Il conto alla rovescia è cominciato. Il 12 giugno 2026 Elon Musk porterà SpaceX sul Nasdaq sotto il simbolo SPCX, dando il via a quella che si preannuncia come la più grande offerta pubblica iniziale della storia dei mercati finanziari. Il prezzo è stato fissato a 135 dollari per azione, con una valutazione complessiva dell’azienda che sfiora i 1.770 miliardi di dollari, più della Germania, più di Tesla, più di qualunque debutto borsistico mai visto prima.
Mercoledì 3 giugno SpaceX ha depositato un’integrazione al proprio prospetto presso la Securities and Exchange Commission, comunicando ai mercati una mossa inusuale per il mondo delle IPO: il prezzo fisso annunciato prima ancora che inizi il roadshow. La maggior parte delle società che si quotano attende il termine del marketing agli investitori istituzionali prima di fissare il valore definitivo delle proprie azioni. Musk ha fatto l’opposto: ha dichiarato il prezzo, e quel prezzo non si discute.
Il record che eclissa tutti i precedenti
I numeri parlano da soli. SpaceX intende vendere 555,6 milioni di azioni di Classe A, raccogliendo 74,4 miliardi di dollari. Se gli underwriter eserciteranno la propria opzione sull’acquisto di ulteriori 83,3 milioni di azioni, la raccolta potrebbe arrivare a 86,2 miliardi. Per contestualizzare: Matthew Kennedy, senior IPO market strategist di Renaissance Capital, ha dichiarato che questo importo supera “il totale di tutte le IPO americane degli ultimi due anni messi insieme.”

Il precedente record appartiene ad Aramco: nel 2019 la compagnia petrolifera saudita raccolse circa 29 miliardi di dollari con una valutazione di 1.700 miliardi. SpaceX lo supera su entrambi i fronti, raccogliendo tre volte tanto. Al prezzo di 135 dollari per azione, SpaceX diventerà la settima azienda americana per capitalizzazione di mercato, superando Tesla (che vale circa 1.600 miliardi) e Berkshire Hathaway.
Tre business, un conglomerato cosmico
SpaceX non è più soltanto un’azienda di razzi. Nel prospetto depositato, i dirigenti descrivono il mercato potenziale indirizzabile dalla società come “il più grande nella storia dell’umanità”, stimato in 28.500 miliardi di dollari. Tre segmenti compongono il conglomerato:
Starlink, il servizio internet satellitare, è il cuore pulsante e l’unico segmento in utile: oltre 9 milioni di abbonati nel mondo, 11,4 miliardi di ricavi nel 2025 e un profitto operativo di 1,19 miliardi di dollari nel solo primo trimestre 2026. Il cielo è letteralmente cosparso da una costellazione di circa 10.000 satelliti.
Il segmento spaziale, lanci Falcon 9, trasporti umani con Dragon, sviluppo di Starship, ha registrato una perdita operativa di 619 milioni di dollari nel Q1 2026, assorbito dai colossali investimenti nell’astronave di nuova generazione che punta a portare l’umanità su Marte.

Il segmento AI, nato dalla fusione con xAI perfezionata nel febbraio 2026, è il più controverso. Nel 2025 ha generato perdite operative per 6,4 miliardi di dollari. Eppure proprio qui si nasconde una delle voci più sorprendenti del prospetto: Anthropic, la società che ha sviluppato il modello AI Claude e che sta essa stessa preparando una propria IPO, pagherà a SpaceX 1,25 miliardi di dollari al mese per capacità di calcolo AI fino a maggio 2029.
Il castello di Musk: il controllo non si vende
Nonostante la quotazione, Elon Musk non cede potere. Attraverso una struttura azionaria a doppia classe, con azioni di Classe B dotate di diritti di voto multipli, Musk manterrà oltre 82% del controllo votante della società. I nuovi azionisti potranno comprare azioni ma non influenzare la governance. Solo circa il 5% del capitale totale sarà in circolazione al pubblico dopo il debutto.
Al prezzo di 135 dollari per azione, la partecipazione di Musk, che detiene circa il 42% del capitale economico, sarà valorizzata a oltre 752 miliardi di dollari. I lead banker dell’operazione sono Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup, JPMorgan Chase e Barclays.
Un dettaglio non trascurabile per i piccoli investitori: il 30% delle azioni sarà riservato al retail, distribuito direttamente attraverso piattaforme come Robinhood, Fidelity e Charles Schwab, la più grande allocazione diretta al pubblico mai effettuata per un’IPO di queste dimensioni.

Luci e ombre di un gigante che perde miliardi
Il paradosso di SpaceX è evidente nei conti: la società ha registrato ricavi totali di 18,67 miliardi di dollari nel 2025, in crescita del 33% anno su anno, ma ha chiuso con una perdita netta di 4,94 miliardi. Quella perdita non è segnale di debolezza strutturale: è il costo dell’ambizione. SpaceX ha investito 3 miliardi di dollari nel solo sviluppo di Starship nel 2025, e altri 4,28 miliardi in ricerca e sviluppo nel primo trimestre 2026.
Gli investitori che acquisteranno SPCX il 12 giugno non scommettono su un’azienda già matura: scommettono sul futuro dello spazio, dell’internet satellitare e dell’intelligenza artificiale. È una scommessa da 1.770 miliardi sul fatto che Elon Musk abbia ragione, ancora una volta.






