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USA, il tasso di assunzione al 3,3% spaventa più dei licenziamenti

Feb 11, 2026 | MacroEconomia

Non è il numero dei disoccupati a preoccupare Wall Street in vista dei prossimi dati, ma quello delle assunzioni. Mentre gli investitori attendono i dati ufficiali sull’occupazione (Non-Farm Payrolls) di gennaio, ritardati a oggi a causa dello shutdown parziale del governo, un dato precedente ha iniziato a far riflettere gli analisti nelle ultime ore: il tasso di assunzione è crollato al 3,3%.

Un numero, due problemi

Il dato, emerso dall’ultimo rapporto JOLTS (Job Openings and Labor Turnover Survey) fotografa un’America bloccata. Escludendo il breve shock del lockdown del 2020, per trovare un mercato del lavoro così statico bisogna tornare indietro di 13 anni, al 2013, quando l’economia leccava ancora le ferite della Grande Recessione.

Il 3,3% racconta la storia di un “mercato congelato” (frozen market). Le aziende americane non stanno licenziando in massa, il tasso di licenziamento è, paradossalmente, ai minimi storici dell’1,1%, ma hanno smesso quasi completamente di assumere. È il fenomeno del Labor Hoarding: le imprese si tengono stretti i dipendenti che hanno faticato a trovare nel post-Covid, ma chiudono le porte a chiunque cerchi di entrare.

Il “milione” fantasma

A rendere il quadro ancora più teso oggi è l’attesa per le revisioni annuali dei benchmark del Bureau of Labor Statistics (BLS). Analisti di spicco, come Anna Wong di Bloomberg Economics, stimano che queste revisioni potrebbero cancellare dai registri fino a un milione di posti di lavoro che credevamo fossero stati creati nel 2025.

Se confermato, questo significherebbe che la resilienza dell’economia americana nell’ultimo anno era, in parte, un’illusione statistica. I posti c’erano sulla carta, ma non nella realtà delle buste paga. Questo spiega perché, nonostante un tasso di disoccupazione ufficialmente basso (4,4%), la percezione di crisi sia così diffusa tra i lavoratori.

La nuova normalità di Washington?

La Casa Bianca sta già correndo ai ripari per gestire la narrazione. In un intervento diventato virale nelle ultime 24 ore, Peter Navarro, consigliere economico dell’amministrazione, ha avvertito i mercati di “rivedere le aspettative al ribasso” . Secondo la nuova dottrina economica, con la stretta sull’immigrazione e le deportazioni, gli USA non hanno più bisogno di creare 200.000 posti al mese per assorbire la forza lavoro. “50.000 posti sono il nuovo standard”, suggeriscono da Washington, tentando di trasformare un dato recessivo in un successo politico di “stabilizzazione” .

Nelle prossime ore, quando il BLS rilascerà il rapporto finale, scopriremo se il raffreddamento del mercato del lavoro statunitense è destinato a durare.

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