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Shock petrolifero: 40 asset energetici distrutti e Stretto di Hormuz chiuso. L’IEA avverte: “crisi peggiore degli anni ’70”

Mar 23, 2026 | MacroEconomia

Le certezze dell’economia mondiale stanno venendo meno sotto i colpi di un’offensiva senza precedenti nel Medio Oriente. Fatih Birol, Direttore Esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), ha lanciato questa mattina dal National Press Club di Canberra un monito che gela i mercati: oltre 40 asset energetici critici, distribuiti in nove paesi della regione, sono stati “seriamente o molto seriamente” danneggiati dai combattimenti.

Non si tratta più solo di una tensione passeggera sui prezzi, ma di una mutilazione strutturale della capacità produttiva globale. Secondo Birol, il mondo sta affrontando una crisi che supera per portata e gravità i due shock petroliferi degli anni ’70 e la crisi del gas seguita all’invasione dell’Ucraina nel 2022, definendola come “due crisi petrolifere e un crollo del gas messi insieme”.

Una scia di distruzione in nove paesi

La mappa dei danni delineata dall’IEA è vasta. I bombardamenti e gli attacchi con droni hanno colpito pozzi di estrazione, raffinerie e gasdotti non solo in Iran, ma in un’area che coinvolge direttamente o indirettamente attori chiave come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait. Birol ha avvertito che il ripristino di questi impianti non sarà immediato: ci vorranno mesi, se non anni, per riportare online le infrastrutture devastate, prolungando la carenza di offerta ben oltre un’eventuale cessazione delle ostilità.

Il blocco “di fatto” dello Stretto di Hormuz, l’arteria vitale dove normalmente transita il 20% del petrolio e del gas mondiale, ha ridotto i flussi a un “rivolo insignificante”. Questa paralisi ha rimosso dal mercato circa 11 milioni di barili di greggio al giorno e 140 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (GNL), innescando una corsa frenetica agli approvvigionamenti alternativi.

L’ultimatum di Trump e la reazione di Teheran

Mentre il Brent oscilla nervosamente sopra i 114 dollari al barile, la tensione diplomatica ha raggiunto il punto di ebollizione. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un ultimatum perentorio via Truth Social: l’Iran ha tempo fino alle 23:44 GMT di lunedì 23 marzo per riaprire completamente lo Stretto di Hormuz. In caso contrario, Washington minaccia di “obliterare” le centrali elettriche iraniane, partendo dalle più grandi, anche se in giornata Trump si è smentito da solo concedendo altri 5 giorni all’Iran.

La replica di Teheran non si è fatta attendere. Il comando militare Khatam al-Anbiya ha dichiarato che ogni attacco alle infrastrutture iraniane renderà “bersagli legittimi” tutte le centrali elettriche, i sistemi IT e gli impianti di desalinizzazione utilizzati dagli Stati Uniti e dai loro alleati nella regione. È una dottrina di distruzione mutua assicurata applicata all’energia, che minaccia di lasciare al buio e senza acqua intere nazioni del Golfo.

L’Italia corre ai ripari: il piano Eni e il caro bollette

In Italia, le ripercussioni sono già tangibili. Con il prezzo del gas al TTF di Amsterdam che ha superato i 68 euro al megawattora, le famiglie si preparano a una stangata stimata in oltre 350 euro annui di rincari medi tra luce e gas.

Per fronteggiare l’emergenza, il governo Meloni e l’Eni hanno accelerato le manovre diplomatiche verso il Nord Africa. L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha avviato trattative riservate con la compagnia algerina Sonatrach per blindare volumi aggiuntivi di gas che possano sostituire le forniture qatariote, pesantemente danneggiate dagli attacchi. Sul fronte interno, Eni ha presentato un piano industriale che prevede una politica di dividendi straordinari: se il Brent resterà sopra i 90 dollari, il gruppo distribuirà il 100% del cash flow addizionale, fornendo ossigeno alle casse del Tesoro per finanziare misure di sostegno sociale.

Il governo sta inoltre valutando il ripristino dell’ “accisa mobile” per calmierare il prezzo dei carburanti qualora superino i 2 euro al litro, utilizzando l’extra-gettito IVA per tagliare le tasse alla pompa.

Le contromisure dell’IEA

Per tentare di stabilizzare i mercati, i paesi membri dell’IEA hanno concordato il rilascio di 400 milioni di barili dalle scorte strategiche, la quantità più imponente nella storia dell’agenzia. Tuttavia, Birol è stato chiaro: le scorte possono attutire lo shock, ma non risolverlo.

L’Agenzia ha quindi rilanciato un piano in 10 punti per tagliare la domanda, invitando i governi a incentivare il lavoro da casa (smart working), ridurre i limiti di velocità autostradali di almeno 10 km/h e limitare i viaggi aerei d’affari. “Nessun paese sarà immune”, ha concluso Birol, sottolineando che l’unica vera soluzione rimane la riapertura diplomatica e fisica delle rotte marittime del Golfo.

Mentre il timer dell’ultimatum americano scorre verso lo zero, l’economia globale trattiene il respiro, consapevole che la modernità stessa è appesa all’integrità di quei tubi e di quelle rotte che oggi sono diventati il fronte principale di una guerra energetica totale.

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