Al 28 dicembre 2025, il mondo della finanza osserva un fenomeno di “eccezionalismo americano” senza precedenti storici. La capitalizzazione totale del mercato azionario pubblico degli Stati Uniti ha infranto ogni record precedente, toccando la cifra vertiginosa di 72.000 miliardi di dollari (72 trilioni).
Non è solo un numero su un tabellone: è la certificazione di una divergenza economica. Secondo gli ultimi dati aggregati, il valore delle aziende quotate americane è ora più di 3,5 volte la dimensione dell’intero mercato azionario dell’Europa sviluppata e, dato ancora più impressionante, supera di oltre 3,5 volte la capitalizzazione combinata di Cina e Hong Kong.
Il balzo del 2025: 10 trilioni in un anno
Il confronto con la fine del 2024 è impietoso. Solo dodici mesi fa, la capitalizzazione USA si attestava intorno ai 62,2 trilioni di dollari. In un solo anno, Wall Street ha generato circa 10.000 miliardi di dollari di nuovo valore, una cifra paragonabile all’aggiunta dell’intero mercato azionario giapponese al listino americano.
A guidare questa corsa non è stata l’intera economia, ma una concentrazione di potenza di fuoco tecnologica mai vista prima. L’entusiasmo per l’Intelligenza Artificiale ha spinto colossi come NVIDIA (4,5 trilioni), Microsoft e Apple a valutazioni che, singolarmente, superano il PIL di nazioni come la Francia o il Regno Unito.
Europa: la trappola della “vecchia economia”
Mentre gli USA correvano, l’Europa arrancava. Al dicembre 2025, i mercati dell’Unione Europea (più UK e Svizzera) valgono collettivamente tra i 15 e i 20 trilioni di dollari. Nonostante un 2025 positivo per il settore della Difesa — spinto dalle tensioni geopolitiche che hanno premiato titoli come Rheinmetall — e per le banche, il Vecchio Continente soffre l’assenza strutturale di giganti tecnologici scalabili. La debolezza dell’Euro contro il Dollaro ha ulteriormente ampliato il divario visivo in valuta americana, relegando le borse europee a un ruolo di comprimarie.
Cina e Hong Kong: il freno dei dazi
Dall’altra parte del Pacifico, la narrazione del “sorpasso cinese” sembra ormai un ricordo lontano. La capitalizzazione combinata di Cina (circa 13,4 trilioni) e Hong Kong (circa 7,2 trilioni) si ferma a circa 20,6 trilioni di dollari. Il 2025 è stato l’anno dello shock tariffario: le misure protezionistiche statunitensi (i cosiddetti dazi del “Liberation Day” e successivi rincari fino al 145%) hanno colpito duramente la fiducia degli investitori. Sebbene Pechino abbia lanciato massicci stimoli fiscali nell’ultima parte dell’anno per stabilizzare i prezzi, il mercato cinese scambia oggi a valutazioni minime, con gli investitori globali che continuano a preferire la sicurezza e la liquidità degli asset in dollari.
Chiudiamo il 2025 con una mappa finanziaria radicalmente ridisegnata. Gli Stati Uniti non sono solo il mercato più grande; sono diventati il “buco nero” che attrae la maggioranza del capitale globale. Con i primi 10 titoli USA che da soli valgono più dell’intero mercato cinese, quanto a lungo può reggere un’economia globale che viaggia su un solo, potentissimo motore?





