L’indiscusso colosso cinese dei veicoli elettrici, BYD, ha appena chiuso uno dei trimestri più turbolenti della sua storia recente. I risultati finanziari relativi ai primi tre mesi del 2026 rivelano un crollo verticale dell’utile netto del 55,4% su base annua, precipitato a 4,08 miliardi di yuan (circa 561 milioni di dollari). I ricavi operativi, pur battendo di poco le stime più pessimistiche degli analisti, hanno registrato una contrazione dell’11,8%, fermandosi a 150,23 miliardi di yuan. Dietro a questi numeri si cela la trasformazione del panorama automobilistico asiatico e globale.
Il mercato interno cinese
La causa primaria di questa brusca frenata è la combinazione tra una spietata guerra dei prezzi sul mercato interno e il ridimensionamento dei sussidi statali. Con il dimezzamento dell’esenzione fiscale governativa sulle vendite di veicoli a nuova energia – passata da 30.000 a un massimo di 15.000 yuan per il biennio 2026-2027 – gran parte della domanda era stata anticipata artificialmente alla fine dell’anno precedente, lasciando un vuoto nel primo trimestre.

Per mantenere a galla la propria fetta di mercato e svuotare i magazzini stracolmi (il cui valore è salito a 160,4 miliardi di yuan), BYD ha applicato sconti fino al 34% su oltre venti modelli. Questa strategia, definita dallo stesso presidente dell’azienda Wang Chuanfu come una “brutale fase a eliminazione diretta”, ha letteralmente polverizzato i margini operativi. Oggi, l’utile netto medio ricavato da BYD per ogni veicolo venduto in Cina è sceso a circa 5.000 yuan (poco più di 620 euro).
Questa campagna di sconti ha prosciugato la liquidità corrente. Il flusso di cassa generato dalle attività operative è collassato del 67,48% a 2,79 miliardi di yuan. In aggiunta, la nuova stretta di Pechino contro i ritardi cronici nei pagamenti ai fornitori ha azzerato il vecchio sistema informale di prestiti a tasso zero su cui BYD contava, costringendola a rivolgersi in massa alle banche: i prestiti a breve termine sono balzati del 72% in soli tre mesi, sfondando la quota record di 66,3 miliardi di yuan (circa 9,7 miliardi di dollari).
L’avanzata dei rivali storici e delle Big Tech
La vulnerabilità della casa di Shenzhen ha galvanizzato i concorrenti. Sul mercato interno, il rivale storico Geely Auto ha clamorosamente superato BYD nelle vendite totali del primo trimestre , registrando parallelamente un formidabile aumento dell’utile core del 31%. Non meno allarmante per BYD è l’ascesa delle grandi aziende tecnologiche prestate all’automotive: Xiaomi ha confermato il suo potenziale esplosivo raccogliendo l’incredibile cifra di 200.000 preordini in appena tre minuti per il suo nuovo SUV premium YU7.

L’export come ancora di salvezza
A rincarare la dose ci ha pensato Tesla. Nel solo segmento delle auto puramente elettriche (BEV), l’azienda di Elon Musk si è ripresa lo scettro globale consegnando 358.023 veicoli nel trimestre, staccando nettamente BYD che si è fermata a 147.601 consegne puramente a batteria (compensate dalle vendite di ibride plug-in).
Con l’arena domestica trasformata in un campo minato a bassissima redditività, BYD sta riversando tutte le proprie risorse sui mercati esteri, dove può ancora vantare un profitto netto stimato di circa 20.000 yuan a vettura (circa 2.500 euro). Le vendite oltreoceano sono aumentate del 55,8% nel primo trimestre (raggiungendo le 321.165 unità), arrivando a pesare per quasi il 46% sulle consegne totali, il doppio rispetto al 23% dell’anno precedente. In Europa i risultati sono sensazionali: le immatricolazioni in Germania hanno segnato un +644% e quelle nel Regno Unito sono cresciute del 130%. Forte di questi numeri, il management ha innalzato il target annuale puntando a vendere ben 1,5 milioni di vetture fuori dalla Cina.
Tuttavia, l’internazionalizzazione deve fare i conti con un quadro geopolitico in deterioramento. La guerra in Iran e la persistente instabilità nello Stretto di Hormuz stanno limitando drasticamente i passaggi sicuri via mare, creando ingorghi per l’industria automobilistica e gonfiando i costi logistici. Ciononostante, gli analisti notano un effetto paradossale: lo shock energetico e i conseguenti rincari sui carburanti innescati dal conflitto stanno accelerando il distacco dei consumatori occidentali dal petrolio, spingendo inavvertitamente e con più forza le auto elettriche di BYD sui mercati di esportazione.
Il 2026 si profila dunque come l’anno della verità per BYD: riuscirà l’offensiva globale a coprire i costi di una guerra all’ultimo sangue nel mercato di casa?







