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Ultimatum Usa all’Iran: Trump minaccia “cose brutte” senza un accordo. Venti di guerra e petrolio ai massimi

Feb 20, 2026 | Geo/Politica

Il Medio Oriente è di nuovo sull’orlo del baratro. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un perentorio ultimatum all’Iran: 10-15 giorni al massimo per raggiungere un accordo “significativo” sul programma nucleare di Teheran. “Altrimenti accadranno cose brutte”, ha avvertito il tycoon, lasciando presagire un’imminente azione militare se i fragili negoziati in corso dovessero definitivamente collassare.

La preparazione militare degli Usa

La minaccia verbale è supportata da manovre sul campo che non lasciano spazio a dubbi. Gli Stati Uniti stanno completando un massiccio accerchiamento navale e aereo nel Golfo: al gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln si sta rapidamente unendo la USS Gerald R. Ford, supportata dal dispiegamento di decine di caccia di quinta generazione e oltre 150 aerei cargo. L’Iran non è rimasto a guardare: ha avviato esercitazioni militari congiunte con la Russia e condotto test a fuoco vivo nello strategico Stretto di Hormuz. In una dura lettera all’Onu, Teheran ha chiarito che non inizierà una guerra, ma che in caso di attacco colpirà in modo proporzionato le basi americane e Israele, innescando un conflitto regionale.

Scenari per i mercati

I timori di uno scontro imminente hanno letteralmente infiammato i mercati. I prezzi del petrolio sono balzati ai massimi degli ultimi sei mesi, con il Brent che ha superato la soglia dei 71 dollari al barile e il WTI oltre i 66 dollari. Il terrore degli investitori è rivolto a un potenziale blocco dello Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo vitale attraverso cui transita circa il 20% del greggio mondiale. Gli analisti avvertono che un’interruzione dei flussi marittimi potrebbe spingere rapidamente il greggio verso i 100 dollari, iniettando una nuova ondata di inflazione nell’economia globale e costringendo le banche centrali a fermare i tagli dei tassi d’interesse. Di riflesso, i capitali si stanno riversando in massa sui beni rifugio, spingendo l’oro oltre i 5.000 dollari l’oncia.

Sullo sfondo di questa possibile escalation militare, si consuma anche una profonda frattura diplomatica. Proprio nelle stesse ore, Trump ha inaugurato a Washington la prima riunione del “Board of Peace”, una controversa alleanza internazionale creata per sostituirsi e marginalizzare le Nazioni Unite. Mentre superpotenze europee e il Vaticano hanno boicottato l’evento, criticandone la natura elitaria, l’Italia ha scelto di parteciparvi come Paese osservatore con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Dal palco, Trump ha promesso 10 miliardi di dollari statunitensi per gestire la ricostruzione e il destino di Gaza, confermando l’avvio di un nuovo e unilaterale ordine mondiale.

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