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SpaceX: domanda record da 250 miliardi per l’IPO del secolo, ma il “mercato grigio” lancia l’allarme

Giu 11, 2026 | Finanza

L’attesa è finita e i numeri sono da capogiro. I registri degli ordini per l’attesissima Offerta Pubblica Iniziale (IPO) di SpaceX si sono chiusi ufficialmente mercoledì pomeriggio con una domanda istituzionale che ha travolto ogni previsione, superando la soglia monstre dei 250 miliardi di dollari. Un afflusso di capitali senza precedenti che proietta la creatura aerospaziale di Elon Musk verso il debutto sul Nasdaq di venerdì 12 giugno sotto il ticker “SPCX”.

L’anatomia di un record storico

Con un prezzo fissato unilateralmente a 135 dollari per azione, SpaceX punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari. Un obiettivo che polverizza il precedente record mondiale stabilito da Saudi Aramco nel 2019 con 29,4 miliardi, e che valuta l’azienda alla cifra astronomica di circa 1,75 – 1,8 trilioni di dollari. Una capitalizzazione che, da sola, si stima trasformerà matematicamente Elon Musk nel primo “trilionario” documentato della storia.

Nonostante l’enormità dell’offerta, la domanda ha superato la disponibilità reale di circa 3,5 – 4 volte. A un occhio inesperto, un moltiplicatore di 4X potrebbe sembrare deludente se paragonato ai vertici storici di altre IPO tecnologiche, come Snowflake (120X) o DoorDash (40X) del 2020. Ma la matematica della scala racconta un’altra storia: raccogliere 150 miliardi di dollari di domanda per una piccola azienda è un’operazione frequente, ma rastrellare oltre 250 miliardi di dollari dai mercati globali rappresenta uno dei più grandi dispiegamenti di liquidità mai visti nella finanza moderna. Non a caso, diversi colossi istituzionali hanno presentato ticket di acquisto impressionanti, ciascuno pari o superiore ai 10 miliardi di dollari.

Il campanello d’allarme del mercato grigio

Eppure, non è tutto oro quello che luccica nell’orbita di Musk. SpaceX ha deciso di destinare un insolito 30% delle azioni agli investitori retail, il pubblico dei piccoli risparmiatori. Una mossa che storicamente rappresenta un campanello d’allarme in IPO di questa portata, sollevando il dubbio tra gli analisti che Wall Street avesse bisogno dell’entusiasmo della folla per assorbire integralmente un’offerta così massiccia.

Il segnale più inquietante arriva dal mercato grigio. I contratti derivati legati a SpaceX, scambiati su piattaforme come Hyperliquid prima dell’apertura ufficiale, hanno subito un crollo repentino. Solo a metà maggio, questi contratti viaggiavano a 216 dollari, arrivando a picchi di 230 dollari e implicando un balzo stellare del 60% nel primo giorno di quotazione. Mercoledì, tuttavia, il prezzo è scivolato a 157 dollari, bruciando il 27% del proprio valore in poche settimane e comprimendo il premio d’esordio a un modesto 16%. Gli analisti imputano questo tracollo sia alla recente debolezza del Bitcoin (sceso sotto i 61.500 dollari), sia alla necessità strutturale dei trader di liquidare queste posizioni derivate per trovare i contanti necessari a finanziare l’acquisto delle vere azioni SPCX in arrivo.

I fondamentali: Il divario da 970 miliardi

A spaventare i puristi della finanza, tuttavia, sono i fondamentali dell’azienda. Chi compra oggi le azioni di SpaceX non sta acquistando solo la tecnologia dei razzi Falcon o della rete satellitare, ma sta assorbendo le colossali perdite del nuovo polo di intelligenza artificiale di Musk, xAI, fuso di recente nella società madre.

Mentre la divisione Starlink è una vera e propria macchina da soldi ad altissima redditività, capace di generare un utile operativo di 4,42 miliardi di dollari nel 2025, le enormi spese infrastrutturali di xAI (che ha bruciato circa 14 miliardi di cassa) hanno trascinato l’intero conglomerato a registrare una consistente perdita netta consolidata di 4,94 miliardi di dollari lo scorso anno. A 1,75 trilioni di dollari, SpaceX si presenta ai mercati scambiando a un vertiginoso multiplo di 94 volte il suo fatturato storico.

Non è un caso che Morningstar, colosso dell’analisi finanziaria indipendente, abbia emesso un severo verdetto: applicando i propri modelli, ha stimato il valore intrinseco dell’azienda a soli 780 miliardi di dollari, ben lontano dalla richiesta di Musk. Un enorme divario valutativo di 970 miliardi di dollari che spinge gli analisti a consigliare agli investitori a lungo termine di tenersi in disparte durante le prime, infuocate battute di contrattazione.

Venerdì mattina il Nasdaq suonerà la campanella per quello che sarà indubbiamente l’evento finanziario del decennio. Resta da vedere se la visione di Musk riuscirà a sfidare nuovamente le leggi della gravità finanziaria, o se il mercato finirà per scottarsi.

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