La temuta guerra commerciale transatlantica non ci sarà, almeno per ora. Con una mossa a sorpresa che ha spiazzato mercati e cancellerie, il Presidente Donald Trump ha annunciato la sospensione dei dazi del 10% che avrebbero dovuto colpire otto nazioni europee a partire dal 1° febbraio.
La decisione, comunicata tramite Truth Social e ribadita al World Economic Forum di Davos, segna un’improvvisa distensione nella crisi diplomatica innescata dalle mire statunitensi sulla Groenlandia. “Ho definito il quadro di un accordo futuro”, ha dichiarato Trump dopo un incontro definito “molto produttivo” con il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte.
Il “Framework”: difesa e sovranità
Il cuore dell’intesa preliminare non riguarda una compravendita immobiliare, ipotesi respinta con forza da Copenaghen, ma la sicurezza strategica. Trump ha collegato esplicitamente la tregua commerciale alla necessità di integrare la Groenlandia nel “Golden Dome”, il faraonico sistema di difesa missilistica globale da 175 miliardi di dollari che rappresenta il progetto di punta del suo secondo mandato.
Secondo indiscrezioni del New York Times, i negoziatori starebbero valutando un compromesso che garantirebbe agli USA la sovranità su “piccole sacche” di territorio groenlandese, sul modello delle basi sovrane britanniche a Cipro, per installare intercettori e radar capaci di bloccare missili ipersonici russi o cinesi lungo le rotte polari.
Dietro le quinte
Mentre Trump celebrava la “vittoria” a Davos, la realtà dei negoziati a Washington appariva molto più ruvida. Il team guidato dal Vicepresidente J.D. Vance e dal Segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato i ministri degli esteri di Danimarca e Groenlandia in un vertice ad altissima tensione.
L’immagine simbolo della giornata è stata quella del Ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, filmato mentre accendeva nervosamente una sigaretta appena uscito dalla Casa Bianca, un gesto interpretato come sfogo dopo 80 minuti di pressioni diplomatiche. Rasmussen ha confermato che permane un “disaccordo fondamentale” sullo status dell’isola, pur accettando l’istituzione di un gruppo di lavoro per esplorare nuove forme di cooperazione militare.
Le reazioni: tra sollievo e scetticismo
L’Europa tira un sospiro di sollievo: la minaccia di dazi su Francia, Germania, Italia (indirettamente colpita) e paesi nordici è rientrata. La Premier Giorgia Meloni ha salutato la decisione come “una vittoria per il dialogo”.
Tuttavia, gli analisti restano cauti. I detrattori del Presidente hanno rispolverato l’acronimo “TACO” (Trump Always Chickens Out), suggerendo che la Casa Bianca abbia fatto marcia indietro di fronte alla compattezza della reazione europea e al sentiment di Wall Street. La pace commerciale è salva, ma la partita per il controllo dell’Artico è appena iniziata.





