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L’oro frena bruscamente: Bank of America avverte che un crollo a 3.700 dollari è una “possibilità reale”

Mar 29, 2026 | MacroEconomia

L’inarrestabile corsa dell’oro, che per mesi ha dominato incontrastata i mercati finanziari spingendo le quotazioni su livelli record, sembra aver incontrato un ostacolo decisivo. Dopo un rally vertiginoso e senza precedenti che ha visto il metallo prezioso esplodere dai circa 1.810 dollari di fine 2023 fino a sfiorare la barriera psicologica dei 6.000 dollari all’inizio del 2026, i più influenti istituti bancari avvertono che è in corso un profondo ripensamento del mercato. Secondo gli strategist di Bank of America, l’attuale debolezza non si esaurirà in una semplice pausa temporanea, ma darà vita a una prolungata fase di consolidamento che potrebbe spingere i prezzi a precipitare fino a 3.700 dollari l’oncia.

Nonostante un recente, timido rimbalzo che ha visto il prezzo spot (XAU/USD) guadagnare il 2,6% in una singola sessione, i contratti futures sull’oro mostrano oggi un rialzo inferiore al 4% da inizio anno. Questo dato, in forte contrasto con le impennate a doppia cifra di inizio anno, certifica l’esaurimento della spinta propulsiva e solleva pesanti interrogativi per gli investitori globali.

I segnali tecnici

A tracciare le cause tecniche di questo potenziale declino è Paul Ciana, noto strategist di Bank of America. Secondo l’analisi di Ciana, il mercato dell’oro è inequivocabilmente entrato in una fase correttiva identificabile come “onda quattro” (wave-four). Si tratta di un pattern di consolidamento che segue tipicamente i rally più violenti e che richiede tempo per essere smaltito. L’analista avverte che i segnali di slancio e i pattern di prezzo indicano che questa struttura depressa “può ragionevolmente persistere per tutto il secondo trimestre e prolungarsi fino al terzo trimestre” dell’anno in corso.

Di conseguenza, il metallo faticherà enormemente a riconquistare nel breve termine i picchi registrati a gennaio, favorendo invece scambi confinati in un intervallo laterale ma caratterizzati da un forte rischio al ribasso. Bank of America individua il rischio immediato verso il livello dei 4.000 dollari, con un supporto tecnico di importanza cruciale posizionato intorno ai 3.967 dollari, in corrispondenza della media mobile a 50 settimane.

Tuttavia, il vero obiettivo ribassista è ancora più profondo. Considerando le proporzioni del precedente rialzo pluriennale, Ciana ha chiarito senza mezzi termini che “un ritracciamento verso i 3.700 dollari non sarebbe insolito”. Una caduta di tale entità risulterebbe infatti coerente con i canoni di una correzione standard per un mercato divenuto eccessivamente sovraesteso.

I tre macigni macroeconomici

Se i grafici di Bank of America indicano un consolidamento prolungato, è la macroeconomia a fornire il carburante per questa discesa. Peter Berezin, Chief Global Strategist di BCA Research, ha individuato tre fattori principali che stanno guidando e giustificando l’attuale debolezza dell’oro.

Il primo ostacolo è il deterioramento dell’equazione monetaria. Il dollaro statunitense si è recentemente rafforzato, muovendosi di pari passo con un innalzamento delle aspettative sui tassi di interesse. Come sentenzia Berezin, “da una prospettiva macroeconomica, un biglietto verde più forte e tassi più elevati sono solitamente una cattiva notizia per l’oro”, poiché rendono molto più attraenti per gli investitori gli asset che offrono un rendimento periodico.

Il secondo elemento critico risiede nell’eccesso speculativo. All’inizio di marzo, i mercati dell’oro e dell’argento si trovavano in uno stato tecnico di severo ipercomprato, appesantiti da scommesse eccessivamente a leva. In queste condizioni di estrema fragilità, le improvvise ondate di avversione al rischio innescano vendite dettate dal panico, poiché gli operatori sono costretti a liquidare in fretta le posizioni per rientrare nei margini. Berezin ha richiamato alla memoria le dinamiche viste nell’ottobre del 2008, un periodo in cui le quotazioni dell’oro subirono un crollo paradossale e improvviso a causa della disperata necessità di liquidità del sistema finanziario.

Il terzo e forse più inatteso fattore è l’ammutinamento parziale della domanda istituzionale. Il settore ufficiale, in particolare le banche centrali sovrane che per anni hanno garantito un flusso inesauribile di acquisti, sta mutando pelle. Emergerebbero chiari segnali di inversione, con istituzioni statali che rallentano l’accumulo o avviano liquidazioni. Ad esempio, la Polonia starebbe valutando vendite di riserve auree allo scopo pratico di finanziare la propria spesa per la difesa nazionale, mentre la Turchia avrebbe già ceduto lingotti per difendere l’agonizzante Lira sul mercato valutario. Anche i Paesi del Golfo mostrano rallentamenti negli acquisti a causa di minori entrate legate all’export energetico.

L’effetto contagio sull’argento

Il consolidamento si sta abbattendo con forza speculare anche sull’argento, che ha da poco interrotto in modo drammatico una striscia di sette sedute positive chiudendo una sessione del Comex in calo del 4,4%. Bank of America definisce il mercato dell’argento “un po’ più complicato” al momento, paventando ulteriori seri rischi di ribasso nel breve termine. Berezin di BCA rincara la dose, sottolineando come le vertiginose fluttuazioni siano da imputare a una speculazione spinta all’estremo, alimentata sia dall’opaca attività delle borse cinesi sia dall’arrivo di orde di investitori legati al mondo delle criptovalute, i quali si tuffano su questi asset per catturarne la pura volatilità.

Questa profonda fase di purificazione del mercato convive tuttavia con un persistente, quasi cieco, ottimismo strutturale di lungo termine. Le stesse istituzioni che suonano oggi la carica della ritirata fissano obiettivi inesplorati per il futuro. Bank of America ha recentemente innalzato le proprie stime medie a lungo termine, proiettando il prezzo dell’oro a 5.000 dollari l’oncia nel 2026 e sottolineando che, in uno scenario di estrema insicurezza tariffaria o turbolenza della Federal Reserve, l’asset assicurativo globale potrebbe persino superare i 6.000 dollari nei prossimi 12 mesi. Anche giganti come Societe Generale e Goldman Sachs condividono questo target pluriennale dei 5.000 dollari , mentre Berezin ribadisce che il ciclo decennale rimane rialzista per timore dell’erosione del potere d’acquisto dei governi.

In conclusione, i big di Wall Street continueranno ad adottare l’oro come bene rifugio per eccellenza, ma un calo dopo un rally di questa portata, proprio nel momento in cui aumentano gli acquisti di massa, è fisiologico e motivato anche dagli sviluppi geopolitici e macroeconomici.

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