influenza russa nella regione.
In sintesi: Gli USA hanno premuto il grilletto per assicurarsi che il “motore” energetico del Golfo del Messico non si fermi e per negare alla Cina una testa di ponte nelle Americhe. Resta da vedere se riusciranno a riaprire i rubinetti prima che il Venezuela bruci.





