flexile-white-logo
M
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Ricevi le News della settimana
Direttamente nella tua email ogni sabato i titoli di tutti i nuovi articoli della settimana Eleva!

Wall Street da record, l’ultimatum all’Iran e l’incognita Tesla: la guida ai mercati della settimana

Apr 19, 2026 | Finanza

La settimana finanziaria che si aprirà domani si presenta abbastanza paradossale. Gli investitori si trovano a navigare a vista tra l’euforia di una borsa da record e i profondi timori di un’escalation militare in Medio Oriente. Da un lato, i mercati sembrano aver sviluppato un’immunità psicologica alle notizie geopolitiche; dall’altro, i fondamentali aziendali e i dati macroeconomici dei prossimi giorni (dal 20 al 24 aprile) metteranno a dura prova questa spensieratezza.

L’ultimatum di Trump e lo stallo di Hormuz

Il focus principale del mercato resta il fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran, in scadenza mercoledì 22 aprile. Gli ultimi aggiornamenti delineano un clima diplomatico di altissima tensione. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha confermato che una delegazione americana sarà a Islamabad, in Pakistan, lunedì 20 aprile per tentare di negoziare la pace. Tuttavia, con una mossa a sorpresa, la delegazione non sarà guidata dal vicepresidente J.D. Vance (sostituito per “motivi di sicurezza”), ma dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner.

Le trattative partono in decisa salita. Trump ha lanciato un vero e proprio ultimatum: se Teheran non accetterà un accordo “giusto e ragionevole”, gli Stati Uniti distruggeranno “ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran”. Da parte sua, l’Iran ribadisce che non parteciperà attivamente ad alcun negoziato fino a quando non verrà revocato il blocco navale americano, definito apertamente un “crimine di guerra”. Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz resta chiuso, bloccando il passaggio vitale per il greggio globale. L’impatto è già quantificabile: l’India, ad esempio, ha visto le proprie importazioni di petrolio crollare del 17% a marzo. A testimoniare la gravità e la speculazione intorno alla situazione, i mercati predittivi come Polymarket continuano a registrare scommesse milionarie proprio sugli sviluppi bellici.

Wall Street festeggia, ma arrivano le trimestrali

Scommettendo apertamente sullo scenario migliore, Wall Street ha chiuso la scorsa settimana su nuovi massimi storici. L’indice S&P 500 ha toccato quota 7.126 punti, cancellando del tutto le perdite subite all’inizio del conflitto. Ma la vera prova del nove per giustificare queste valutazioni arriva adesso, con l’entrata nel vivo della stagione degli utili.

I riflettori sono tutti puntati su Tesla, i cui conti verranno pubblicati mercoledì 22 aprile a mercati chiusi. Il colosso di Elon Musk ha già deluso sul fronte delle consegne di auto nel primo trimestre, scese del 14% rispetto al trimestre precedente. Gli analisti stimano un utile per azione (EPS) ufficiale di 0,36 dollari, ma le cosiddette “whisper number” (le aspettative ufficiose e più scettiche dei trader) circolano intorno a 0,30 dollari. Il mercato oggi non guarda più a Tesla solo come a un produttore di auto, ma cerca di prezzarla come gigante dell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale, giustificando così l’aumento delle spese in conto capitale a 20 miliardi di dollari annui destinati a robotica e supercomputer.

Sempre negli USA, l’attenzione sarà rivolta ai conti di 3M e UnitedHealth (martedì), e di Intel (giovedì), i cui utili sono attesi in picchiata a solo 1 centesimo per azione. In Europa, il calendario è altrettanto fitto: tra mercoledì e venerdì sono attesi i bilanci di giganti continentali come SAP, L’Oreal, Sanofi e Novartis, oltre alle italiane Moncler, Saipem ed Eni. I risultati eccezionali già presentati nei giorni scorsi dall’olandese ASML fanno sperare in una forte tenuta del comparto tecnologico europeo legato ai semiconduttori.

Dati macro: il consumatore USA e l’industria europea

L’economia reale si misurerà attraverso una densa agenda di dati macroeconomici. Negli Stati Uniti, l’indicatore principale saranno le vendite al dettaglio di marzo (attese martedì), stimate in una forte crescita dell’1,3%, un chiaro segno di un consumatore americano che rifiuta di cedere il passo. Da monitorare venerdì anche la revisione dell’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, precedentemente crollato a quota 47,6 a causa dello shock petrolifero.

In Europa, il clima è decisamente più freddo. Giovedì 23 aprile verranno diffusi i dati Flash PMI, l’indicatore principe sullo stato di salute delle aziende. Se la Germania aveva recentemente mostrato timidi segnali di ripresa nel settore manifatturiero (salito a 52,2), pesi massimi come la Francia restano in stagnazione e la Spagna ha inaspettatamente segnalato una contrazione. Un ulteriore campanello d’allarme arriva dalla fiducia dei consumatori dell’Eurozona (in uscita mercoledì 22 aprile), un indicatore che a marzo è scivolato al minimo di -16,3, pesantemente zavorrato dall’inflazione importata e dalle incertezze belliche. Ad accompagnare questi dati ci saranno gli attesi interventi dei vertici della BCE, inclusa la Presidente Christine Lagarde.

La variabile Fed: l’audizione di Kevin Warsh

A completare il mosaico sarà l’audizione al Senato di Kevin Warsh, in programma martedì 21 aprile, l’uomo scelto da Donald Trump per succedere a Jerome Powell alla guida della Federal Reserve. Il percorso di conferma è accidentato, con i democratici decisi a chiedere un rinvio per far luce sulle indagini del Dipartimento di Giustizia che coinvolgono proprio l’attuale presidente Powell e la governatrice Cook.

Al netto dello scontro costituzionale in corso, Warsh rappresenta un potenziale punto di svolta per i mercati globali. La sua dichiarazione finanziaria ha rivelato asset milionari investiti attivamente nel settore delle criptovalute, incluse posizioni pesanti su Solana, Polymarket e dYdX, rendendolo a tutti gli effetti il primo candidato “crypto-nativo” alla presidenza della banca centrale più potente del mondo.

Tra trimestrali ad altissimo rischio, una geopolitica che cammina sul filo del rasoio e il futuro della politica monetaria americana in profonda ridefinizione, la settimana entrante richiede molta prudenza. L’unica certezza, per ora, è che i mercati continueranno a ballare a un ritmo serrato.

Condividi questo articolo sui tuoi social

Di più da Eleva

La prima intervista di Warren Buffett.

Giugno 1962. In un raro filmato d'archivio della KMTV, un trentunenne Warren Buffett affronta il crollo del mercato azionario con una freddezza che diventerà leggendaria. Mentre Wall Street è nel panico per il "Kennedy...