In una delle riunioni più tese e divise degli ultimi anni, ieri la Federal Reserve ha abbassato i tassi d’interesse di 25 punti base, portandoli in un intervallo tra il 3,50% e il 3,75%. Ma dietro la mossa, apparentemente di routine, si nasconde una banca centrale che naviga a vista, costretta a prendere decisioni cruciali nel mezzo di un blackout statistico senza precedenti e con un comitato di politica monetaria (FOMC) profondamente fratturato.
“Guidare nella nebbia” È stata questa l’ammissione più onesta e disarmante di Jerome Powell durante la conferenza stampa. Riferendosi allo shutdown governativo di 43 giorni che ha bloccato la pubblicazione di dati critici su inflazione e lavoro, il Presidente della Fed ha confessato le difficoltà di calibrare la politica monetaria senza la consueta bussola dei dati ufficiali.
La Frattura del Comitato
La vera notizia, tuttavia, è politica. La decisione è passata con 9 voti a favore e ben 3 contrari, il numero più alto di dissensi dal 2019. La divisione non è lineare:
- I Falchi: Austan Goolsbee (Chicago) e Jeffrey Schmid (Kansas City) hanno votato contro il taglio, preferendo lasciare i tassi invariati. Per Goolsbee, solitamente una “colomba”, questo voltafaccia segnala un timore crescente: l’inflazione non è morta e le nuove tariffe potrebbero riaccenderla.
- La Colomba: Sul fronte opposto, il governatore Stephen Miran ha spinto per un taglio più aggressivo di 50 punti base, sostenendo che la Fed è in ritardo nel proteggere il mercato del lavoro.

Il Dilemma delle Tariffe
Powell ha dedicato ampio spazio al tema scottante delle nuove tariffe commerciali, cercando di rassicurare i mercati. La sua tesi è che l’aumento dei prezzi causato dai dazi debba essere interpretato come uno “shift una tantum” del livello dei prezzi, e non come inflazione persistente. “Se si escludono le tariffe, l’inflazione è nel basso 2%”, ha affermato Powell. Una scommessa rischiosa: se i lavoratori chiederanno aumenti salariali per compensare i ricarichi, lo shock temporaneo potrebbe trasformarsi in una spirale duratura.
Uno Sguardo al 2026
Il documento previsionale (SEP) rilasciato insieme alla decisione gela le aspettative di chi sperava in una discesa rapida del costo del denaro. Le proiezioni mostrano un’economia resiliente, con una stima del PIL per il 2026 rivista al rialzo al 2,3%. Di conseguenza, il “Dot Plot” suggerisce che la Fed potrebbe tagliare i tassi solo una volta nel corso del prossimo anno, mantenendo una politica restrittiva più a lungo del previsto per domare l’ultimo miglio dell’inflazione.
Con il mandato di Powell in scadenza nel maggio 2026 e l’ombra di nomine politiche all’orizzonte , la Fed di ieri ha mostrato il volto di un’istituzione che cerca di mantenere la rotta in acque inesplorate.





