Raggiunto nella notte a Strasburgo l’accordo tra Parlamento e Consiglio. Via libera all’azzeramento dei dazi industriali americani in cambio di un tetto del 15% sull’export europeo. Salvo, per ora, il settore auto, ma resta l’incognita sui metalli.
Il peggio è evitato, almeno per il momento. Nel cuore della notte, al termine di un estenuante negoziato interistituzionale (il cosiddetto “trilogo”) durato oltre cinque ore all’interno dell’edificio Louise Weiss, l’Unione Europea ha trovato la quadra per disinnescare quella che minacciava di essere la più letale guerra commerciale transatlantica dell’ultimo decennio. Parlamento Europeo, Consiglio degli Stati membri e Commissione hanno finalmente raggiunto un accordo provvisorio sui due regolamenti necessari per tradurre in legge l’intesa economica stipulata nell’estate del 2025 al vertice di Turnberry, in Scozia, tra la Presidente Ursula von der Leyen e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
L’ultimatum e il compromesso asimmetrico
Il tempismo di questa ratifica non è casuale ed è stato dettato dalla forte pressione d’oltreoceano. L’amministrazione Trump aveva infatti fissato una scadenza perentoria: il 4 luglio 2026, giorno del 250esimo anniversario dell’Indipendenza americana. Senza un via libera europeo entro quella data, la Casa Bianca era pronta a far scattare la misura, innalzando dal 15% al 25% i dazi doganali sulle importazioni di automobili e veicoli commerciali del Vecchio Continente. Un colpo che avrebbe messo in ginocchio le vitali filiere industriali dell’automotive in Germania, Italia, Francia e Slovacchia.

“Un accordo è un accordo, e l’UE onora i propri impegni”, ha commentato a caldo sui social network la Presidente von der Leyen, sottolineando l’affidabilità dell’Europa come partner commerciale. Ma cosa prevede, nei fatti, questo patto faticosamente confermato?
L’intesa ratificata pende, in termini di concessioni immediate, in favore di Washington. L’Europa si impegna ad eliminare i dazi doganali su un’ampia gamma di beni industriali statunitensi, garantendo inoltre un accesso preferenziale a determinati prodotti agricoli e ittici “non sensibili”. Tra questi ha assunto un valore politicamente simbolico l’aragosta americana: un regolamento dedicato prolungherà l’importazione a dazio zero di questo crostaceo fino al 2030, con effetto rigorosamente retroattivo a partire dall’agosto 2025 per compiacere le tempistiche pattuite in Scozia.
In cambio, gli Stati Uniti applicheranno un “tetto tariffario onnicomprensivo” (tariff ceiling) del 15% sulla stragrande maggioranza dell’export europeo. Questa soglia salva le vetture europee dalle minacce di rincari, stabilizzando temporaneamente un interscambio commerciale transatlantico che vale oltre 1.600 miliardi di euro.
Le difese dell’Europa: scadenze e clausole di salvaguardia
La dialettica interna alle istituzioni europee è stata tesa. Se i governi nazionali del Consiglio spingevano per chiudere in fretta la pratica per salvare l’ossigeno finanziario delle imprese, il Parlamento Europeo – guidato dal socialdemocratico tedesco Bernd Lange – ha lottato aspramente per non consegnare a Trump un assegno in bianco privo di garanzie. Le pretese più idealiste dell’Eurocamera (come la richiesta di far saltare l’accordo se gli USA avessero continuato a minacciare l’integrità territoriale di Stati membri, in riferimento alla crisi della Groenlandia) sono state scartate per non irritare irrimediabilmente la Casa Bianca.

Tuttavia, gli eurodeputati hanno blindato l’accordo con una formidabile rete di tutele tecniche. In primis, il patto commerciale è a tempo determinato: la cosiddetta sunset clause farà scadere i regolamenti il 31 dicembre 2029, un orizzonte temporale che non a caso coincide con il ciclo elettorale presidenziale americano. In secondo luogo, Bruxelles ha introdotto un severo meccanismo di salvaguardia: la Commissione dovrà riferire ogni tre mesi sui flussi commerciali e avrà il potere di bloccare tempestivamente le importazioni statunitensi qualora esse minaccino di infliggere gravi danni alle industrie e all’agricoltura nazionale.
L’incognita aperta su acciaio e alluminio
Un grande e pericoloso nodo resta però da sciogliere: la questione dei metalli. Nonostante il pattuito tetto generale del 15%, lo scorso agosto gli USA hanno aggiunto oltre 400 categorie ai derivati di acciaio e alluminio, continuando ad applicare tariffe punitive e fuori mercato che arrivano anche al 50%. Su questo punto l’UE ha tracciato una linea rossa: se entro il 31 dicembre 2026 l’amministrazione americana non ritirerà queste sovrattasse smodate sull’acciaio e l’alluminio europeo, la Commissione sospenderà unilateralmente i favori concessi all’import statunitense.
Michael Damianos, ministro in rappresentanza della presidenza cipriota di turno dell’UE, ha celebrato il mantenimento di un partenariato “stabile, prevedibile ed equilibrato”. Dietro i comunicati ufficiali, tuttavia, si profila lo scenario di una semplice tregua armata. L’Europa ha evitato uno shock economico paralizzante, ma il vero banco di prova per questa instabile pace transatlantica si presenterà già alla fine del 2026.






