Lo spettro della crisi del 2008 torna ad aleggiare sui mercati finanziari, ma questa volta la miccia potrebbe essere accesa dall’Intelligenza Artificiale. A lanciare il monito è stato Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, durante l’annuale Investor Day della banca tenutosi il 23 febbraio 2026.
Con la consueta schiettezza, Dimon ha tracciato un parallelo preoccupante tra l’attuale euforia dei mercati e il triennio 2005-2007. “Sfortunatamente, abbiamo già visto questa situazione: la marea montante solleva tutte le barche e tutti stanno facendo un sacco di soldi”, ha dichiarato il banchiere agli investitori. In questo clima iper-competitivo, Dimon ha accusato esplicitamente diversi istituti di credito rivali di fare “cose stupide” pur di gonfiare i propri margini di interesse (NII), allentando pericolosamente gli standard di concessione dei prestiti. Ha inoltre ribadito che JPMorgan si rifiuterà di rincorrere questi profitti a breve termine sacrificando la qualità del proprio credito e la gestione del rischio.
I rischi dell’AI
La novità più dirompente dell’analisi di Dimon riguarda l’origine della prossima, inevitabile inversione del ciclo economico. Se nel 2008 il collasso partì dai mutui subprime, oggi il nuovo epicentro del rischio è il settore tecnologico. Secondo il CEO di JPMorgan, le repentine innovazioni dell’Intelligenza Artificiale rischiano di rendere obsoleti i modelli di business di innumerevoli aziende di software, minacciando la loro capacità di ripagare i debiti contratti. Questa vulnerabilità si inserisce nel contesto del cosiddetto “AI scare trade”, un timore diffuso che ha recentemente innescato ondate di vendite sui mercati per i titoli legati ai servizi informatici.
Nonostante l’allarme sistemico e le turbolenze, Dimon ha rassicurato gli azionisti sulla solidità e sulla strategia tecnologica della sua banca. Rifiutando i timori per la propria istituzione, ha affermato con sicurezza che JPMorgan trarrà enormi benefici dall’innovazione: su 100 diverse aree di applicazione dell’IA, la banca “sarà vincitrice in 75 e perdente in 25”.
Infine, per garantire continuità e rassicurare i mercati in questa delicata fase di transizione macroeconomica, il manager ha sciolto i dubbi sulla sua successione. Ha confermato ufficialmente che rimarrà alla guida della più grande banca americana come amministratore delegato ancora per “qualche anno”, valutando successivamente un possibile passaggio al ruolo di presidente esecutivo.





