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Nvidia dimezza i clienti asiatici: una “white list” per bloccare i chip verso la Cina

Lug 14, 2026 | Aziende

Nvidia ha più che dimezzato il numero di clienti asiatici autorizzati ad acquistare i suoi chip per l’intelligenza artificiale, introducendo una nuova “white list” di aziende approvate dopo controlli di conformità più severi pensati per impedire che i processori finiscano in Cina. Lo ha riportato il Financial Times, citando tre persone a conoscenza della questione.

Secondo la ricostruzione, negli ultimi mesi Nvidia ha intensificato la due diligence a Singapore, Malesia e Giappone. Sono proprio queste tre giurisdizioni quelle che, negli ultimi due anni, sono comparse più spesso nei casi di deviazione illecita dei chip. Il nuovo vaglio ha escluso più della metà dei clienti precedenti, in particolare i fornitori di neo-cloud, rimossi dalla lista dopo aver fallito la revisione iniziale, anche se possono ripresentare domanda dopo aver apportato modifiche.

Controlli sul campo

Il processo è diventato molto più operativo. Il Financial Times riferisce che il personale ora visita i data center dei clienti, verifica i contratti e intervista gli utenti finali come parte dei controlli. Un’inversione di logica sostanziale: invece di controllare ogni singola spedizione, Nvidia controlla la lista dei clienti a monte. Coinvolto anche il Dipartimento del Commercio statunitense, che fornisce supervisione e copertura politica.

La pressione di Washington

La stretta non è arrivata per iniziativa spontanea dell’azienda. Nvidia ha rafforzato le procedure di conformità dopo le pressioni di Washington, in un momento in cui l’amministrazione Trump cerca di impedire che i chip avanzati statunitensi raggiungano entità cinesi attraverso Paesi terzi.

Il punto di svolta è normativo. Il 31 maggio, il Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio ha chiarito che serve una licenza di esportazione per i chip di calcolo avanzati destinati a qualsiasi entità la cui casa madre abbia sede in Cina o a Macao, ovunque questa entità si trovi. È stato questo chiarimento a trasformare una questione di spedizione in una questione di assetto proprietario: un indirizzo a Singapore, da solo, non basta più a garantire nulla.

Sul piano giudiziario, il contesto è pesante. A marzo, i procuratori statunitensi hanno incriminato un cofondatore di Supermicro e due dipendenti per un presunto schema volto a spostare circa 2,5 miliardi di dollari di chip Nvidia verso la Cina, utilizzando una società del Sud-Est asiatico come tramite per instradare l’hardware da Taiwan. Le autorità hanno inoltre espresso preoccupazione che i più recenti processori Blackwell di Nvidia possano essere dirottati verso organizzazioni legate alla Cina attraverso Paesi terzi, tra cui la Malesia.

Il prezzo competitivo

La mossa ha un costo. Il Sud-Est asiatico è stato uno dei mercati in più rapida crescita per le infrastrutture AI, e la Malesia in particolare ha passato tre anni a corteggiare investimenti nei data center con la promessa di terreni ed energia a basso costo. Tagliare più della metà della base clienti regionale, anche solo temporaneamente, rischia di consegnare quote di mercato a chi è in grado di fornire potenza di calcolo comparabile senza il peso della conformità: sempre più spesso i produttori di chip domestici cinesi.

C’è poi un effetto collaterale sui clienti in regola: un operatore malese o singaporiano che non ha fatto nulla di sbagliato potrebbe ora ritrovarsi fuori dalla lista a causa di un azionista difficile da spiegare, con il ritorno affidato a un processo di riammissione i cui criteri Nvidia non ha reso pubblici.

La reazione dei mercati

Il titolo ha reagito con debolezza. Le azioni Nvidia hanno chiuso lunedì in calo del 3,52% a 203,53 dollari.

Resta l’ambiguità di fondo dell’intera operazione, come nota il Financial Times: una società quotata negli Stati Uniti gestisce ora un registro privato di chi, in Asia, può acquistare il suo prodotto più prezioso, su richiesta di un governo che preferirebbe non scrivere quella lista di persona.

Va segnalato che Reuters non è stata in grado di verificare in modo indipendente il rapporto, e Nvidia non ha risposto immediatamente alle richieste di commento.

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