Mentre a Davos l’élite globale discute di “fiducia”, i dati svelano un sistema politico ormai ostaggio di una ricchezza senza precedenti. In Italia, il 91% della nuova ricchezza è finito nelle tasche del 5% più ricco.
Se pensavate che la disuguaglianza fosse solo una questione di conti in banca, il rapporto Oxfam 2026, intitolato “Resisting the Rule of the Rich”, vi costringerà a ricredervi. Il documento, pubblicato in concomitanza con l’apertura del World Economic Forum, lancia un avvertimento che va ben oltre l’economia: la concentrazione estrema di denaro sta corrodendo le fondamenta stesse della democrazia.
Il dato più significativo e inquietante emerso quest’anno non riguarda yacht o ville, ma il Palazzo: oggi un miliardario ha 4.000 volte più probabilità di ricoprire una carica politica rispetto a un cittadino comune. Non è più solo una questione di lobbying o finanziamenti elettorali; è una fusione fisica tra il potere economico e quello politico, che trasforma le istituzioni pubbliche in comitati d’affari privati.
Un mondo a misura di oligarca
I numeri dell’accumulazione sono vertiginosi. Nel 2025, la ricchezza totale dei miliardari ha toccato il record storico di 18.300 miliardi di dollari, crescendo a una velocità tripla rispetto alla media degli anni precedenti. Per dare una misura di questa sproporzione: i 12 uomini più ricchi del pianeta possiedono oggi una fortuna superiore a quella della metà più povera dell’umanità intera (circa 4,1 miliardi di persone).
In questo scenario, la figura di Elon Musk diventa l’emblema di una nuova era: nell’ottobre scorso è diventato il primo uomo nella storia a superare il mezzo trilione di dollari di patrimonio personale (ad oggi già oltre i 700 miliardi). Una potenza di fuoco finanziaria che, come visto nelle recenti elezioni americane, può spostare gli equilibri di intere nazioni.
Il caso Italia: l’ascensore sociale è rotto
L’Italia non è immune da questa deriva, anzi ne rappresenta un esempio lampante di immobilità. I dati Oxfam per il nostro Paese sono impietosi: negli ultimi 15 anni, il 91% dell’incremento di ricchezza nazionale è andato a beneficio esclusivo del 5% più ricco delle famiglie. Alla metà più povera della popolazione sono rimaste letteralmente le briciole: appena il 2,7% della crescita complessiva.
Siamo di fronte a un’economia che premia la rendita e l’eredità piuttosto che il lavoro e l’innovazione. Nei prossimi dieci anni, si stima che in Italia passeranno di mano circa 2.500 miliardi di euro in eredità, consolidando le posizioni di privilegio in assenza di una tassazione adeguata sui grandi patrimoni.
Democrazia o oligarchia?
Il rapporto conclude con una diagnosi severa: nei paesi con alta disuguaglianza, il rischio di una deriva autoritaria è sette volte superiore. Il controllo dei miliardari non si limita alla politica, ma si estende all’informazione, possedendo quote di maggioranza nei principali media e social network globali.
Come ha sintetizzato Amitabh Behar di Oxfam: “Essere economicamente poveri crea fame, essere politicamente poveri crea rabbia”. La sfida del 2026 non è più solo ridistribuire la ricchezza, ma restituire il potere decisionale ai cittadini, prima che la “regola dei ricchi” diventi l’unica legge vigente.





