La più grande banca americana estende al Vecchio Continente la sua Security and Resiliency Initiative. Al centro minerali critici, difesa, energia e intelligenza artificiale. Italia fra i cinque Paesi chiave.
JPMorgan Chase ha annunciato l’estensione all’Europa della sua Security and Resiliency Initiative (SRI), il programma decennale da 1.500 miliardi di dollari pensato per finanziare e investire nelle industrie ritenute strategiche per la sicurezza economica e la resilienza delle catene di approvvigionamento. La mossa, comunicata dalla sede di New York, segna la prima vera uscita fuori dai confini americani di un’iniziativa presentata da Jamie Dimon, presidente e amministratore delegato del gruppo, nell’ottobre 2025.
Per capire la portata dell’annuncio bisogna partire dai numeri. L’SRI è uno dei più grandi impegni di capitale privato mai destinati a settori considerati sensibili dal punto di vista strategico: 1.500 miliardi di dollari su un orizzonte di dieci anni, di cui una prima tranche da 10 miliardi destinata a investimenti diretti in equity e venture capital su società selezionate. A sostenere il programma c’è una banca che, al 31 marzo 2026, dichiarava 4.900 miliardi di dollari in attivi e 364 miliardi di patrimonio netto – cifre che da sole spiegano perché Wall Street e Bruxelles stiano osservando la manovra con particolare attenzione.

Cinque settori verticali, cinque Paesi
La banca ha indicato cinque settori verticali per l’espansione europea: supply chain e manifattura avanzata; difesa e aerospazio; indipendenza e resilienza energetica; tecnologie di frontiera e strategiche – dall’intelligenza artificiale al calcolo quantistico, passando per la cybersicurezza; pharma e healthtech. Rispetto alla versione americana del piano, che si concentrava su quattro pilastri, la declinazione europea aggiunge il comparto farmaceutico-sanitario: un chiaro riconoscimento delle vulnerabilità emerse durante gli anni della pandemia e dei successivi shock logistici.
Sul piano geografico, come confermato a CNBC da Chuka Umunna – ex deputato britannico oggi alla guida dell’SRI per il Regno Unito – il focus operativo sarà concentrato su cinque Paesi: Regno Unito, Francia, Germania, Polonia e Italia. L’iniziativa, ha precisato Umunna, rimane aperta a tutti gli Stati membri dell’Unione europea e della NATO, ma questi cinque rappresenteranno le piazze principali per l’attività di consulenza, finanziamento e investimento.
A guidare la struttura europea saranno gli amministratori delegati per l’area EMEA Conor Hillery e Matthieu Wiltz, in stretto coordinamento con Jay Horine, global head dell’SRI. Accanto a Umunna, Daniel Rudnicki Schlumberger seguirà i rapporti con il settore pubblico e privato sul Continente. JPMorgan ha inoltre annunciato l’intenzione di nominare l’ammiraglio Sir Tony Radakin, ex capo di Stato Maggiore della Difesa del Regno Unito, all’External Advisory Council dell’iniziativa – nomina subordinata all’approvazione regolamentare.
La lettura di Dimon: dipendenze da superare
Il ragionamento strategico di Dimon, espresso nel comunicato ufficiale, punta il dito contro anni di dipendenza da fornitori considerati inaffidabili per materiali essenziali: minerali critici, semiconduttori, manifattura avanzata. Secondo il banchiere, Stati Uniti ed Europa devono affrontare insieme queste vulnerabilità perché ne dipendono sicurezza, libertà e crescita economica. Il tema non è nuovo: figura già nell’op-ed con cui Dimon aveva lanciato il piano il 13 ottobre 2025, e torna nella lettera annuale agli azionisti pubblicata ad aprile 2026, dove il Ceo ha ribadito che l’Occidente è divenuto eccessivamente dipendente dall’Asia orientale per le filiere dei semiconduttori.
L’espansione arriva in un momento particolarmente favorevole per il settore europeo della difesa. L’indice Stoxx Europe Aerospace and Defense, che include colossi come Airbus, Rolls-Royce e Rheinmetall, ha chiuso il 2025 con un balzo del 56,5% e nel 2026 ha già guadagnato oltre il 4%. Gli ordinativi delle principali società regionali hanno raggiunto livelli record, trainati dagli impegni di spesa assunti dai governi europei e dalla NATO in risposta al mutato quadro geopolitico. La decisione di JPMorgan di entrare in modo strutturato su questo mercato significa che una quota crescente dei capitali privati americani seguirà la medesima rotta, potenzialmente amplificando la dinamica in atto.

Dal caso Perpetua al modello europeo
Il contesto geopolitico è determinante per interpretare la manovra. Pochi giorni dopo il lancio dell’SRI, nell’autunno 2025, JPMorgan aveva messo a segno la prima operazione con un investimento da 75 milioni di dollari in Perpetua Resources, società statunitense impegnata a diventare il primo produttore nazionale di antimonio – minerale critico utilizzato in munizioni e batterie. Operazioni di questo tipo, replicate ora su scala europea, evidenziano la trnsizione di una grande banca commerciale da semplice intermediario finanziario ad attore industriale con una propria agenda strategica, allineata alle priorità di politica industriale dei governi occidentali.
Non mancano le domande aperte. La sovrapposizione tra decisioni di investimento e priorità di sicurezza nazionale – con un consiglio consultivo che include ex alti vertici militari e imprenditori del calibro di Jeff Bezos, Michael Dell e Robert Gates – apre interrogativi sulla governance del programma e sul rapporto tra capitale privato e interesse pubblico. In Europa, dove la sensibilità verso l’autonomia strategica è tema centrale del dibattito politico da Parigi a Bruxelles, l’arrivo di una banca americana con un portafoglio di questa entità verrà osservato con una certa ambivalenza: benvenuti i capitali, meno ovvio chi detti le priorità.
Umunna, intervenuto a CNBC, ha ricordato che il Regno Unito importa oltre il 40% del proprio fabbisogno energetico e che l’Occidente rimane largamente esposto all’Asia orientale per i semiconduttori: aree in cui, a suo dire, servirà “scalare e costruire capacità”. Il messaggio implicito è chiaro: il cantiere della resilienza occidentale è appena aperto, e per JPMorgan ha adesso una dimensione atlantica.







