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Trump anticipa i dati sul lavoro e l’S&P 500 vola ai massimi storici

Gen 10, 2026 | MacroEconomia

Wall Street non si ferma più. Venerdì 9 gennaio l’S&P 500 ha infranto un nuovo muro, chiudendo a 6.966,28 punti (+0,65%) e sigillando una settimana da record insieme al Dow Jones (+0,48%) e al Nasdaq (+0,81%). Ma dietro i nuovi massimi non c’è solo l’ottimismo economico: c’è un giallo istituzionale e una lettura dei dati macroeconomici che ha spiazzato molti analisti.

Il post a sorpresa di Trump

Il vero colpo di scena è arrivato ben prima dell’apertura dei mercati. Circa 12 ore prima del rilascio ufficiale del Bureau of Labor Statistics (BLS), il Presidente Donald Trump ha pubblicato sul suo social network Truth Social un grafico dettagliato sull’occupazione.

Il grafico rivelava che, da gennaio, il settore privato aveva creato 654.000 posti di lavoro, mentre il governo ne aveva persi 181.000. I numeri si sono rivelati perfettamente identici ai dati ufficiali rilasciati venerdì mattina. Questa mossa senza precedenti ha rotto il tradizionale embargo sui dati sensibili, offrendo ai mercati un’anticipazione “ufficiosa” che ha orientato il sentiment degli investitori ben prima del suono della campanella.

Perché i mercati festeggiano con dati deboli?

Il rapporto ufficiale sul lavoro di dicembre è stato un perfetto esempio di scenario “Goldilocks” (né troppo caldo, né troppo freddo), ideale per l’azionario.

  • La “Cattiva” Notizia: L’economia ha creato solo 50.000 nuovi posti di lavoro, ben sotto le attese di 66.000, confermando una fase di “assunzioni congelate” (Low-Hire).
  • La “Buona” Notizia: Il tasso di disoccupazione è sceso inaspettatamente al 4,4% (dal 4,6%), e i salari sono cresciuti del 3,8% su base annua.

Questo mix ha convinto gli investitori che l’economia americana sta atterrando dolcemente (“Soft Landing”). Non c’è recessione imminente (la disoccupazione cala), ma l’economia non corre abbastanza da surriscaldarsi.

La Fed può attendere

L’effetto immediato di questi dati è stato il crollo delle scommesse su un taglio dei tassi a gennaio. La probabilità di un intervento della Federal Reserve il 28 gennaio è precipitata dall’11% a circa il 5%. Con un mercato del lavoro in difficoltà ma che non collassa e salari in crescita, Powell non ha fretta. Eppure, Wall Street ha festeggiato: un’economia che regge senza il “salvagente” imminente della Fed è vista come un segnale di forza intrinseca delle aziende USA.

I protagonisti: Intel e il nucleare

A guidare la corsa non sono state solo le solite Big Tech.

  • Intel (INTC): È volata del 10,8% dopo che Trump ha definito “grandioso” l’incontro alla Casa Bianca con il CEO Lip-Bu Tan, riaccendendo le speranze di sussidi strategici per il gigante dei chip.
  • Energia per l’AI: Titoli come Vistra (+10,5%) e Oklo (+8%) sono esplosi grazie all’accordo con Meta per fornire energia nucleare ai data center, confermando che la fame di energia dell’Intelligenza Artificiale è il nuovo mega-trend strutturale.

In sintesi: Wall Street ignora il mancato taglio dei tassi a gennaio e scommette tutto sulla resilienza dell’economia reale, con ulteriori tagli che sono solo rimandati.

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