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Ultimatum USA a Kiev: elezioni e referendum per la pace entro maggio. Il piano di Zelensky

Feb 11, 2026 | Geo/Politica

La guerra in Ucraina potrebbe essere a un punto di svolta non sul campo di battaglia, ma nelle urne. Secondo quanto rivelato oggi dal Financial Times, il presidente Volodymyr Zelensky si appresta a compiere una mossa rischiosa: annunciare, il prossimo 24 febbraio 2026, quarto anniversario dell’invasione russa, un piano per indire elezioni presidenziali e un referendum nazionale sui termini di un accordo di pace.

La scadenza di Washington: “tutto entro il 15 maggio”

Dietro l’apparente iniziativa di Kiev si cela una forte pressione della Casa Bianca. Fonti diplomatiche confermano che l’amministrazione Trump ha fissato una deadline non ufficiale ma perentoria: le consultazioni devono tenersi entro il 15 maggio 2026. L’obiettivo di Washington è chiudere il dossier ucraino entro l’inizio dell’estate, permettendo al Presidente americano di presentarsi alle elezioni di midterm di novembre con un “accordo di pace” in tasca.

La leva utilizzata dagli inviati americani, Steve Witkoff e Jared Kushner, è esistenziale: senza questo passaggio democratico che legittimi eventuali compromessi, l’Ucraina rischierebbe di perdere le garanzie di sicurezza essenziali per il futuro.

Il “pacchetto Dmitriev”

Mentre i missili continuano a cadere, a tavoli riservati si discute di cifre colossali. Zelensky ha rivelato l’esistenza del cosiddetto “Pacchetto Dmitriev”, un piano di cooperazione economica russo-americano dal valore stimato di 12 trilioni di dollari, che includerebbe la ricostruzione e progetti energetici. Per il Cremlino, rappresentato dal capo del fondo sovrano Kirill Dmitriev, è l’offerta per “comprare” la fine delle ostilità; per Kiev, rischia di essere il prezzo della propria sovranità.

Votare sotto le bombe?

La fattibilità del piano rimane l’incognita principale. La legge marziale ucraina vieta espressamente le elezioni in tempo di guerra e l’Ufficio del Presidente ha ribadito oggi che “senza sicurezza non ci saranno annunci”, citando i recenti attacchi russi che hanno colpito infrastrutture e civili.

Tuttavia, il clima interno sta cambiando. Sebbene il 54% degli ucraini rifiuti ancora cessioni territoriali, un sondaggio recente mostra che il 55% è favorevole a un referendum per decidere democraticamente le sorti della guerra. La mossa del 24 febbraio potrebbe essere l’ultimo tentativo di Zelensky di unire il Paese davanti a una scelta dolorosa, trasformando un ultimatum esterno in una decisione sovrana del popolo ucraino.

Nel frattempo, la guerra non aspetta: solo pochi giorni fa, la Russia ha lanciato oltre 400 droni in una singola notte, ricordando a tutti che la strada verso il 15 maggio è ancora lunga.

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