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SpaceX sbarca a Wall Street: tutto quello che c’è da sapere sull’IPO più grande della Storia

Giu 12, 2026 | Finanza

Il mercato azionario globale è pronto a vivere oggi la giornata più importante della sua storia recente. Space Exploration Technologies Corp., conosciuta in tutto il mondo come SpaceX, fa il suo debutto ufficiale sul Nasdaq sotto il ticker “SPCX”. Con un prezzo di emissione fissato a 135 dollari per azione, l’azienda spaziale e tecnologica fondata da Elon Musk ha raccolto 75 miliardi di dollari, polverizzando il precedente record di 29,4 miliardi stabilito dal colosso petrolifero statale Saudi Aramco nel 2019 e diventando, di fatto, la più grande Offerta Pubblica Iniziale (IPO) di sempre.

A questo prezzo di collocamento, SpaceX raggiunge una sbalorditiva valutazione implicita di 1.770 miliardi di dollari. Questo traguardo proietta l’azienda direttamente tra le prime sette società pubbliche più capitalizzate al mondo fin dal suo primo giorno di scambi, superando per valore persino la “sorella” Tesla e affiancandosi a colossi come Microsoft, Apple e Nvidia.

La febbre del mercato e il record per il “Retail”

La domanda da parte degli investitori ha assunto proporzioni epiche. Alla chiusura dei registri istituzionali, gli ordini hanno superato i 250 miliardi di dollari, rendendo l’offerta sovrascritta di circa quattro volte rispetto alle azioni disponibili. A differenza delle tradizionali quotazioni, che riservano storicamente quote marginali (5-10%) ai piccoli risparmiatori, SpaceX ha preso la decisione insolita di destinare fino al 30% delle sue azioni (circa 22,5 miliardi di dollari) agli investitori al dettaglio (retail) tramite piattaforme di brokeraggio come Robinhood, SoFi, Fidelity e Charles Schwab.

L’entusiasmo è palpabile: nei mercati derivati “ombra” (shadow trading) e sulle piattaforme pre-IPO, si prezza già un balzo del 35% delle azioni, con contratti perpetual che le scambiano intorno ai 180 dollari.

L’alba del primo trillionaire

Il vero protagonista di questa giornata storica è Elon Musk. L’imprenditore manterrà il controllo ferreo dell’azienda grazie a una struttura azionaria a doppia classe che, pur lasciandogli il 42% del capitale, gli garantisce l’85% dell’autorità di voto nel consiglio di amministrazione. Al prezzo di IPO di 135 dollari, la sola quota di Musk in SpaceX (comprese le opzioni) vale circa 688 miliardi di dollari. Sommando questo tesoretto alle sue quote in Tesla e ad altri asset privati, la sua ricchezza netta è balzata a 982 miliardi di dollari. Basterà che il titolo SPCX tocchi la quota di 138,50 dollari durante la frenesia delle contrattazioni odierne affinché Musk diventi ufficialmente il primo individuo nella storia dell’umanità a possedere un patrimonio personale certificato di 1 trilione di dollari.

Oltre i razzi: la scommessa sull’AI e il nodo dei debiti

Ma cosa giustifica una valutazione astronomica pari a 94 volte i ricavi registrati dall’azienda lo scorso anno? Il prospetto depositato alla SEC rivela che SpaceX ha smesso di essere unicamente un operatore aerospaziale. A febbraio 2026, l’azienda ha assorbito al suo interno xAI, la startup di intelligenza artificiale di Musk. Oggi SpaceX offre agli azionisti un pacchetto inedito: il monopolio sui razzi riutilizzabili, la rete internet satellitare Starlink (che da sola ha generato 11,4 miliardi di dollari di fatturato nel 2025 ed è l’unico segmento profittevole) e i data center per l’IA. L’infrastruttura è così avanzata che SpaceX ha appena affittato il suo supercomputer “Colossus 1” alla rivale Anthropic per l’astronomica cifra di 1,25 miliardi di dollari al mese, in un contratto di leasing semestrale.

Tuttavia, i documenti finanziari mettono in luce anche bilanci in profondo rosso. Sotto il peso dei massicci investimenti nell’IA e nella rete satellitare, SpaceX ha chiuso il 2025 bruciando cassa con una perdita netta di 4,94 miliardi di dollari. Inoltre, quasi 20 dei 75 miliardi raccolti oggi con questa colossale IPO non andranno a finanziare la conquista di Marte, ma serviranno a estinguere immediatamente un “prestito ponte” bancario stipulato in aprile, usato da Musk per ripulire 17,5 miliardi di debiti ad alto tasso di interesse legati alle sue passate acquisizioni di Twitter (oggi X) e xAI.

La guerra degli indici e lo scetticismo degli analisti

La mole dell’azienda sta costringendo Wall Street a piegare le proprie regole. In una mossa molto discussa, il Nasdaq ha modificato i suoi requisiti permettendo a SpaceX di essere inserita nel prestigioso indice Nasdaq-100 in soli 15 giorni di negoziazione, un evento che innescherà miliardi di dollari di acquisti automatici da parte dei fondi passivi, slegati dall’andamento reale dell’azienda. Di contro, l’S&P Dow Jones Indices ha rifiutato di fare sconti: a causa delle pesanti perdite contabili GAAP, le porte dell’S&P 500 rimarranno per ora sbarrate al gigante texano.

Tra i fiumi di denaro retail e istituzionale, c’è chi invita alla prudenza. Nicholas Owens, analista senior di Morningstar, ha sferrato un duro attacco, definendo la valutazione da 1,77 trilioni come disconnessa dalla realtà dei flussi di cassa; secondo i suoi calcoli, il reale valore di SpaceX (fair value) non supererebbe i 780 miliardi di dollari, equivalenti ad appena 63 dollari per azione.

Che si tratti del preludio a una bolla o dell’alba di una nuova era per il capitalismo tecnologico legato allo spazio e all’intelligenza artificiale, gli occhi di tutto il mondo della finanza sono ora fissi sui tabelloni del Nasdaq.

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