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Bitcoin sprofonda a 60.000 dollari: -50% dai massimi storici. Ecco perché l’IA, SpaceX e MicroStrategy hanno innescato il crollo

Giu 6, 2026 | MacroEconomia

Bitcoin è ufficialmente tornato a testare la soglia critica e psicologica dei 60.000 dollari, bruciando il 17% del suo valore in una sola settimana. In questi primi giorni di giugno 2026, la regina delle criptovalute è scivolata ai minimi toccati lo scorso febbraio, certificando un collasso del 50% rispetto ai massimi storici di 126.000 dollari raggiunti nell’ottobre 2025. L’intero mercato delle criptovalute ha visto evaporare quasi 2.000 miliardi di dollari dalla sua capitalizzazione di picco. Ma chi, o cosa, ha staccato la spina?

La vendita di MicroStrategy

A innescare la fase più acuta del panico è stato un evento dal peso psicologico molto importante: la decisione di MicroStrategy (nota ai mercati anche come “Strategy”), il più grande detentore aziendale di Bitcoin al mondo, di vendere 32 BTC dalle proprie riserve. In termini monetari si tratta di una cifra microscopica, ma l’impatto simbolico è stato notevole. Come sottolineato dall’analista Emma Bernuau di Eurosagency, il mercato dava per scontato che l’azienda non avrebbe mai venduto i propri asset, indipendentemente dalle condizioni di mercato. La rottura della ferrea regola dell’accumulo perenne ha generato un vero e proprio “crollo della fede”, innescando una reazione a catena che ha portato le grandi “balene” a liquidare quasi 25.000 Bitcoin in una sola settimana.

L’emorragia di Wall Street e l’ombra dell’Intelligenza Artificiale

Questa sfiducia si è immediatamente riversata sui mercati istituzionali. Gli ETF spot su Bitcoin, vero motore della precedente corsa al rialzo, hanno subito deflussi netti allarmanti, con quasi 4 miliardi di dollari ritirati in un arco di tempo brevissimo. Tuttavia, secondo i dati di piattaforme di analisi come CryptoQuant, non siamo di fronte a un cedimento strutturale della rete o a un panico irrazionale come nel 2022, bensì a una totale “scomparsa della domanda”.

I grandi capitali istituzionali hanno semplicemente trovato lidi migliori. La liquidità sta fuggendo dalle criptovalute per riversarsi aggressivamente verso il mercato azionario statunitense, attratta dai fondamentali stellari, dalle forti crescite degli utili e dai massicci piani di riacquisto di azioni proprie delle aziende legate all’infrastruttura dell’Intelligenza Artificiale (IA). Mentre Bitcoin crolla, l’S&P 500 continua ad aggiornare nuovi massimi storici.

L’effetto SpaceX e i venti contrari dell’economia

A peggiorare le cose c’è un evento che sta agendo come un gigantesco buco nero per la liquidità globale: l’imminente Offerta Pubblica Iniziale (IPO) di SpaceX. Con l’obiettivo di raccogliere l’astronomica cifra di 75 miliardi di dollari a una valutazione di 1.750 miliardi, l’azienda di Elon Musk sta cannibalizzando l’attenzione degli investitori. Banchieri del calibro di Jamie Dimon di JPMorgan si stanno mobilitando per proporre l’affare ai clienti più facoltosi, mentre gran parte dell’offerta è destinata alle piattaforme di trading al dettaglio. L’evidenza suggerisce che molti trader stanno svendendo asset crypto volatili per accaparrarsi le azioni di SpaceX.

Sullo sfondo, l’ambiente macroeconomico rimane ostile. Le tensioni geopolitiche internazionali, in particolare il conflitto tra Stati Uniti e Iran, hanno mantenuto alta la pressione sui prezzi del petrolio e, di conseguenza, sull’inflazione globale. Questo scenario ha costretto la Federal Reserve a scartare le ipotesi di ampi tagli ai tassi di interesse. Con un denaro che costa molto, mantenere investimenti in un asset speculativo e privo di rendimento passivo come Bitcoin diventa un lusso che molte istituzioni non vogliono più permettersi.

Cosa aspettarsi ora?

Dal punto di vista tecnico, gli esperti predicano grande cautela. Il noto analista quantitativo PlanB ha avvertito che il vero “fondo” (bottom) del mercato potrebbe non essere ancora stato toccato. Se le barriere tecniche attuali dovessero cedere definitivamente, c’è una forte probabilità che la discesa continui verso la soglia del “prezzo realizzato” della rete, stimato intorno ai 53.000 dollari, livello in cui storicamente si verifica la capitolazione finale dei venditori. Fino a quando la febbre per l’Intelligenza Artificiale non si raffredderà, per Bitcoin si prospetta un periodo decisamente difficile.

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