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La prima volta senza Buffett. Greg Abel alla guida di Berkshire: «Il prezzo delle opportunità non è appetibile»

Mag 4, 2026 | Finanza

Omaha, 2 maggio 2026.

Per la prima volta in oltre sessant’anni, la platea del CHI Health Center di Omaha non ha visto Warren Buffett salire sul palco come CEO. Al suo posto, Greg Abel, 63 anni, canadese, ex numero uno di Berkshire Hathaway Energy, ha preso in mano il microfono davanti a decine di migliaia di azionisti convenuti per il “Woodstock for Capitalists”. Era la sua prima assemblea come amministratore delegato, carica che ricopre ufficialmente dal 1° gennaio 2026. Buffett, 95 anni, era seduto tra il pubblico. Ha applaudito. Ha preso la parola solo una volta, brevemente, per dire che Abel «sta facendo tutto quello che facevo io, e lo fa meglio in ogni caso».

Un trimestre record, ma il denaro resta fermo

Prima ancora che i lavori aprissero, Berkshire aveva diffuso i risultati del primo trimestre 2026: utile operativo in crescita del 18% anno su anno, a 11,35 miliardi di dollari. Il comparto assicurativo ha trainato i risultati, con l’underwriting in rialzo del 28,5% a circa 1,7 miliardi. Numeri solidi. Eppure il vero protagonista resta la liquidità: la cassa di Berkshire è salita a un record di 397,4 miliardi di dollari, superando il precedente massimo storico. Quasi 400 miliardi parcheggiati in Treasury Bill, in attesa di un’occasione che ancora non si vede.

Abel ha detto chiaramente che Berkshire mantiene una lista ristretta di potenziali acquisizioni da perseguire, interamente o in parte, al prezzo giusto: «Ci saranno dislocazioni di mercato che ci permetteranno di agire». Ma ha anche ammesso, senza giri di parole, che al momento «il prezzo delle opportunità rispetto al rischio non è appetibile». Stessa posizione espressa da Buffett in un’intervista a margine dell’assemblea: «Non è il nostro ambiente ideale per impiegare liquidità per Berkshire», ha dichiarato l’ex CEO, sottolineando però che il gruppo ha «il management giusto» e può «scegliere i propri momenti».

Il riacquisto di azioni: un segnale timido

Nel primo trimestre Berkshire ha riacquistato 234 milioni di dollari di azioni proprie, i primi buyback dal maggio 2024, anche se non ne ha effettuati nelle prime due settimane di aprile. Un segnale che l’azienda vede ancora valore nel proprio titolo sotto la soglia del valore intrinseco, ma un segnale modesto rispetto alla montagna di liquidità disponibile. Le azioni di Berkshire hanno perso oltre il 5% da inizio anno, sottoperformando il guadagno del 4% dell’S&P 500 e accumulando un ritardo di oltre 30 punti percentuali dall’annuncio del ritiro di Buffett lo scorso maggio.

Il portafoglio: Japan, Apple e l’addio a Combs

Sul fronte del portafoglio azionario, Abel ha confermato due pilastri fondamentali. Il primo sono le partecipazioni nelle grandi trading house giapponesi: Abel ha sottolineato l’impegno di lungo periodo del gruppo verso queste società, citandole come un pilastro chiave del portafoglio. Il secondo è Apple. Buffett, intervenendo dal pubblico, ha ricordato che la scommessa di 35 miliardi di dollari sull’iPhone maker effettuata un decennio fa si è trasformata in 185 miliardi comprensivi di dividendi, elogiando Tim Cook. Un investimento, ha detto, che ha ripagato proprio come accadde con il successore di Steve Jobs: nessuno sapeva chi sarebbe stato, pochi lo conoscevano, eppure la scelta si è rivelata vincente. Un parallelo non casuale con la transizione in corso in casa Berkshire.

Nel frattempo, Abel sta rivedendo alcune posizioni legate all’ex gestore Todd Combs, passato a JPMorgan a fine 2025, in segno di un approccio più centralizzato alla gestione del portafoglio azionario da circa 300 miliardi.

L’intelligenza artificiale: sì, ma senza seguire le mode

Uno dei temi più dibattuti dell’assemblea è stato quello dell’IA. Abel ha risposto con pragmatismo: Berkshire non farà «AI per il gusto di fare AI», ma sta già esplorando strumenti basati su modelli linguistici avanzati per migliorare le operazioni di BNSF Railway. «Non c’è dubbio che questa tecnologia possa essere usata trasversalmente nei nostri business», ha dichiarato Abel. E c’è un angolo spesso trascurato: Abel ha ricordato che Berkshire detiene le utility che alimentano i data center, un vantaggio strutturale nella crescita dell’AI che non richiede di comprare azioni tecnologiche.

Nessuno spezzatino. E i dazi pesano

A chi chiedeva se avesse senso smembrare il conglomerato in un’era dominata dalla specializzazione, Abel ha risposto senza esitazione: «Assolutamente no. Vediamo la nostra struttura conglomerale funzionare senza burocrazia e senza costi gonfiati. Non pensiamo di cedere sussidiarie per quella ragione, mai».

Il quadro macroeconomico, però, non è privo di ombre. I dirigenti hanno affrontato le incertezze legate ai dazi sulle operazioni industriali e i rischi assicurativi su rotte marittime in aree geopoliticamente sensibili come lo Stretto di Hormuz. Abel ha riconosciuto che alcuni settori, in particolare quelli consumer, navigano in acque difficili, ma ha ribadito che la struttura diversificata di Berkshire offre resilienza.

Il tema della transizione: continuità, non rottura

Il motto scelto per l’assemblea era “The Legacy Continues”. Abel ha assicurato agli azionisti che la cultura del gruppo sarà mantenuta, pur tenendo d’occhio le sussidiarie in modo più diretto di quanto facesse Buffett. Ha ricordato che è Buffett stesso ad averlo scelto, definendo quella decisione «cento per cento azzeccata».

La sfida di Abel è ambiziosa: gestire quasi 400 miliardi di liquidità in un mercato dove tutto sembra sopravvalutato, guidare un conglomerato da un trilione di dollari nell’era dell’IA senza tradirne l’anima, e convincere investitori ormai abituati ai ritorni esplosivi della tech che la pazienza, quella di Omaha, è ancora una virtù che paga. Per ora, il responso degli azionisti è stato positivo. Anche se i mercati, almeno per ora, sembrano chiedere di più.

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