Siena rompe gli indugi e lancia la sua controffensiva per evitare di essere fagocitata da Intesa Sanpaolo. Il 21 agosto 2026, il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena (MPS) ha approvato a maggioranza il lancio di due Offerte Pubbliche di Scambio (OPS) volontarie e parallele sulla totalità delle azioni di Banco BPM e Banca Generali. Un’operazione titanica, interamente in azioni, dal controvalore complessivo di circa 34 miliardi di euro, che mira a ridisegnare drasticamente la geografia del credito in Italia.

L’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, ha delineato i contorni di quello che definisce un “nuovo campione nazionale”. L’offerta valuta Banco BPM 25,3 miliardi di euro (una fusione alla pari senza alcun premio sulle quotazioni recenti) e Banca Generali 8,72 miliardi (con un premio del 10%). L’obiettivo è unire il banking commerciale, il wealth management e l’advisory in un colosso capace di competere a livello continentale, potendo contare su 810 miliardi di masse, 245 miliardi di impieghi e una capitalizzazione pro-forma di circa 80 miliardi. «Il nostro modello crea valore attraverso un’integrazione e non attraverso uno spezzatino», ha dichiarato Lovaglio, promettendo di sbloccare sinergie per 2,6 miliardi di euro ed evitando lo smembramento della storica rete senese proposto invece dai concorrenti.
Per convincere i propri azionisti a supportare il progetto e respingere la parallela Opas di Intesa Sanpaolo, MPS ha giocato un pesante jolly finanziario: una maxi-cedola straordinaria da 4 miliardi di euro. L’importo verrà erogato in parte in contanti (1 miliardo) e in parte distribuendo ai soci azioni di Assicurazioni Generali (3 miliardi) attualmente in pancia a Rocca Salimbeni. A questo si aggiunge la prospettiva di distribuire ulteriori 15 miliardi di dividendi tra il 2026 e il 2030.
Tuttavia, la narrazione industriale si è subito scontrata con la dura realtà dei mercati e lo scetticismo degli analisti. Nelle sedute del 21 e 22 agosto, i titoli coinvolti hanno registrato chiusure in rosso (Banca Generali -2,05%, MPS -1,3%). I broker internazionali, tra cui Equita e Kepler Cheuvreux, hanno evidenziato un “execution risk” elevatissimo: MPS si troverebbe infatti a dover integrare simultaneamente Mediobanca, Banco BPM e Banca Generali, un’impresa formidabile. Il clima di perplessità è stato riassunto efficacemente dall’ex membro del Consiglio di vigilanza della BCE, Ignazio Angeloni, che ha ironicamente suggerito a Lovaglio di chiedere aiuto al “Tom Cruise di Mission Impossible”.

La strada per la nascita di questo “Terzo Polo” è irta di barriere. L’offensiva senese non è stata preventivamente concordata né con Crédit Agricole, che detiene il 29,3% di Banco BPM, né con Assicurazioni Generali, controllante di Banca Generali. Senza il loro appoggio, il successo dell’operazione è aritmeticamente irraggiungibile. Inoltre, a causa delle regole del mercato (la cosiddetta passivity rule), Lovaglio dovrà ottenere il via libera formale dalla complessa e frammentata assemblea dei soci MPS, fissata per il prossimo 29 ottobre. Nel frattempo, Intesa Sanpaolo sta già studiando le contromisure e valuta la presentazione di un esposto alla Consob. La guerra per il controllo del risparmio italiano è iniziata.





