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UBS declassa il mercato azionario USA, l’inflazione e i dubbi sull’IA frenano la corsa

Feb 28, 2026 | Finanza

Il dominio incontrastato del mercato a stelle e strisce potrebbe essere giunto al capolinea. Il colosso bancario svizzero UBS ha ufficialmente declassato le proprie prospettive sulle azioni statunitensi, abbassando il giudizio a “Benchmark” (Neutrale) all’interno dei portafogli globali. La decisione segna un punto di svolta e certifica la fine di quel periodo di “eccezionalismo americano” che aveva trainato in modo sproporzionato i mercati mondiali negli ultimi anni.

Le motivazioni del downgrade

A innescare la revisione degli analisti è stato un inaspettato “shock inflazionistico”. I dati di gennaio sull’Indice dei Prezzi alla Produzione (PPI) statunitense hanno rivelato un aumento dello 0,5% su base mensile, superando ampiamente lo 0,3% atteso dagli economisti. Ancora più allarmante è il dato “core” (senza energia e alimentari), schizzato dello 0,8%, registrando il balzo più alto nei servizi dalla metà del 2025. Questa fiammata dell’inflazione all’ingrosso rischia di costringere la Federal Reserve a una pausa sui tagli dei tassi di interesse, spingendo i rendimenti dei Treasury decennali verso la pericolosa soglia del 4,5%, un livello considerato matematicamente dannoso per i mercati azionari.

Tuttavia, i tassi d’interesse persistentemente alti non sono l’unica ombra che si allunga su Wall Street. Il team guidato da Andrew Garthwaite, responsabile della strategia azionaria globale di UBS, ha individuato una serie di fragilità strutturali che rendono i titoli USA sempre meno attraenti. In primis, le valutazioni: le azioni americane scambiano oggi con un premio del 35% rispetto al resto del mondo, un divario difficilmente giustificabile nell’attuale contesto macroeconomico. In secondo luogo, il motore dei riacquisti di azioni proprie (i cosiddetti buyback), per anni linfa vitale per i listini a stelle e strisce, ha perso spinta e offre ora rendimenti allineati a quelli dei concorrenti internazionali, azzerando un decisivo vantaggio storico.

Un altro fattore critico è rappresentato dal rischio valutario. UBS prevede un indebolimento strutturale del biglietto verde, stimando che l’euro raggiungerà quota 1,22 dollari entro la fine del primo trimestre del 2026. Per gli investitori di tutto il mondo, un dollaro debole si traduce in perdite matematiche sui rendimenti non coperti dal rischio di cambio, disincentivando ulteriormente i flussi di capitale verso gli Stati Uniti.

A complicare il quadro si aggiunge l’incognita legata all’Intelligenza Artificiale, l’entusiasmo che ha tenuto in piedi il mercato fino a poche settimane fa. UBS ha declassato il cruciale settore tecnologico a “Neutrale” a causa di una vera e propria febbre degli investimenti che sfiora l’insostenibilità. Si stima che i grandi colossi del tech (come Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft) spenderanno quest’anno quasi 700 miliardi di dollari in infrastrutture IA. Questa cifra colossale finirà per assorbire quasi il 100% dei loro flussi di cassa operativi, costringendoli ad affidarsi a debito o finanziamenti esterni in un panorama di tassi alti.

Di fronte a questa concatenazione di fattori, aggravata dalle turbolenze politiche per le politiche commerciali di Washington, gli strateghi consigliano una rapida e decisa rotazione dei portafogli. Il capitale sta già defluendo dai grandi nomi tecnologici USA per cercare rifugio in lidi più promettenti: UBS ha confermato una posizione di “Sovrappeso” sui mercati emergenti, estremamente attrattivi per via delle valutazioni a sconto e destinati a beneficiare di una crescita del PIL globale in accelerazione, stimata al 3,4% per il 2026. Forti opportunità si intravedono anche nelle piazze europee e giapponesi, oltre che in settori più tradizionali, difensivi e ciclici come il comparto industriale, la sanità e i servizi di pubblica utilità.

L’economia americana non è al collasso, ma per gli investitori globali l’epoca dei rendimenti garantiti semplicemente puntando sulle megacapitali statunitensi sembra essersi ufficialmente conclusa.

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