In un discorso dal forte sapore elettorale pronunciato mercoledì sera dalla Diplomatic Reception Room della Casa Bianca, il Presidente Donald Trump ha delineato la sua strategia per il prossimo anno, promettendo un’era di prosperità senza precedenti e annunciando a sorpresa un regalo natalizio per le forze armate.
Il “Dividendo del Guerriero”
Il fulcro dell’allocuzione è stato l’annuncio di un bonus una tantum di 1.776 dollari, cifra simbolica che richiama l’anno dell’indipendenza americana, destinato a circa 1,45 milioni di membri del servizio attivo e riservisti. Trump ha battezzato questa misura “Warrior Dividend” (Dividendo del Guerriero), affermando che i circa 2,6 miliardi di dollari necessari saranno coperti interamente dalle entrate derivanti dai dazi doganali imposti dalla sua amministrazione. “Gli assegni sono già in viaggio”, ha assicurato il Presidente, cogliendo di sorpresa persino i vertici del Pentagono. Tuttavia, la mossa ha sollevato immediate perplessità costituzionali: l’articolo I della Costituzione USA attribuisce al Congresso, e non al Presidente, il potere di spesa, rendendo incerta la legalità di un esborso diretto di fondi non specificamente stanziati dal potere legislativo.
Tra retorica e realtà economica
Il Presidente ha dipinto un quadro trionfale per il 2026, anno in cui gli Stati Uniti celebreranno il 250° anniversario della fondazione e ospiteranno la Coppa del Mondo FIFA, prevedendo un “boom economico di cui il mondo non ha mai visto l’eguale”. Ha rivendicato il calo del prezzo della benzina, sceso a una media di 2,94 dollari al gallone, come prova del successo della sua politica energetica.
I dati federali, però, raccontano una storia più complessa che contraddice l’affermazione presidenziale secondo cui “l’inflazione si è fermata”. A novembre 2025, l’inflazione su base annua si è attestata al 3,0%, ben al di sopra dell’obiettivo della Federal Reserve, e l’inflazione core rimane ostinatamente elevata. Ancora più preoccupante è il mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione è salito al 4,6%, il livello più alto degli ultimi quattro anni, con il settore manifatturiero, teorico beneficiario dei dazi, che mostra segni di contrazione.

La scommessa politica del “One Big Beautiful Bill”
Il discorso ha servito anche a difendere il “One Big Beautiful Bill Act” (OBBBA), la massiccia riforma firmata a luglio che ha reso permanenti i tagli fiscali del 2017 e introdotto i “Trump Accounts”, conti di risparmio agevolati per i nuovi nati. La legislazione, passata sul filo di lana grazie al voto del vicepresidente Vance, ha però comportato tagli storici al welfare, riducendo i fondi per i buoni alimentari (SNAP) e Medicaid, alimentando le critiche dei Democratici che accusano Trump di finanziare i bonus militari sulla pelle delle famiglie a basso reddito.
Uno sguardo all’estero
Sul fronte internazionale, Trump ha rivendicato con toni criptici di aver “eliminato” un sito nucleare iraniano e di aver imposto una pace basata sulla forza a Gaza e in Ucraina, sebbene i dettagli su queste operazioni rimangano vaghi e i cessate il fuoco fragili. Ha inoltre ribadito la necessità di costruire un “Golden Dome” (Cupola d’Oro) per proteggere gli USA dalla minaccia dell’intelligenza artificiale cinese.
Mentre il leader della maggioranza al Senato Chuck Schumer liquida il discorso affermando che il Presidente “vive in una bolla” , la strategia della Casa Bianca è chiara: puntare tutto sul nazionalismo economico e su iniezioni dirette di liquidità per riconquistare l’elettorato in vista delle cruciali elezioni di metà mandato del 2026.





