L’intelligenza artificiale ha fame, e per nutrirla le “Big Tech” stanno scatenando uno tsunami di debito senza precedenti sui mercati globali. A lanciare l’allarme è un corposo rapporto di Morgan Stanley pubblicato oggi, che delinea un quadro tanto affascinante quanto inquietante: entro la fine del 2026, le emissioni globali di debito legate all’IA raddoppieranno, sfiorando l’incredibile cifra di 570 miliardi di dollari.
I numeri
L’entità del fenomeno è sbalorditiva. Al 31 maggio di quest’anno, l’emissione di debito societario strettamente correlata all’IA aveva già toccato i 236 miliardi di dollari, segnando un aumento di quattro volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il motore di questa frenesia creditizia è la spesa in conto capitale (capex) dei cosiddetti hyperscaler: Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta. Secondo le proiezioni, queste quattro aziende bruceranno cumulativamente 700 miliardi di dollari nel 2026 per costruire le infrastrutture necessarie all’IA, una cifra destinata a superare la soglia psicologica di 1 trilione di dollari nel 2027.
“Le società tecnologiche che hanno fatto lungo affidamento su forti flussi di cassa si stanno rivolgendo sempre più al finanziamento tramite debito”, spiegano gli analisti della banca d’investimento. La motivazione è strutturale: l’hardware per l’IA richiede enormi data center, vaste reti elettriche e sistemi di raffreddamento che presentano costi monumentali e vite utili di 20 o 30 anni. Questo disallineamento temporale costringe i giganti del web a indebitarsi massicciamente a lungo termine per bloccare tassi fissi e coprire le spese.

La caccia ai capitali oltre i confini USA
Per evitare di saturare il mercato obbligazionario statunitense denominato in dollari, col rischio di far schizzare alle stelle i tassi di interesse dei propri bond, le tesorerie delle Big Tech stanno orchestrando una sofisticata campagna di approvvigionamento su scala globale.
Alphabet ha recentemente emesso la sua prima obbligazione in yen giapponesi per 500 miliardi (circa 3,2 miliardi di dollari USA), approfittando dell’ambiente di tassi d’interesse eccezionalmente bassi del Sol Levante e attirando i grandi fondi pensione locali. Amazon, dal canto suo, ha polverizzato i record nei mercati esteri piazzando obbligazioni per 14 miliardi di dollari canadesi e raccogliendo ben 14,5 miliardi di euro attraverso la sua controllata per il cloud, AWS.
L’onda d’urto sull’economia reale
Questa inondazione di nuovo debito non è indolore. Secondo gli analisti, il massiccio boom delle costruzioni legate all’IA, quantificato da Morgan Stanley in circa 2,9 trilioni di dollari di investimenti globali previsti fino al 2028, equivale a uno stimolo fiscale governativo e sta contribuendo a mantenere ostinatamente alti i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a lungo termine.
Inoltre, il mercato del credito inizia a mostrare chiari segni di stress da indigestione. Le aziende del settore tecnologico sono diventate enormi fornitrici di rischio di duration. Il premio richiesto dal mercato per assicurarsi contro il default di società un tempo estranee a grandi emissioni a lungo termine, come Oracle, è letteralmente esploso, passando da 30 a 150 punti base nell’ultimo anno. Morgan Stanley avverte senza mezzi termini: l’azione dei prezzi sul mercato obbligazionario è ormai guidata quasi esclusivamente dalle “aspettative sull’offerta” e la persistente marea di emissioni inizierà ad allargare i differenziali di rendimento (spread) nella seconda metà dell’anno.

Il verdetto del mercato
Mentre il mercato azionario continua a festeggiare, inebriato dai futuri guadagni di produttività e da un’espansione infrastrutturale che da sola contribuirà a un quarto della crescita del PIL americano del 2026 , il mercato obbligazionario lancia un monito silenzioso.
I fondi speculativi fiutano l’opportunità e osservano le prime crepe: quanto a lungo gli investitori tollereranno di finanziare a debito gigantesche infrastrutture il cui effettivo ritorno economico è ancora da decifrare? La rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale non si sta combattendo solo a colpi di microchip di ultima generazione, ma anche a colpi di debito e derivati di credito. E Wall Street, per ora, sembra disposta a pagarne il conto.





