È bastato un post su Truth Social, pubblicato nel primo pomeriggio di ieri, per mandare in fumo miliardi di dollari di capitalizzazione nel settore immobiliare e ridisegnare l’agenda politica del 2026. Il Presidente Donald Trump ha dichiarato guerra ai grandi proprietari istituzionali di case, annunciando l’intenzione di vietare immediatamente alle grandi aziende l’acquisto di ulteriori abitazioni unifamiliari.
“Le persone vivono nelle case, non le corporazioni”, ha tuonato il Presidente, incolpando l’inflazione e la speculazione finanziaria di aver reso il “Sogno Americano” inaccessibile per le giovani famiglie.
La reazione dei mercati
La reazione di Wall Street è stata istantanea, rivelando i nervi scoperti di un settore che negli ultimi dieci anni ha scommesso pesantemente sull’affitto residenziale.
I colossi del settore sono crollati: Invitation Homes, il più grande proprietario di case in affitto negli USA, ha perso oltre il 6% in poche ore. Blackstone, simbolo del private equity immobiliare, ha lasciato sul terreno circa il 5%, bruciando miliardi di valore. Anche i costruttori edili hanno sofferto, temendo di perdere i loro migliori clienti all’ingrosso.
Ma il mercato ha raccontato anche un’altra storia, più sottile. Mentre i proprietari di case crollavano, le azioni delle società che erogano mutui alle famiglie, come loanDepot (+7,2%) e Zillow (+4,5%), sono schizzate verso l’alto. La scommessa degli investitori è chiara: se i grandi fondi vengono costretti a farsi da parte, le case torneranno sul mercato per le famiglie, riattivando il business dei mutui tradizionali.
Trump e Warren
Politicamente, la mossa di Trump è un capolavoro di populismo che mette in difficoltà l’opposizione. Con le elezioni di metà mandato all’orizzonte, il Presidente ha di fatto “rubato” un cavallo di battaglia della sinistra progressista.
La reazione democratica è stata un misto di incredulità e rivendicazione. La senatrice Elizabeth Warren, storica nemica di Wall Street, ha commentato causticamente: “Lo sostengo da anni. Trump dovrebbe iniziare facendo votare al suo stesso partito le leggi che noi abbiamo già proposto”. Destra populista e sinistra radicale si sono toccate, unite nell’individuare nella finanza il nemico della classe media.

Soluzione o capro espiatorio?
Al di là della retorica, gli analisti si chiedono se il divieto funzionerà davvero. I dati suggeriscono che l’impatto potrebbe essere più simbolico che pratico. Secondo l’American Enterprise Institute, i grandi investitori istituzionali possiedono meno dell’1% di tutte le case unifamiliari americane. Anche se la loro presenza è forte in mercati specifici come Atlanta o Phoenix, cacciarli non risolverà la carenza strutturale di milioni di abitazioni che affligge l’America.
C’è inoltre un rischio nascosto: aziende come American Homes 4 Rent (ieri in calo del 4,3%) oggi non comprano case esistenti, ma ne costruiscono di nuove per affittarle. Bloccare loro significherebbe bloccare la costruzione di nuovi quartieri, aggravando la crisi dell’offerta invece di risolverla.
Cosa succederà ora?
Tutti gli occhi sono puntati sul prossimo discorso di Trump al World Economic Forum di Davos, previsto per il 19 gennaio, dove ha promesso di svelare i dettagli del piano. Resta da capire come il Presidente intenda attuare il divieto. Un ordine esecutivo verrebbe quasi certamente bloccato dai tribunali, mentre una legge richiederebbe un passaggio al Congresso che, paradossalmente, potrebbe trovare più voti tra i Democratici che tra i Repubblicani tradizionali.
Per ora, una cosa è certa: la pacchia per gli investitori immobiliari è finita. Il rischio politico è entrato rapidamente nei calcoli di Wall Street.





