Martedì 9 dicembre 2025 il suono della campanella al New York Stock Exchange (NYSE) avrà un timbro decisamente “bitcoiner”. Sotto il ticker XXI, inizieranno le negoziazioni di Twenty One Capital, la prima società “Bitcoin-native” a sbarcare nel cuore della finanza tradizionale americana.
Non è una semplice quotazione, ma il culmine di un’operazione di ingegneria finanziaria e diplomatica che porta i capitali di Tether, il gigante delle stablecoin guidato dagli italiani Paolo Ardoino e Giancarlo Devasini, direttamente nei listini regolamentati USA, con la benedizione di Cantor Fitzgerald e l’appoggio di SoftBank.
Un Caveau da 4 Miliardi di Dollari
La quotazione avviene tramite una fusione (“De-SPAC”) con Cantor Equity Partners (NASDAQ: CEP), approvata dagli azionisti il 3 dicembre scorso. Twenty One Capital nasce già come un gigante: la società detiene circa 43.514 Bitcoin in pancia, per un controvalore stimato tra i 3,6 e i 4 miliardi di dollari. Questo la posiziona immediatamente come il terzo detentore aziendale di Bitcoin al mondo, subito dietro a MicroStrategy e ai miner di Marathon Digital.
La “Connection” Italiana: Ardoino e Devasini
La vera notizia è nella compagine azionaria. Tether e Bitfinex deterranno la maggioranza delle azioni della nuova società quotata. Per Paolo Ardoino (CEO di Tether) e Giancarlo Devasini (l’ex chirurgo plastico torinese divenuto magnate crypto), questa mossa rappresenta la legittimazione definitiva.
Spesso visti con sospetto dai regolatori per le loro operazioni offshore, i due imprenditori italiani entrano ora dalla porta principale di Wall Street. Utilizzando i profitti record di Tether, hanno finanziato una tesoreria in Bitcoin che ora è accessibile a qualsiasi investitore istituzionale sotto forma di azione regolamentata SEC.

Il Nodo Politico: La Famiglia Lutnick
L’architetto dell’operazione è Cantor Fitzgerald, storica banca d’affari di New York che gestisce già le riserve di titoli di stato di Tether. Qui l’intreccio si fa politico: il patron di Cantor, Howard Lutnick, è stato recentemente confermato Segretario al Commercio degli Stati Uniti nell’amministrazione Trump.
Per assumere l’incarico governativo, Howard Lutnick ha dovuto formalmente recidere i legami con l’azienda, trasferendo le sue quote in trust familiari e vendendo partecipazioni. Tuttavia, la continuità è garantita dal figlio, Brandon Lutnick, che ricopre il ruolo di CEO della SPAC Cantor Equity Partners e ha traghettato la fusione in porto. Sebbene il Segretario al Commercio non abbia alcun ruolo formale in Twenty One Capital, la stretta partnership tra la sua famiglia e il duo Tether/Bitfinex suggerisce agli analisti una sorta di “scudo politico” implicito per l’operazione.
SoftBank e il Modello “MicroStrategy 2.0”
A dare ulteriore credibilità istituzionale c’è il colosso giapponese SoftBank Group, che partecipa come azionista di minoranza significativo, scommettendo sulla visione del CEO di Twenty One, Jack Mallers.
L’obiettivo dichiarato è replicare il successo di MicroStrategy, ma con una differenza sostanziale: Twenty One non ha un business “legacy” (come il software) da gestire. È una società “pure play”: raccoglie capitali (equity e debito) per comprare Bitcoin, con l’obiettivo di aumentare costantemente il valore del “Bitcoin per Azione” (Bitcoin Per Share).
In sintesi, l’IPO di Twenty One Capital sancisce la pace, o quantomeno un’alleanza strategica, tra il dollaro digitale “ribelle” di Tether e l’establishment di Washington, uniti sotto il segno del Bitcoin.





