A 95 anni, nella sua prima grande intervista televisiva da quando ha lasciato la carica di amministratore delegato di Berkshire Hathaway, Warren Buffett non ha usato mezzi termini. Parlando ai microfoni della CNBC il 31 marzo 2026, l’Oracolo di Omaha ha offerto un’analisi lucida e schietta sull’economia americana, sulle vulnerabilità del sistema bancario, sulla sua monumentale liquidità e sui crescenti rischi geopolitici mondiali.
Ecco i temi centrali e le risposte più importanti scaturite da questo storico faccia a faccia.
Perché Berkshire Hathaway ha accumulato una liquidità record di oltre 350 miliardi di dollari invece di investire? Il mercato attuale offre occasioni?
Buffett ha chiarito senza esitazioni che l’enorme montagna di liquidità (composta in gran parte da Treasury Bills a breve termine) è il sintomo diretto della mancanza di valore nel mercato azionario attuale. Nonostante le recenti correzioni degli indici principali, Buffett non è impressionato: “Se (le azioni) sono più economiche del 5 o 6%, non siamo qui per fare il 5 o il 6%”. Ha ricordato che durante la sua carriera il mercato è sceso di oltre il 50% per tre volte, e quelle sono le uniche vere occasioni per impiegare pesantemente il capitale.

Per spiegare la situazione odierna, ha utilizzato una potente metafora: l’America ha costruito “una magnifica cattedrale” (il sistema economico reale e produttivo), ma a questa è stato attaccato “un enorme casinò”. “Le persone amano scommettere… Il sistema capitalista americano funziona, e scommettere contro il banco non funziona. È così semplice. Ma alla gente piace scommettere”. Il messaggio è chiaro: l’incessante speculazione a breve termine sta oscurando i fondamenti dell’economia reale.
La fragilità delle banche e le paure della Fed
Il sistema bancario è stabile oggi? Dovremmo preoccuparci del cosiddetto “sistema bancario ombra”?
Alla domanda diretta sulla tenuta finanziaria, la risposta di Buffett ha fatto tremare i mercati. “Il sistema bancario, in un certo senso è molto forte, in un altro senso, è molto fragile”. Ha sottolineato l’estrema interconnessione del sistema: le banche tradizionali e il credito privato (shadow banking) si influenzano a vicenda, e “i problemi dell’uno possono diffondersi all’altro”.
Usando un’analogia inquietante per descrivere i collassi del credito, ha paragonato il panico finanziario al gridare al fuoco in un locale chiuso: “Se gridi al fuoco in un teatro affollato, tutti corrono. E paga ancora battere le persone alla porta”.
Se lei fosse a capo della Federal Reserve, quale sarebbe la sua principale preoccupazione?
Non l’occupazione o le minime variazioni dei tassi, ma la credibilità della valuta stessa. “Se fossi alla Fed, la cosa di cui mi preoccuperei sempre è che… sei la valuta di riserva del mondo. Il dollaro americano sembra inattaccabile… ma se dovesse succedergli qualcosa, non vorrei avere la responsabilità di guidare la Fed”. Buffett si è anche scagliato contro l’obiettivo di inflazione al 2% della banca centrale, definendolo una tassa letale sul risparmio: “Vorrei che avessero un obiettivo di inflazione pari a zero… quando dici alle persone che tollererai il 2%, e loro ottengono meno del 2% sul loro denaro, stanno andando all’indietro”.

Com’è la vita in Berkshire dopo le dimissioni da CEO? Chi prende le decisioni?
Buffett ha ceduto il ruolo formale di CEO a Greg Abel il 1° gennaio 2026, ma si reca ancora in ufficio ogni giorno a Omaha. “Tutto sarà uguale… ma Greg sarà il decisore”. Ha elogiato Abel per la sua incredibile etica del lavoro, notando che “riesce a fare in una settimana ciò che io faccio in un mese”. Sulla gestione del portafoglio azionario, Buffett ha imposto una regola aurea per la transizione: “Non farò alcun investimento che Greg ritiene sbagliato. Greg riceve il foglio degli investimenti ogni giorno”.
Riguardo Apple, l’azienda azionaria più grande del vostro portafoglio, si pente di averne ridotto drasticamente la quota?
Buffett ha ammesso con sincerità di aver forse venduto la quota in Apple “un po’ troppo presto”, ma ha ribadito di non essere pentito dei massicci profitti generati (che ammontano a oltre 100 miliardi di dollari). Nonostante il leggero ripensamento tattico, ha chiarito che i multipli attuali non giustificano nuovi acquisti massicci e immediati: “Potremmo vedere un prezzo che giustifichi un nuovo grande acquisto, ma ora non è il momento”. Ha comunque tessuto le lodi dell’ecosistema guidato da Tim Cook, definendo Apple “un modello di business migliore di qualsiasi altra azienda posseduta da Berkshire”.
Guerra, geopolitica e l’ombra di Epstein
Qual è la minaccia più grande per l’economia e la società nei prossimi decenni?
L’intervista ha preso una piega più riflessiva quando è stato toccato il tema della proliferazione nucleare. Se durante la Guerra Fredda c’era profondo timore globale pur essendoci solo due superpotenze in possesso dell’arma, oggi ci sono nove stati dotati di arsenali nucleari, tra cui attori altamente imprevedibili. Buffett ha citato le tensioni in Medio Oriente e in Asia: “Se l’Iran possedesse bombe nucleari, la situazione sarebbe ancora più complessa”.
La sua predizione per il futuro a lungo termine è cruda: “Direi che, in un modo o nell’altro, nei prossimi 100 anni o giù di lì… succederà qualcosa che ne causerà l’uso”. La minaccia peggiore, ha argomentato, è l’imprevedibilità di “qualcuno che ha la mano sull’interruttore e che sta morendo lui stesso”. In parallelo alle paure militari, ha ribadito la sua ferma opposizione alle guerre commerciali (con riferimento ai dazi USA-Cina), sostenendo che usare il commercio globale come un’arma è “un gioco pericoloso” e che “un buon accordo è sempre meglio di una guerra mondiale”.
Come si sono evoluti i suoi rapporti storici con Bill Gates alla luce dello scandalo Epstein?
In modo drastico e irrimediabile. Buffett ha rivelato pubblicamente di non aver più rivolto la parola a Bill Gates “da quando tutta la faccenda è stata svelata”. Riferendosi a Jeffrey Epstein, ha commentato che il defunto finanziere aveva la chiara e sistematica abitudine di sfruttare le debolezze altrui. L’investitore ha giustificato il suo totale allontanamento dall’amico di una vita con estremo pragmatismo legale e intolleranza morale: “Non voglio trovarmi in una posizione in cui so cose… per essere poi chiamato a testimoniare”. Anche il futuro delle sue donazioni filantropiche miliardarie alla Gates Foundation appare ora congelato, avendo dichiarato che “aspetterà per vedere come si evolverà la situazione” e confermando che l’immensa eredità postuma sarà gestita unicamente dai suoi tre figli.
In sintesi, Warren Buffett lascia una Berkshire Hathaway più ricca e difensiva che mai, ma il suo messaggio ai mercati è un monito inequivocabile: in un’era di banche interconnesse, borse gonfiate dalla mentalità da casinò e minacce geopolitiche irrisolvibili, la pazienza e l’estrema liquidità non sono segni di debolezza, ma l’unico scudo reale contro l’incertezza.





