A seguito di un’attesa interminabile, la Corte Suprema degli Stati Uniti, con una maggioranza di 6 voti contro 3, ha dichiarato illegittimi i dazi doganali generalizzati imposti dal presidente Donald Trump. I giudici hanno stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 non conferisce al presidente l’autorità di imporre unilateralmente tariffe commerciali, ribadendo che il potere fiscale spetta esclusivamente al Congresso.
La sentenza ha di fatto smantellato il fulcro della politica protezionistica dell’amministrazione per questo mandato, ma la reazione della Casa Bianca è stata fulminea e rabbiosa. In una conferenza stampa convocata d’urgenza, il presidente Trump ha definito la decisione “una vergogna”, accusando aspramente i giudici di essere “ignoranti”, “sleali” e di agire sotto l’influenza di “interessi stranieri maligni”.
Il piano di riserva del Tycoon
Nonostante la dura sconfitta legale, Trump ha immediatamente tirato fuori un piano di riserva. Ha infatti firmato un nuovo ordine esecutivo per imporre un dazio globale extra del 10% su tutte le merci in entrata, con entrata in vigore prevista per il 24 febbraio. Per aggirare il blocco della Corte Suprema, l’amministrazione ha riesumato la Sezione 122 del Trade Act del 1974, una norma concepita per emergenze legate alla bilancia dei pagamenti. Questo strumento, tuttavia, presenta un limite temporale molto stringente: la validità dei nuovi dazi è fissata a un massimo di 150 giorni, dopodiché sarà necessaria l’approvazione del Congresso per un’eventuale estensione. Nel frattempo, rimangono in vigore le preesistenti tariffe settoriali su acciaio e alluminio (Sezione 232) e i dazi mirati per pratiche commerciali sleali, come quelli contro la Cina (Sezione 301). Sono inoltre esentati dalla nuova misura i beni provenienti da Canada e Messico che rispettano l’accordo USMCA.
Le reazioni di Europa e mercati
Sui mercati finanziari, la bocciatura dei vecchi e pesanti dazi ha innescato un’immediata ondata di ottimismo. A Wall Street, l’indice S&P 500 ha chiuso in rialzo dello 0,69% e il Nasdaq dello 0,90%, trainati dai colossi dell’e-commerce e del retail che hanno visto svanire una massiccia tassa occulta sulle importazioni. Anche le borse europee hanno festeggiato lo scampato pericolo: a Piazza Affari, il titolo del lusso Moncler è volato del 13,41% in una sola seduta.
A livello internazionale le reazioni sono improntate a una cauta attesa. La Commissione Europea ha dichiarato di voler analizzare attentamente la sentenza, pur ribadendo che le aziende dipendono dalla stabilità delle relazioni commerciali. Intanto, l’Europarlamento si prepara a rinviare il voto per la ratifica del nuovo accordo commerciale UE-USA, ritenendo necessario rivalutare le condizioni giuridiche. In Italia, il mondo dell’agroalimentare accoglie positivamente la fine delle vecchie tariffe, ma avverte sui nuovi pericoli: associazioni come Confagricoltura e Unione Italiana Vini temono una fase di profonda instabilità e il rischio concreto di un “effetto boomerang” dovuto alle imprevedibili contromosse di Washington.





