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Wall Street: JPMorgan inizia a tracciare le ore dei giovani banchieri tramite i dati digitali

Mar 20, 2026 | Finanza

Oggi, 20 marzo 2026, un’esclusiva del Financial Times ha portato alla luce un cambiamento epocale all’interno delle mura della finanza globale. Nel tentativo di porre un freno alla famigerata cultura del superlavoro che da decenni affligge l’investment banking, JPMorgan Chase ha avviato un programma informatico senza precedenti per sorvegliare l’orario di lavoro dei propri analisti junior. L’iniziativa, segna il passaggio definitivo dalla rendicontazione volontaria delle ore alla sorveglianza algoritmica automatizzata.

Il metodo di tracciamento

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, la banca americana sta conducendo un programma pilota che incrocia i tradizionali timesheet (i registri presenze compilati manualmente dai dipendenti) con una stima generata dai computer aziendali. Il nuovo algoritmo calcola l’effettivo coinvolgimento lavorativo misurando meticolosamente la cosiddetta “impronta digitale” (digital footprint) settimanale di ogni banchiere: il software traccia il numero di battute sulla tastiera (desktop keystrokes), conteggia i minuti esatti trascorsi in videochiamata e analizza la densità degli incontri programmati nei calendari.

I risultati di queste analisi vengono poi inviati sotto forma di report direttamente ai dipendenti. La dirigenza di JPMorgan ha confermato la notizia al Financial Times, ma ha cercato di smorzarne i toni distopici. In una dichiarazione ufficiale, la banca ha precisato che lo strumento “riguarda la consapevolezza, non l’applicazione coercitiva”, paragonando questi report ai riepiloghi settimanali sul “tempo di utilizzo dello schermo” che tutti noi riceviamo sui nostri smartphone. L’obiettivo dichiarato, spiega l’istituto, è quello di favorire la trasparenza, tutelare il benessere mentale e fisico e incoraggiare conversazioni più aperte con i manager riguardo ai carichi di lavoro. Tuttavia, JPMorgan ha già confermato l’intenzione di estendere questo programma a livello globale in tutta la divisione di investment banking.

Le ombre del passato e il caso Lukenas

Per comprendere perché la banca guidata da Jamie Dimon sia arrivata a spiare i movimenti del mouse dei propri dipendenti, bisogna guardare alle recenti problematiche che hanno colpito Wall Street. L’industria finanziaria ha una conosciuta storia di orari pesanti, spesso superiori alle 100 ore settimanali. L’evento catalizzatore di questa ondata di riforme è avvenuto meno di due anni fa, nel maggio 2024, con la morte di Leo Lukenas. Lukenas, un banchiere di 35 anni della Bank of America con un passato nei Berretti Verdi, è deceduto a causa di un trombo coronarico dopo aver trascorso settimane a lavorare più di 100 ore per chiudere una fusione aziendale da 2 miliardi di dollari.

Il caso di Lukenas ha riaperto vecchie ferite, riportando alla memoria la morte di Moritz Erhardt, stagista ventunenne spirato a Londra nel 2013 dopo aver lavorato per 72 ore consecutive senza dormire , e il suicidio nel 2015 del ventiduenne Sarvshreshth Gupta, analista di Goldman Sachs schiacciato dalla pressione manageriale. Ma soprattutto, l’indagine scaturita dalla morte di Lukenas ha portato alla luce un segreto di Pulcinella: i giovani banchieri venivano spesso istruiti dai dirigenti di alto livello a mentire sui timesheet e a dichiarare meno ore di quelle effettivamente lavorate, in modo da non far scattare gli allarmi delle Risorse Umane.

Una soluzione sostenibile?

È proprio per disinnescare la falsificazione umana che è subentrato l’algoritmo. Sulla scia di questi scandali, JPMorgan aveva già stabilito un limite massimo di 80 ore settimanali. Dal canto suo, Bank of America ha recentemente introdotto un “banker diary” digitale che costringe i dipendenti a rendicontare il lavoro su base giornaliera, per individuare chi è in sovraccarico e riassegnare i compiti.

Nonostante i tentativi delle grandi banche di correggere la propria cultura fatta di orari insostenibili, l’articolo del Financial Times e le reazioni odierne degli addetti ai lavori evidenziano scetticismo. L’impiego di questo genere di tecnologia, spesso definita criticamente bossware, viene vista da molti dipendenti come una grave violazione della privacy.

C’è inoltre un dubbio strutturale: per quanto sofisticato, nessun software può arginare i ritmi incalzanti di un mercato spietato e iper-competitivo. Alcuni analisti sostengono che misurare le ore non cambierà l’equazione di base di Wall Street. Finché i bonus dei dirigenti saranno legati alla chiusura repentina degli affari miliardari, la pressione sui giovani analisti per consegnare modelli finanziari perfetti a qualsiasi ora, anche di notte, rimarrà immutata. Il rischio concreto è che il tracciamento informatico si limiti a spingere il lavoro straordinario in “zone d’ombra”, costringendo i giovani banchieri a completare i compiti su dispositivi personali pur di non farsi scoprire dal nuovo sceriffo digitale di JPMorgan.

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