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L’idea di Musk: “Un reddito universale alto ci salverà dall’IA”. Ma chi lo paga?

Apr 19, 2026 | MacroEconomia

Mentre l’ombra dei licenziamenti di massa incombe sul mercato del lavoro globale, Elon Musk lancia quella che potrebbe essere la provocazione economica più audace di sempre. Secondo l’imprenditore, la soluzione definitiva alla disoccupazione tecnologica non è la riqualificazione professionale o il rallentamento dell’Intelligenza Artificiale, ma l’istituzione di un “Reddito Universale Alto” (Universal High Income, o UHI) finanziato direttamente tramite assegni del governo federale.

L’idea, lanciata a metà aprile 2026 sul suo social network X, segna un’evoluzione radicale rispetto al tradizionale Reddito di Base Universale (UBI). Non si tratterebbe più di un sussidio di pura sopravvivenza, ma di un’erogazione generosa pensata per garantire un tenore di vita dignitoso anche a chi non ha più un impiego.

La promessa e il mistero dell’inflazione

Come può un governo stampare e distribuire una quantità così elevata di dollari senza innescare una spirale iperinflattiva capace di distruggere l’economia? La risposta di Musk risiede in una fede incrollabile nell’iper-produttività delle macchine. “L’IA e la robotica produrranno beni e servizi in quantità di gran lunga superiore all’aumento dell’offerta di moneta, quindi non ci sarà inflazione”, ha dichiarato. In sostanza, secondo Musk, l’enorme disponibilità di beni a basso costo annullerà l’effetto inflattivo del denaro immesso nel sistema, generando una sorta di “deflazione guidata dall’abbondanza”.

Il tempismo di questa proposta non è casuale. I dati sul mercato del lavoro iniziano a mostrare le prime vere crepe causate dall’automazione avanzata: secondo l’Alliance for Secure AI, 100.000 posti di lavoro sono già andati perduti, e il Boston Consulting Group stima che tra il 10% e il 15% dei lavori negli Stati Uniti (circa 17-25 milioni di occupati) potrebbe sparire nell’arco di appena cinque anni.

Il muro degli economisti

Tuttavia, l’equazione magica di Musk si è scontrata duramente con l’ortodossia economica. Sanjeev Sanyal, economista ed ex consigliere del Ministero delle Finanze indiano, ha liquidato la teoria di Musk definendola un “errore classico” basato sulla fallacia di considerare statici sia il bacino del lavoro che la domanda dei consumatori.

La storia economica dimostra che l’innovazione, pur distruggendo vecchie mansioni, crea costantemente nuovi bisogni e nuove industrie. Sanyal avverte che finanziare un Reddito Universale Alto basandosi sull’illusione di una produzione infinita porterebbe qualsiasi governo alla bancarotta garantita. Alle critiche si uniscono voci del settore tech come Sridhar Vembu, il quale avverte che in un’economia dominata dall’IA, aziende e governi potrebbero sfruttare posizioni di monopolio per mantenere i prezzi artificialmente alti, vanificando i sogni deflazionistici di Musk.

La proposta politica: la tassa sui miliardari

La discussione è rapidamente rimbalzata nei corridoi del potere di Washington. Il deputato democratico Ro Khanna ha raccolto il guanto di sfida, domandando pubblicamente a Musk: “In tal caso, sei disposto a pagare una modesta tassa per i miliardari per pagare gli assegni alle famiglie lavoratrici?”.

L’approccio dell’ala progressista statunitense è diametralmente opposto a quello dei tecnocrati. Khanna e il Senatore Bernie Sanders hanno recentemente presentato una proposta concreta che prevede un assegno diretto di 3.000 dollari annui per individuo (12.000 dollari per una famiglia di quattro persone) destinato ai nuclei con reddito inferiore a 150.000 dollari. A differenza della formula “stampa e distribuisci” di Musk, la proposta politica si regge su coperture fiscali tradizionali: una massiccia imposta sulla ricchezza della “classe miliardaria” che, secondo Sanders, sta investendo capitali immensi per rendere il lavoro umano opzionale.

La proposta di OpenAI

Curiosamente, una visione contrastante a quella di Musk arriva dal uno dei suoi più grandi rivali nel campo dell’Intelligenza Artificiale: Sam Altman. A pochi giorni dalle esternazioni del fondatore di Tesla, OpenAI ha pubblicato un memorandum strategico di 13 pagine intitolato “Industrial Policy for the Intelligence Age”.

OpenAI non chiede al governo di emettere assegni inflazionistici, ma suggerisce l’istituzione di un “Public Wealth Fund” (un Fondo Patrimoniale Pubblico Nazionale). Questo strumento darebbe a ogni cittadino americano una quota diretta nella crescita economica generata dall’IA, investendo nei mercati dei capitali e ridistribuendo i dividendi. Il documento suggerisce inoltre di esplorare “tasse sui robot”, prelevando risorse dalle aziende che automatizzano il lavoro per foraggiare la rete di sicurezza sociale.

Al di là dei meccanismi fiscali, il dibattito sul Reddito Universale Alto ha aperto discussioni molto più ampie. Molti critici, da influencer online fino ad accademici, sottolineano che staccare un assegno a fine mese non risolverà la “crisi di significato” che travolgerà l’umanità se privata della dignità del lavoro.

Come ha osservato il commentatore “The Vigilant Fox”, l’impiego fornisce struttura, scopo e una comunità. Se le macchine faranno tutto meglio di noi, e il governo ci pagherà per restare a casa, cosa faranno le persone tutto il giorno? Lo shopping e lo scorrimento compulsivo dei social network diventeranno l’unica ragione d’essere?.

La proposta di Elon Musk ci costringe a guardare nell’abisso di un futuro ormai imminente. Resta da capire se il Reddito Universale Alto sarà il biglietto d’ingresso per un’utopia post-scarsità in film fantascientifico, o il finale per una società condannata all’irrilevanza.

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