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- Escalation nel Golfo: gli USA distruggono cinque petroliere iraniane, Teheran risponde con missili contro navi americane e una base in Giordania. Il Brent chiude a 101,4 dollari, sopra quota 100 per la prima volta da luglio.
- I rendimenti dei Treasury toccano i massimi da 52 settimane (decennale al 4,84%) e Wall Street arretra; stanotte l’Asia ha proseguito in rosso, con Nikkei e Kospi giù di oltre l’1%.
- I futures prezzano ora circa il 60% di probabilità di un rialzo Fed al FOMC del 15-16 settembre: i dati su prezzi alla produzione e inflazione, attesi giovedì e venerdì, diventano lo spartiacque della settimana.
Analisi 10 settembre 2026

Mentre l’Italia dormiva, sui mercati globali si è consumata una di quelle notti destinate a lasciare il segno. La rappresaglia americana contro cinque petroliere iraniane e la risposta missilistica di Teheran hanno spinto il Brent stabilmente sopra i 100 dollari, i rendimenti dei Treasury ai massimi da un anno e le Borse da New York a Tokyo in territorio negativo. Una catena di eventi che arriva nel momento peggiore possibile: a sei giorni da una riunione della Fed che i mercati ormai prezzano come la prima candidata a un rialzo dei tassi dell’era Warsh.
Il filo che lega petrolio, obbligazioni e azioni è uno solo: l’inflazione. Con il greggio oltre quota 100 e i prezzi dell’energia che tornano a correre, lo scenario di una banca centrale americana costretta a stringere ancora anziché allentare non è più un’ipotesi di coda. È lo scenario centrale contro cui i gestori stanno riposizionando i portafogli in queste ore.
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