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- Due dei gestori più noti della Cina — Yang Dong (Wealspring) e Li Bei (Banxia) — definiscono il rally globale dell’AI una «super bolla» vicina al punto di collasso, con crolli fino all’80% su alcuni titoli.
- Il mercato per ora non li ascolta: l’indice AI cinese fa +35% da inizio anno e il Kospi è raddoppiato — chi scommette contro sta perdendo.
- Ma il contesto è cambiato: tassi al 4,8%, petrolio verso i 100 dollari e una Fed più restrittiva sono esattamente il tipo di innesco che storicamente fa scoppiare le bolle.
Analisi 8 settembre 2026

Mentre Wall Street naviga una settimana ad alta tensione — petrolio verso i 100 dollari per le ostilità in Medio Oriente, rendimenti dei Treasury ai massimi di tre mesi e una Fed sotto assedio politico — c’è un avvertimento che continua a riecheggiare nelle sale operative di mezzo mondo. E arriva, paradossalmente, proprio dal Paese che più di tutti sta cavalcando il rally dell’intelligenza artificiale: la Cina.
Due tra i gestori più rispettati del panorama cinese hanno definito il boom azionario legato all’AI una «super bolla» il cui «punto di collasso potrebbe non essere lontano». Non sono voci qualsiasi. E il fatto che, a mesi di distanza dal loro primo allarme, i mercati continuino a salire non chiude la questione — la rende semmai più interessante.
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