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X aumenta i compensi dei creator: la scommessa di Musk sui contenuti autorevoli

Gen 3, 2026 | Aziende

Elon Musk ha lanciato una sfida diretta all’egemonia di YouTube, annunciando l’intenzione di aumentare i compensi per i creator su X (ex Twitter) a livelli che potrebbero “superare” quelli della piattaforma di Google. La mossa non è solo economica, ma esistenziale: salvare l’autenticità umana nell’era dell’Intelligenza Artificiale.

Il motivo: l’IA e la fame di dati

La scintilla è scoccata negli ultimi giorni di dicembre, durante una discussione sulla piattaforma riguardante il futuro di internet. La tesi condivisa da Musk è semplice ma allarmante: con i modelli di IA (LLM) che “divorano” e replicano ogni dato disponibile online, il valore dei contenuti generati da esseri umani reali e verificati è destinato a schizzare alle stelle.

Per evitare che X diventi un deserto di contenuti sintetici, la piattaforma deve incentivare i creator a pubblicare lì le loro opere migliori e più “autorevoli” prima che altrove. Musk ha risposto affermativamente a chi suggeriva di alzare i pagamenti oltre gli standard di YouTube, definendola una strategia necessaria per la sopravvivenza dei “contenuti autorevoli”.

La condizione anti-furbetti

C’è però un caveat fondamentale: “Nessun gioco col sistema”. Musk ha posto come condizione imprescindibile l’eliminazione delle frodi. Nikita Bier, Head of Product di X, ha confermato che l’azienda sta implementando un “nuovo metodo” progettato per eliminare il 99% delle frodi legate alla monetizzazione. Questo significa la fine dell’engagement farming (contenuti polemici o spam creati solo per generare clic) e dei bot. Il nuovo sistema legherà quasi certamente i pagamenti non alle visualizzazioni grezze, ma all’interazione di qualità proveniente da utenti verificati (Premium+), creando una barriera economica per le “bot farm”.

La realtà: il confronto con YouTube

L’ambizione di Musk si scontra però con la realtà dei numeri, evidenziata dal più grande creator del mondo, MrBeast. Intervenendo nel dibattito, MrBeast ha offerto un “reality check” a nove cifre: i suoi canali YouTube generano entrate pubblicitarie nell’ordine dei 100 milioni di dollari, una scala che X, al momento, non può eguagliare. La differenza è strutturale:

  • YouTube è progettato per sessioni di visione lunghe e rilassate (su TV e desktop), permettendo l’inserimento di più spot pubblicitari ad alto valore (RPM elevato).
  • X è una piattaforma di scorrimento veloce (feed-based), dove l’attenzione dura pochi secondi, rendendo gli spazi pubblicitari meno preziosi per gli inserzionisti.

Cosa significa per i creator

Nonostante lo scetticismo sui numeri assoluti, la mossa di X apre opportunità interessanti, specialmente per giornalisti, analisti e opinionisti. Se X non può battere YouTube sul volume totale, potrebbe riuscire a offrire un CPM (Costo per Mille) più alto per nicchie specifiche di informazione “premium”, pagando un sovrapprezzo per l’esclusività e la verità.

In sintesi: il 2026 inizia con X che tenta di trasformarsi da “piazza cittadina” a “editore premium”. Se il sistema anti-frode di Bier funzionerà, potremmo assistere alla nascita di una nuova classe media di creator che vivono non di visualizzazioni virali, ma di credibilità verificata.

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