A un mese esatto dal debutto record a Wall Street, il razzo di Elon Musk ha finito il carburante della prima corsa. Le azioni di SpaceX (ticker SPCX) sono scivolate per la seconda seduta consecutiva, chiudendo lunedì a 139,14 dollari, appena sopra il prezzo “ufficiale” dell’IPO e oltre 10 dollari sotto il livello a cui il titolo aveva iniziato a essere scambiato nel giorno del collocamento. Nel corso della giornata i minimi hanno toccato quota 137, sfiorando quel muro dei 135 dollari da cui tutto era partito il 12 giugno.
Dal trilionario in un giorno al ritorno alla casella di partenza
La parabola è vertiginosa. SpaceX aveva fissato la più grande IPO della storia a 135 dollari per azione il 12 giugno, raccogliendo circa 75 miliardi di dollari e una valutazione vicina a 1.770 miliardi. Le contrattazioni erano poi partite a 150 dollari, con un premio dell’11% sul prezzo di collocamento, e il titolo aveva continuato a salire fino a un massimo storico. Ora è oltre il 38% sotto il picco di 225 dollari toccato tre settimane fa, a illustrare quanto rapidamente l’entusiasmo si sia rovesciato in scetticismo diffuso sulla visione di Musk. Quel debutto aveva brevemente reso il fondatore il primo trilionario al mondo. Oggi chi ha comprato al collocamento è, in sostanza, in pareggio.

L’ingresso nel Nasdaq-100 non ha portato stabilità
Il paradosso è che la discesa arriva proprio dopo un evento che avrebbe dovuto rafforzare il titolo. L’inclusione nel Nasdaq-100 la scorsa settimana aveva convogliato una nuova ondata di acquisti, con i fondi indicizzati costretti a ribilanciare i portafogli per tenere conto dell’ingresso di SpaceX nel benchmark, reso possibile da una modifica delle regole dell’exchange che ha ridotto il periodo di attesa per le società di recente quotazione. Ma l’inclusione nel Nasdaq-100 avrebbe dovuto portare stabilità: ha invece portato venditori. Con un flottante sottile, solo circa il 4% delle azioni collocate sul mercato, i trader attivi hanno venduto sfruttando la domanda garantita dei fondi passivi, accelerando il declino.
I numeri che spaventano gli investitori
Sotto la volatilità c’è un problema di fondo: i conti. Il recente calo si può attribuire a una combinazione di fattori, tra cui perdite significative nella divisione AI, previste a 6,4 miliardi di dollari nel 2025 e 2,5 miliardi nel primo trimestre 2026. Nonostante una valutazione di quasi duemila miliardi di dollari, la società ha perso circa 5 miliardi lo scorso anno. A pesare c’è anche la scommessa ancora tutta da dimostrare sui data center orbitali e le enormi necessità di capitale della compagnia. Non stupisce che qualche osservatore abbia iniziato a parlarne come di un titolo meme.
Gli analisti restano ottimisti (e in disaccordo col mercato)
Wall Street continua a vedere valore. BofA Securities ha avviato la copertura la scorsa settimana con un rating Buy e un target di 235 dollari, mentre le stime più aggressive, come quella di Raymond James, spingono addirittura verso gli 800 dollari a dodici mesi. Il target medio a 12 mesi si aggira sui 242 dollari, con 26 analisti che consigliano l’acquisto e uno solo la vendita. Un divario clamoroso rispetto al prezzo attuale, che racconta bene la distanza tra la fiducia di lungo periodo sul “primato nei lanci” e la nervosa realtà quotidiana degli scambi.

Il prossimo test è nei cieli
La chiave, ora, potrebbe passare letteralmente sopra le nostre teste. Lunedì è arrivata anche una buona notizia sul fronte operativo: la Federal Aviation Administration ha chiuso la revisione sul fallito rientro di un booster Starship dal test di maggio, dando il via libera a SpaceX per procedere con le operazioni di lancio del volo 13 di Starship. La finestra di lancio si apre giovedì 16 luglio alle 18:45 ora della costa Est. Un successo potrebbe restituire slancio al titolo. Il vero banco di prova finanziario, però, arriverà con la trimestrale attesa per i primi di agosto.
Per ora, SpaceX resta osservata speciale: non solo come termometro del settore spaziale, ma come caso reale di come i mercati sappiano prezzare le narrative tecnologiche, un banco di prova che banchieri e consigli di amministrazione di OpenAI e Anthropic quasi certamente useranno quando decideranno se e quando affrontare a loro volta il grande salto in Borsa.





