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Schiaffo a Trump: la camera vota lo stop ai dazi contro il Canada, ira del presidente contro i “ribelli”

Feb 12, 2026 | Geo/Politica

La Camera dei Rappresentanti ha votato ieri sera per revocare i dazi doganali imposti contro il Canada, segnando la frattura più profonda all’interno del Partito Repubblicano dall’inizio del secondo mandato Trump. Con un margine risicato di 219 a 211, una coalizione bipartisan ha approvato la risoluzione mirata a terminare l’emergenza nazionale dichiarata dalla Casa Bianca, sfidando apertamente l’agenda economica del Presidente.

Il dissenso

L’evento, tecnicamente una manovra legislativa per bloccare l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act, ha assunto immediatamente i contorni di un dramma politico. Sei deputati repubblicani hanno rotto i ranghi, unendosi ai Democratici per infliggere una sconfitta simbolica ma bruciante al proprio leader.

I “ribelli”: Don Bacon (Nebraska), Thomas Massie (Kentucky), Brian Fitzpatrick (Pennsylvania), Kevin Kiley (California), Dan Newhouse (Washington) e il neo-eletto Jeff Hurd (Colorado) hanno giustificato il voto citando i danni economici ai loro distretti e la necessità di preservare l’autorità costituzionale del Congresso.

“La Costituzione è chiara,” ha dichiarato Hurd, sottolineando come le tariffe stiano colpendo agricoltori e produttori locali. Per rappresentanti come Newhouse, il cui stato dipende dall’export di frutta verso il Canada, il voto è stato una questione di sopravvivenza economica locale contro la lealtà di partito.

L’ira di Trump

La reazione di Donald Trump non si è fatta attendere. Pochi minuti dopo il voto, il Presidente ha scatenato la sua furia sulla piattaforma Truth Social, trasformando la politica commerciale in un test di fedeltà personale.

“Qualsiasi Repubblicano, alla Camera o al Senato, che vota contro le TARIFFE subirà seriamente le conseguenze al momento delle elezioni, e questo include le Primarie!” ha tuonato Trump.

Il Presidente ha ribadito che i dazi sono un “privilegio” che garantisce la sicurezza nazionale, accusando il Canada di essere “tra i peggiori al mondo con cui trattare”, specialmente riguardo alla sicurezza del confine settentrionale.

Un voto simbolico, ma pesante

Nonostante il passaggio alla Camera, la risoluzione ha poche possibilità di diventare legge. Anche se dovesse passare al Senato, dove esiste un sentimento anti-dazi, Trump ha già promesso il veto, e il Congresso non dispone dei numeri (due terzi) per annullarlo.

Tuttavia, il significato politico è enorme. Il voto espone la vulnerabilità di Trump all’interno del suo stesso partito e complica la narrazione della “Dottrina Donroe”, la strategia aggressiva dell’amministrazione per affermare il dominio economico nell’emisfero occidentale.

Il fronte canadese

Mentre il Primo Ministro canadese Mark Carney cerca di navigare la crisi spingendo per una maggiore “autonomia strategica” da Washington, il voto ha riservato un’ultima sorpresa: il deputato democratico Jared Golden (Maine) è stato l’unico del suo partito a votare contro la revoca dei dazi, schierandosi di fatto con Trump per proteggere le industrie del suo stato dalla concorrenza canadese.

Con l’inflazione che minaccia di risalire a causa dei costi di importazione e un CBO che avverte che il 95% dei costi dei dazi ricade sui consumatori americani, la battaglia parlamentare sui dazi potrebbe essere solo l’inizio di una lunga guerra di logoramento commerciale.

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