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Oggi SpaceX entra nel Nasdaq-100: la corsa più rapida della storia (e i suoi lati oscuri)

Lug 7, 2026 | Finanza

Da questa mattina, prima dell’apertura di Wall Street, SpaceX è ufficialmente parte del Nasdaq-100. Con un valore di mercato intorno ai 2.110 miliardi di dollari e il ticker SPCX, la creatura di Elon Musk fa il suo ingresso nell’indice tecnologico più seguito al mondo appena 15 giorni di negoziazione dopo la sua quotazione del 12 giugno. È l’inclusione più veloce di sempre per una grande azienda nella storia dei mercati americani.

La “regola SpaceX”

Tradizionalmente, l’ingresso in un indice richiede mesi o anni di storia di trading. SpaceX ha saltato la coda grazie a una modifica delle regole del Nasdaq, entrata in vigore il 1° maggio 2026: qualsiasi società che si collochi tra le prime 40 per capitalizzazione al momento della quotazione può entrare nell’indice dopo soli 15 giorni di scambi. Non a caso, molti l’hanno già ribattezzata la “regola SpaceX”. La mossa è stata così tempestiva da sollevare più di un sospetto che il Nasdaq abbia aggiustato le proprie regole come operazione di marketing per il proprio business di quotazioni.

La differenza rispetto al concorrente è netta: S&P Global ha rifiutato di fare un’eccezione analoga, mantenendo i requisiti di redditività e i 12 mesi di attesa. Di conseguenza SpaceX resta fuori dall’S&P 500 almeno fino a metà 2027.

Cosa cambia per l’indice e per gli ETF

L’ingresso nel Nasdaq-100 non è una formalità: obbliga ogni fondo che replica l’indice a comprare il titolo, a prescindere dai giudizi sul valore fondamentale. J.P. Morgan stima acquisti “forzati” per circa 4,3 miliardi di dollari dal solo QQQ, e fino a 27 miliardi considerando tutti i tracker del Nasdaq-100 e degli indici Russell. Buona parte di questi flussi si concentra intorno alla chiusura di ieri, 6 luglio.

I più esposti sono l’Invesco QQQ Trust e il gemello QQQM, che insieme gestiscono circa 570 miliardi di dollari, oltre alle versioni a leva come TQQQ (3x) e QLD (2x), che amplificano ogni movimento del titolo. Chi detiene questi fondi, anche dentro un piano pensionistico, si ritrova ora una fetta di SpaceX in portafoglio senza averla mai scelta.

Nonostante la valutazione monstre, il peso di SpaceX nell’indice sarà sorprendentemente contenuto: sotto l’1%, secondo la maggior parte delle stime. Il motivo è il free float: il Nasdaq-100 pesa i titoli in base alle azioni realmente disponibili sul mercato, e di SpaceX ne circola solo il 4-5% circa. Per confronto, Amazon, con una capitalizzazione simile, pesa attorno al 4%. Anche applicando il moltiplicatore che il Nasdaq riserva ai titoli a basso flottante, le stime più generose non superano il 2,6%.

Il rovescio della medaglia: il muro dei lockup

Qui sta il vero rischio che gli analisti invitano a non ignorare. Proprio mentre i fondi passivi sono costretti a comprare, si avvicina la scadenza dei periodi di lockup, ossia il momento in cui gli insider potranno finalmente vendere.

SpaceX non ha un’unica “scogliera” a 180 giorni, ma un rilascio scaglionato su numerose date. Un primo sblocco del 20% è legato alla trimestrale del secondo trimestre, attesa tra fine luglio e agosto, con un ulteriore 10% se il titolo tratta oltre il 30% sopra il prezzo di IPO. Seguono tranche del 7% ciascuna verso fine agosto e a inizio settembre. Secondo alcune stime, entro inizio settembre gli insider potrebbero vendere fino al 44% delle azioni, moltiplicando il flottante di circa nove volte.

L’ex CEO del Nasdaq Robert Greifeld ha parlato della più grande scadenza di lockup nella storia dei mercati americani, con centinaia di miliardi di dollari di azioni potenzialmente disponibili nei prossimi mesi. Il punto delicato è chi venderà: molti investitori privati di lunghissima data siedono su rendimenti fino a 20 volte il capitale e potrebbero vendere in modo del tutto insensibile al prezzo.

Il precedente storico

La storia consiglia prudenza. Titoli come Palantir, Strategy e Axon avevano già toccato i loro massimi prima o intorno alla data di inclusione, salvo poi correggere pesantemente. La lezione ricorrente è che i flussi passivi danno una spinta una tantum, non un pavimento permanente alla valutazione. SpaceX, con un rapporto prezzo/ricavi superiore a 100, entra nell’indice cavalcando l’entusiasmo pre-inclusione: da vedere se la sostanza operativa reggerà quando i riflettori si sposteranno altrove.

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