La crisi diplomatica tra Stati Uniti e Danimarca ha raggiunto un punto di non ritorno nelle ultime 24 ore. Venerdì 9 gennaio, durante un incontro alla Casa Bianca con i vertici delle maggiori compagnie petrolifere americane (tra cui ExxonMobil e Chevron), il Presidente Donald Trump ha abbandonato ogni cautela diplomatica, trasformando quello che sembravano indiscrezioni in un ultimatum esplicito.
Alla domanda sulle sue intenzioni riguardo al territorio artico danese, Trump ha dichiarato: «Faremo qualcosa sulla Groenlandia, che a loro piaccia o no… Vorrei fare un accordo con le buone, ma se non lo facciamo con le buone, lo faremo con le cattive».
La strategia “con le buone”: un assegno da 100.000 dollari
Mentre il Presidente parlava di “via facile”, un report esclusivo della Reuters ha svelato i dettagli di questa strategia. L’amministrazione Trump starebbe valutando pagamenti diretti in contanti (“lump-sum payments”) per ogni cittadino groenlandese, con cifre che oscillano tra i 10.000 e i 100.000 dollari a persona. L’obiettivo è chiaro: aggirare il governo centrale di Copenaghen e incentivare la popolazione locale (circa 57.000 abitanti) a spingere per la secessione dalla Danimarca, facendo leva sul diritto all’autodeterminazione, per poi integrarsi sotto l’ombrello statunitense.

La strategia “con le cattive”: la minaccia militare e la risposta danese
La “via cattiva” menzionata da Trump implica l’uso della forza, giustificato dalla necessità di “possedere” il territorio per difenderlo. «Quando lo possiedi, lo difendi. Non difendi i contratti di affitto allo stesso modo», ha affermato il Presidente, sostenendo che senza un intervento USA, Russia o Cina prenderebbero il sopravvento.
La reazione della Danimarca è stata immediata e drastica. Il Ministero della Difesa danese ha confermato che le truppe operano sotto ordini permanenti (risalenti alla Guerra Fredda ma pienamente in vigore) di «sparare per primi e fare domande dopo» in caso di invasione straniera, indipendentemente da chi sia l’aggressore. La Prima Ministra Mette Frederiksen ha ribadito che un attacco americano segnerebbe “la fine della NATO”, poiché l’Alleanza non potrebbe sopravvivere a un conflitto armato tra due dei suoi membri fondatori.
Il pretesto delle navi fantasma
A sostegno dell’ultimatum, Trump ha affermato che la Groenlandia è attualmente «coperta di navi russe e cinesi ovunque». Tuttavia, questa narrazione è stata smentita sia dagli esperti di sicurezza che dai rappresentanti locali. Jess Berthelsen, leader del sindacato groenlandese, ha dichiarato ieri: «Non possiamo vederle, non possiamo riconoscerle e non possiamo capirlo», sottolineando l’assenza fisica di tali flotte nelle acque locali. Anche la Cina ha risposto ufficialmente, accusando gli USA di usare la “minaccia cinese” come mero pretesto per ambizioni territoriali.
Con il Segretario di Stato Marco Rubio atteso per un incontro chiarificatore con le controparti danesi la prossima settimana, la finestra per una soluzione diplomatica sembra restringersi rapidamente di fronte a quella che appare sempre più come una potenziale annessione ostile.





