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Commercio Italia, ad agosto cresce l’import dagli Usa(+68,5%), crolla l’export(-21,2%)

Set 29, 2025 | MacroEconomia

Il Prezzo dei Dazi: Export Italiano Crolla del 7,7% ad Agosto, Oltre Metà del Calo è “Made in USA”

L’Istat conferma l’impatto immediato delle nuove tariffe di Trump: l’export verso gli Stati Uniti precipita del 21,2%. La crisi del manifatturiero è mascherata dalla stabilità trimestrale e dal successo della strategia di riorientamento su mercati come Regno Unito e Svizzera.

Roma, 29 settembre 2025 – La pubblicazione dei dati Istat sul commercio estero extra-UE relativi ad agosto 2025 ha fornito la prima, netta, evidenza dell’impatto delle nuove politiche protezionistiche globali. L’export italiano extra-UE ha subito una flessione congiunturale drastica dell’8,1% su base mensile e un crollo tendenziale del 7,7% rispetto ad agosto 2024. Questa caduta ha spazzato via il robusto trend di crescita del mese precedente.

L’elemento di maggiore chiarezza fornito dall’Istituto di statistica risiede nell’attribuzione del crollo: la flessione complessiva è per oltre la metà riconducibile alla contrazione delle vendite dirette verso gli Stati Uniti , dove l’export è precipitato del 21,2% su base tendenziale. La “frenata”  è il risultato diretto dell’entrata in vigore, il 7 agosto, dei dazi statunitensi del 15% e oltre su numerosi prodotti europei.

La fine dell’effetto scorta e il danno mirato

Il violento calo di agosto si spiega con l’esaurimento del fenomeno di frontloading. Fino a luglio, le esportazioni erano state sostenute dalle imprese americane che anticipavano gli acquisti per evitare il rincaro tariffario. Con lo smaltimento di queste scorte e l’applicazione dei dazi, la domanda reale ha subito un blocco immediato.

L’impatto ha colpito il cuore della manifattura ad alto valore aggiunto. I Beni Strumentali registrano un calo congiunturale del 16,7% e tendenziale dell’8,4% , indicando uno stop significativo negli investimenti internazionali. Ancora più preoccupante è il crollo dei beni di Consumo Durevoli, che subiscono una flessione tendenziale del 26,3%. Questi dati dimostrano che l’impatto dei dazi è mirato a settori strategici italiani (meccanica, moda, arredo), specialmente in regioni ad alta esposizione come la Motor Valley.

Il paradosso geopolitico: L’Import USA cresce del 68,5%

Nel contempo, l’analisi presenta un dato sorprendente: l’Import dagli Stati Uniti ha registrato una crescita vertiginosa del 68,5% tendenziale. Questa anomalia si inquadra negli accordi geopolitici raggiunti a livello europeo. L’aumento non è dovuto a una rinnovata domanda di prodotti statunitensi, ma all’acquisto strategico di forniture energetiche, in linea con gli impegni assunti dall’UE per bilanciare l’accordo tariffario. Questo riorientamento è confermato dal contemporaneo calo del 27,1% nelle importazioni dai Paesi OPEC , contribuendo a migliorare il deficit energetico italiano complessivo. L’Italia, in sintesi, sta scambiando una quota di export manifatturiero con una nuova dipendenza strategica per le forniture energetiche.

La stabilità trimestrale e l’ammortizzatore della diversificazione

Nonostante la drammaticità del dato mensile, l’analisi di medio periodo offre un elemento di fondamentale stabilità. Nel trimestre Giugno-Agosto 2025, l’export extra-UE è risultato sostanzialmente stazionario, con una lievissima flessione dello 0,1%. Questa resilienza è merito della forte crescita registrata in mercati alternativi.

L’export tiene grazie alla performance positiva verso la Svizzera (+4,7%) e il Regno Unito (+4,9%) , confermando che la strategia di riorientamento sta fornendo risultati. Questa diversificazione, che nei primi mesi dell’anno aveva già portato a una crescita del 5,3% verso 25 mercati chiave “anti-dazi” come Emirati Arabi e Brasile , ha impedito che lo shock USA destabilizzasse l’intero sistema.

Agosto 2025 è il primo mese in cui si paga il prezzo dei dazi. È ora cruciale che gli sforzi di diversificazione vengano intensificati e che l’Unione Europea e il Governo sostengano la competitività delle imprese  per garantire che il saldo non energetico, vero indice di salute economica, possa essere difeso e ricostruito sui nuovi mercati.

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