I profitti da record non bastano a rassicurare Wall Street. Nonostante un trimestre stellare trainato dall’infrastruttura per l’Intelligenza Artificiale, le azioni di Oracle sono precipitate in Borsa a seguito dell’annuncio di un maxi-piano di finanziamento necessario per sostenere i costi di costruzione dei nuovi data center.
Giornata di forti contrasti per l’azienda di Austin. Da una parte, Oracle ha riportato risultati finanziari per il quarto trimestre ben al di sopra delle aspettative degli analisti: ricavi totali per 19,2 miliardi di dollari (con un aumento del 21% su base annua) e un utile per azione rettificato di 2,11 dollari. Il vero motore di questa espansione è stata la divisione infrastrutturale cloud (OCI), che ha registrato una vertiginosa crescita del 93%. Grazie a questi numeri, il portafoglio ordini dell’azienda (RPO) ha raggiunto la cifra mostruosa di 638 miliardi di dollari.

Eppure, la reazione del mercato è stata spietata. Le azioni (NYSE: ORCL) hanno subito un brusco calo del -7%, arrivando a perdere circa il 10% nelle contrattazioni post-mercato.
Il motivo di questa fuga degli investitori risiede nell’insaziabile fame di capitale richiesta dall’IA generativa. Per trasformare le promesse dei contratti in potenza di calcolo effettiva, Oracle sta spendendo liquidità a ritmi allarmanti. Durante la conference call, la Chief Financial Officer Hilary Maxson ha rivelato che la spesa in conto capitale (CapEx) netta prevista per l’anno fiscale 2027 toccherà i 70 miliardi di dollari, con la spesa lorda che potrebbe raggiungere i 95 miliardi.
Per sostenere un esborso di tale portata, l’azienda ha scioccato il mercato annunciando la necessità di raccogliere circa 40 miliardi di dollari aggiuntivi per il 2027, di cui 20 miliardi attraverso l’emissione di nuove azioni (“at-the-market”) e i restanti 20 miliardi tramite nuovo debito. L’imminente diluizione azionaria e la crescita dell’indebitamento hanno innescato il panico tra gli azionisti.
I bilanci mostrano le prime crepe strutturali di questo modello di business: nonostante un flusso di cassa operativo di 32 miliardi, i massicci investimenti infrastrutturali hanno spinto il flusso di cassa libero (Free Cash Flow) di Oracle in rosso per ben 23,7 miliardi di dollari nell’intero anno fiscale 2026.

Il contraccolpo azionario ha avuto conseguenze immediate anche per la leadership. Il fondatore Larry Ellison, che detiene il 41% della società, ha visto evaporare circa 10,4 miliardi di dollari del suo patrimonio personale in una sola sessione di trading. Questo tracollo lo ha fatto scivolare dal secondo al quinto posto nella classifica mondiale dei miliardari stilata in tempo reale da Forbes.
Il caso Oracle rappresenta un chiaro avvertimento per l’intero settore tecnologico. Nonostante la costruzione di colossali data center per conto di partner come OpenAI e SoftBank (attraverso il progetto “Stargate” da quasi 16 zettaFLOPS ), Wall Street ha dimostrato che persino la rivoluzione dell’IA ha un limite di prezzo. Gli investitori si chiedono ora se l’immenso debito accumulato sarà sostenibile prima che questi nuovi investimenti inizino a generare veri profitti.





