La “Trumponomics” 2.0 sta per subire la sua prima, significativa correzione di rotta. Dopo un anno segnato da una politica commerciale aggressiva, l’amministrazione Trump si prepara a fare marcia indietro sui dazi globali al 50% imposti su acciaio e alluminio. Secondo indiscrezioni riportate questa mattina dal Financial Times e Bloomberg, la Casa Bianca sta pianificando una “ricalibrazione strategica” per esentare una vasta gamma di prodotti e fermare l’espansione delle liste tariffarie.
Il costo della vita
Non è la diplomazia internazionale a piegare la linea dura di Washington, ma lo scontrino della spesa degli americani. Fonti vicine al Dipartimento del Commercio rivelano che i dazi, estesi nel 2025 anche ai cosiddetti “prodotti derivati” (beni finiti contenenti metallo), stanno alimentando una crisi del costo della vita politicamente insostenibile.
L’amministrazione ha individuato prodotti di uso quotidiano, come tortiere, lattine per alimenti e bevande, ed elettrodomestici, come le vittime principali della guerra commerciale. Tassare la materia prima ha fatto esplodere i costi di produzione, che si sono riversati interamente sui consumatori finali. Con le elezioni di metà mandato (midterm) previste per novembre e un tasso di disapprovazione sulla gestione economica al 59%, il Partito Repubblicano teme di perdere il supporto della classe media.
Il piano delineato oggi segna il passaggio da un protezionismo a tappeto a un approccio chirurgico. Invece di applicare tariffe indiscriminate, gli Stati Uniti intendono lanciare “indagini di sicurezza nazionale mirate” (targeted probes). Questo permetterà di mantenere la pressione sulla Cina e prevenire l’elusione delle regole, offrendo al contempo respiro alle catene di approvvigionamento che dipendono da Canada, Messico e Unione Europea.
Alta tensione politica
La notizia arriva al culmine di una settimana di fuoco al Congresso. Solo pochi giorni fa, la Camera ha votato per bloccare i dazi sulle merci canadesi, con sei Repubblicani che hanno rotto i ranghi unendosi ai Democratici in un’anomala sfida al Presidente. La reazione di Trump su Truth Social è stata furiosa, minacciando che chiunque voti contro i dazi “ne pagherà le conseguenze alle elezioni”. Tuttavia, la mossa odierna dell’amministrazione suggerisce che, dietro la retorica di fuoco, la Casa Bianca è costretta a riconoscere la realtà economica: i dazi stanno facendo male all’America.
La reazione dei mercati
La notizia ha scosso Wall Street fin dalle prime ore del mattino. I titoli dei colossi siderurgici americani come U.S. Steel e Cleveland-Cliffs, che avevano beneficiato della protezione del “muro daziario”, hanno mostrato volatilità nel pre-market, mentre festeggiano i settori manifatturiero, automobilistico e alimentare, che vedono finalmente la prospettiva di una riduzione dei costi operativi.





