Il mondo degli investimenti sta per subire una trasformazione radicale. Secondo il CEO di Coinbase, Brian Armstrong, le azioni tokenizzate hanno il potenziale per aprire i mercati statunitensi a circa 4 miliardi di persone che oggi non hanno alcun accesso ai servizi di brokeraggio tradizionali. “Metà del pianeta non ha praticamente alcun accesso ad aziende statunitensi di alta qualità in cui investire”, ha dichiarato Armstrong durante una recente intervista al podcast Sourcery con Molly O’Shea, sottolineando come gran parte della popolazione globale sia intrappolata e costretta a detenere contanti o investimenti locali di scarsa qualità.

La risposta dell’azienda di criptovalute prende il nome di “Everything Exchange”, un ecosistema unificato e progettato per scambiare qualsiasi classe di asset, fondendo le reti blockchain con i mercati dei capitali tradizionali. Al centro di questa strategia si posiziona la futura piattaforma “Coinbase Tokenize”, rivolta alla tokenizzazione degli asset del mondo reale (RWA). A differenza dei prodotti finanziari digitali lanciati in passato da altre piattaforme, che spesso funzionano come derivati sintetici o ricevute di debito prive di diritti di governance, l’offerta proposta da Coinbase si basa su veri e propri titoli azionari. Ogni token sarà garantito in un rapporto di uno a uno dall’azione reale sottostante detenuta in custodia, conferendo l’effettiva proprietà del titolo, il diritto di voto e la riscossione diretta dei dividendi.
Tuttavia, l’implementazione pratica di questa visione si scontra frontalmente con il labirinto normativo statunitense. Le leggi, in particolare quelle supervisionate dalla SEC, non sono ancora state adeguate per accogliere a pieno queste innovazioni ingegneristiche. Attualmente, Coinbase sta spingendo per ottenere una “no-action letter” dalla SEC; questa rassicurazione formale consentirebbe all’azienda di offrire l’accesso alle azioni tokenizzate senza incorrere in cause legali immediate da parte dell’autorità di vigilanza.
Nel frattempo, il tentativo del Congresso di dare chiarezza al settore tramite il Digital Asset Market CLARITY Act ha subito un arresto clamoroso. Proprio recentemente, Armstrong ha ritirato l’appoggio di Coinbase al disegno di legge, dichiarando che è preferibile “non avere alcuna legge piuttosto che una cattiva legge”. Il crollo delle negoziazioni si è consumato attorno a due clausole fondamentali inserite nel testo legislativo: il divieto di erogare rendimenti ai detentori di stablecoin (un prodotto cruciale per Coinbase) e norme che, a detta di Armstrong, avrebbero introdotto un “divieto de facto” sulle azioni tokenizzate costringendo l’industria ad applicare le stesse inefficienti restrizioni dei mercati analogici.

Nonostante l’incertezza politica, la tabella di marcia di Coinbase non rallenta e integra nuove tecnologie di frontiera. L’azienda sta combinando la tokenizzazione degli asset con le intelligenze artificiali autonome, impiegando già più di 1.200 “agenti IA” al proprio interno. Inoltre, la società ha fatto registrare presso la SEC il suo nuovo “Coinbase Advisor”, il primo caso in cui il consulente per gli investimenti ufficialmente autorizzato è il software stesso e non l’operatore umano alle sue spalle. Sfruttando la blockchain di proprietà “Base”, che abbatte i costi di transazione, l’obiettivo è consentire alle macchine di gestire portafogli ed eseguire scambi in frazioni di centesimo.
Se Coinbase riuscirà a farsi strada attraverso le complesse intemperie legali americane, il risultato andrà oltre una semplice espansione commerciale. Consentire a miliardi di individui, molti dei quali residenti in mercati emergenti afflitti da alta inflazione, di possedere frammenti delle principali aziende globali per salvaguardare i propri risparmi, rappresenterà probabilmente la più vasta opera di democratizzazione finanziaria del nostro tempo.





